Recensioni

Foxygen – Seeing Other People

Ci hanno provato in parecchi in questi anni di maniera digitale: fare un riassunto aggiornato di cosa ci ha lasciato la musica popolare delle metropoli americane dopo che questa è diventata di largo consumo, sottoponendosi a ogni tipo di trattamento nel corso dei decenni. Tra costoro – a stretto aggiornamento di posta – c’è il duo a marchio Foxygen, direttamente dalle periferie borghesi di Los Angeles, uno degli epicentri della rivoluzione e dell’evoluzione delle forme del pop-rock sin dagli anni’60, ma anche uno dei luoghi che sotto questo punto di vista si è gradualmente cullato sugli allori se non per qualche eccezione che coinvolge soprattutto la musica nera e le attuali deviazioni dell’hip-hop.

In questa comfort zone si muovono anche Jonathan Rado e Sam France, che a partire seriamente dal 2013 con il loro sorprendente e sempreverde We Are the 21st Century Ambassadors of Peace & Magic hanno giocato una partita tutta loro che ricorda (tutto sommato in positivo) le parabole di tante band a cui i Foxygen nel loro piccolo hanno fatto sempre riferimento. Beatles e Stones fanno sempre capitolo a parte, radici ineluttabili anche per molti avanguardisti della canzone d’effetto. Gli altri vanno di conseguenza nel loro nuovo concentrato intitolato Seeing Other People.

Prima però un breve compendio della storia Foxygen: scoperti de facto dal compianto Richard Swift, partono in sordina sotto l’egida Jagjaguwar prima del citato 21st Century – che resta il gioiello più fresco e irriverente – con un lento progredire di quattro anni (esordio del 2007, seguito del 2009) che ne perfeziona le intenzioni mettendo insieme le troppe ispirazioni. Però è come che se la loro vera carriera ai livelli minimi per la scena psych pop iniziasse nel 2011, con apice nel pretenzioso …And Star Power che si siede gloriosamente sull’idea che la protesi più naturale a una somma di canzoni assolutamente orecchiabili e indovinate dovesse essere il loro Exile on Main Street. Un passaggio apprezzabile, un rischio condiviso, una forzatura riuscita anche se sotto il punto di vista commerciale ci sono tutte le condizioni per pagare dazio. E di questo i fan più oltranzisti – ai Foxygen – rendono tutto sommato merito.

Si arriva così quasi a ridosso di questo Seeing Other People, se non fosse che in mezzo c’è un Hang (2017) del tutto interlocutorio e con quel vizio pacchiano che, sempre per usare metafora della storia musicale contemporanea, ha una collocazione nella discografia dei nostri non dissimile da ciò che The Soft Parade rappresentò nella parabola dei Doors. Ci siamo intesi. E come arrivò poi L.A. Woman, qui spunta parimenti un recupero del meglio della band, configurandone una naturale e auspicata maturità che propone cupezze adulte allineate allo stile del best of del repertorio. Glam, electro, dance, pop miscelate in chiave indie e con un’ispirazione rock che non scema mai: ecco “Work” con il falsetto del controritornello, ecco “Mona” con il groove very cool dei bei tempi e una melodia che fa la differenza, ecco l’anima nera della titletrack, ecco la pista da ballo di “Face the Facts”, ecco gli accendini di “Livin’ a Lie”, ecco l’immancabile Mick Jagger dentro “The Thing Is”, ecco la l’americana anni ‘70 di “Flag at Half-Mast”. Ecco, di nuovo, i Foxygen: estate e autunno dentro un solo disco.

 

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