I dinosauri
Posted: 10 Jan 2012 13:52
Linko qui un articolo del 6 gennaio di Gino Castaldo, ovvero il più grande dinosauro della storia della critica musicale.
http://www.repubblica.it/spettacoli-e-c ... -27658928/
Il titolo?
Il grande silenzio del rock
"Questa volta è finita davvero"
Nel 2011 le top ten musicali sono state dominate dal pop. E il movimento degli indignati è rimasto senza una canzone simbolo. Così la musica è cambiata
Il succo?
Frasi del genere:
musica, che di questi tempi sta vivendo un lungo e irritante letargo di coscienza.
Mancano idee e progetti, il rock sembra incapace di rinnovarsi, e il vuoto si espande e si scioglie nella dispersione di cuffiette, download e condivisioni social. Il verbo rock, in quanto tale, non sembra più in grado di rappresentare il nuovo, cede il posto alle punte avanzate della tecno, ai lustrini fiammeggianti delle nuove iconiche dive pop.
Ma vale davvero la pena che leggiate tutto l'articolo, perché è di una ottusità tremenda, roba da ridere, nemmeno da piangere, da quanto retrogrado e col paraocchi possa essere quello che probabilmente è il più famoso giornalista musicale d'Italia.
Finché ci saranno persone come Castaldo, il berlusconismo sarà sempre qui in Italia, perché il suo non è giornalismo, ma difesa corporativa, voglia di un messia con la faccia di Bob Dylan nel 2012, passatismo conservatore.
Amore della preistoria, e sobria necrofilia.
http://www.repubblica.it/spettacoli-e-c ... -27658928/
Il titolo?
Il grande silenzio del rock
"Questa volta è finita davvero"
Nel 2011 le top ten musicali sono state dominate dal pop. E il movimento degli indignati è rimasto senza una canzone simbolo. Così la musica è cambiata
Il succo?
Frasi del genere:
musica, che di questi tempi sta vivendo un lungo e irritante letargo di coscienza.
Mancano idee e progetti, il rock sembra incapace di rinnovarsi, e il vuoto si espande e si scioglie nella dispersione di cuffiette, download e condivisioni social. Il verbo rock, in quanto tale, non sembra più in grado di rappresentare il nuovo, cede il posto alle punte avanzate della tecno, ai lustrini fiammeggianti delle nuove iconiche dive pop.
Ma vale davvero la pena che leggiate tutto l'articolo, perché è di una ottusità tremenda, roba da ridere, nemmeno da piangere, da quanto retrogrado e col paraocchi possa essere quello che probabilmente è il più famoso giornalista musicale d'Italia.
Finché ci saranno persone come Castaldo, il berlusconismo sarà sempre qui in Italia, perché il suo non è giornalismo, ma difesa corporativa, voglia di un messia con la faccia di Bob Dylan nel 2012, passatismo conservatore.
Amore della preistoria, e sobria necrofilia.