Tuttavia, Temple of the Dog gioca su un altro livello: è superiore sia per composizione che per performance, e ha un’intensità blues devastante. Above è meraviglioso, Layne fece delle interpretazioni straordinarie, ma forse la scrittura non riesce sempre a stargli dietro al 100%, e pur restando un disco da portare su un’isola deserta, ha qualche punto debole, o se preferisci, meno forte.
Temple of the Dog, invece, è un album rock definitivo. Totale. È un blues, ma con le chitarre e le atmosfere di Seattle. E contiene canzoni incredibili, soprattutto se pensiamo che sono state scritte da un ragazzo di 26 anni che fino a quel momento aveva militato nei Soundgarden e quindi da un sound garage, proveniente da Stooges e Black Sabbath principalmente. È un disco che sembra davvero ispirato da qualcosa di più grande, da una ragione cosmica, che va oltre la morte di Andy Wood. E' come certi talenti dello sport Cornell, sono dati da Dio o chi per lui, e passano sulla terra come niente fosse.
Vi consiglio di ascoltare i demo dell’edizione deluxe: sono quelli che Cornell ha registrato interamente da solo – voce, chitarra, basso, batteria, cori – e che ha poi inviato a Gossard e Ament per chiedere cosa ne pensassero, e se volessero unirsi a suonarle. Ascoltateli qui:
Temple of the Dog è un album inarrivabile, fuori dal tempo, un classico suonato da ragazzi di 25-26 anni.
E voglio anche dire un’altra cosa: molti di noi arrivano da un fanbase legato ai Tool. Ma, ragazzi, i Soundgarden nei loro anni migliori non sono affatto inferiori ai Tool. Nessuno dei Soundgarden sfigura accanto a uno qualunque dei Tool. Sono alla pari, su piani diversi, ma con la stessa grandezza.


