Enologia al Potere + Slow Food Life

tra un bicchier di vino e un coltello a serramanico
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AFX
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Re: Enologia al Potere + Slow Food Life

Post by AFX » 08 Sep 2012 22:38

[spoiler]io te l'ho detto il motivo perché ha preso 3 bicchieri un vino simile, lo trovo abbastanza squallido onestamente, per questo dopo edito pure o cancello questi post. Lo danno ai nuovi che possono poi fare i road show e gli eventi. Vedrai come parte a febbraio... non vede l'ora!

L'anno scorso la rece del Gmbro era stata seria, li avevano distrutti. Quest'anno... toh, si sono accorti che questi possono cacciare i soldi e da recensione di sfottò arrivano al 3 Bicchieri. Assurdo.

Ma anche leggendo la lista dei brunelli ci sarebbero tante cose da dire. E delle assenze che fanno clamore. Anzi, delle presenze che ... vabbé, smettiamo

l'azienda non sguazza nell'oro ma chi è al capo sì. l'azienda vinicola non sguazza nell'oro perché nessuno compra vini imbevibili (tranne questo di cui parliamo che è pure buono, ma tipo se uno ci spende 7-8 euro è abbastanza) e senza madre, cioé senza territorio, senza motivo di esistere, senza identità.

Poi l'azienda investe tantissimo eh.. basta che la vedi. Il problema era la credibilità del prodotto, ora la stanno comprando perché nessuno finora c'era cascato. Come fai a fare 200.000+ bottiglie se non hai mercato? Fanne meno e falle come si deve. Sennò quando ti escono?
Il problema loro è che il 3 Bicchieri oggi vale la metà di quello che valeva anni fa. Conta al massimo per il mercato italiano. Cioé dove non conta contare oggi. Solo qualche privato può essere condizionato, certo non chi fa ordini importanti che ti cambiano il fatturato.[/spoiler]

Per altro quel vino costa listino horeca almeno 12 euro. Per venderlo entri nella stessa fascia di prezzo di altri vini rossi più noti (e più buoni), sia del territorio vicino che non. Nella sua zona non ci sono grandi ristoranti dove piazzarlo che poi lo possono rivendere a 25 al ristorante, non c'è grandissimo turismo, i ristoranti di Perugia sono in crisi... insomma, il 3 Bicchieri gli servirà al massimo a spendere altri soldi per fare il road show negli States e mischiarsi a chi conta. Sarà difficile convincere gli importatori a comprare quei vini. Non c'è motivo di farlo.


Cioé va in competizione con gente del genere. Ne esce scartavetrato.
[spoiler]Image[/spoiler]

sulla questione pubblicazione in anticipo della notizia è questione di stile. Le aziende serie non lo fanno. Capisco un po' l'emozione della prima volta per loro.

[spoiler]ah, sì, l'avemo preso anche noi il 3 bicchieri. Sennò pare che rosico. Lo scandalo è che non ce ne hanno dati 3-4 a questo punto![/spoiler]
Last edited by AFX on 08 Sep 2012 23:27, edited 5 times in total.
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Re: Enologia al Potere + Slow Food Life

Post by Pilgrim » 08 Sep 2012 23:31

il problema del 3 bicchieri è proprio che uno come me, che magari pensa che sia un riconoscimento ancora attendibile, va a pescare là in mezzo e si trova esempi di vini che all'eccellenza non si avvicinano (vedi quello in questione, che è buono, ma di sicuro non mi lascia sbalordito).

cioè, in quella lista ci saranno nomi che se lo sono preso per farsi belli e altri che se lo meritano (tant'è che escono in un periodo sospette queste indiscrezioni, proprio in coincidenza con i grandi ordini d'esportazione, e correggimi se sbaglio...).

quell'azienda è ben fatta, ben gestita, ma di certo non è con il vino che vanno a fare i soldi, come dici tu. poi tutta la filosofia è da apprezzare e da incoraggiare, però i prodotti, nsomma. per esempio, a me piace il loro bianco, che per quello che lo pago, lo bevo volentieri.

per dire, a me quelli dell'ais mi hanno mandato la 2000 vini, per quel corso fatto tramite la radio. la guida è utile, ma mi è già capitato diverse volte di trovarmi in disaccordo. è uno strumento, utile a dare un elenco, un memorandum. una specie di mappa dei vini, poi però tocca assaggiarli, perché capire se pagano le marchette o meno, e le riverenze ai nomi... io me ne faccio poco.

premiassero la qualità/prezzo, tutti quanti, che di vini che costano 10 euro se ne trovano e di ottimi. spesso però è difficile rintracciarli.
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Re: Enologia al Potere + Slow Food Life

Post by AFX » 08 Sep 2012 23:38

La guida italiana da comprare è Slow Wine. La più bella, appassionante, per ora la più pulita. [spoiler]Senza marchette.[/spoiler] Le prime due edizioni sono state immuni dal peccato. Quando comincerò anche lì a vedere premiati vini impresentabili, o quelli di aziendone da milioni di bottiglie, allora rimarrò con il solo Wine Advocate (i cui risultati per la nostra regione escono entro un mesetto), a cui non è che chiunque manda i campioni. Decidono loro chi è meritevole di essere recensito.
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Re: Enologia al Potere + Slow Food Life

Post by AFX » 20 Sep 2012 14:05

i funghi si trovano, è ufficiale.
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Re: Enologia al Potere + Slow Food Life

Post by Pilgrim » 21 Sep 2012 11:14

AFX wrote:i funghi si trovano, è ufficiale.
assolutamente, un chilo di porcini nel week end scorso nelle colline fra todi e terni.
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Re: Enologia al Potere + Slow Food Life

Post by juxtaposer » 21 Sep 2012 13:51

I grani antichi tornano sui campi siciliani
«Per anni li ho coltivati come marijuana»

Di Agata Pasqualino | 29 luglio 2012 | 6 commenti
Giuseppe Li Rosi è un imprenditore agricolo di Raddusa. Da otto anni coltiva grani autoctoni siciliani. Una coltivazione che è stata abbandonata e che rischiava di scomparire perché soppiantata dai nuovi grani modificati geneticamente. «È il risultato della ricerca del profitto a discapito della salute», dice l’agricoltore catanese che con la sua scommessa sui prodotti digeribili e pieni di sapore del frumento antico sfida le multinazionali

Pensava di andarsene via e invece è rimasto in Sicilia, a curare la terra. Ma Giuseppe Li Rosi, imprenditore agricolo di Raddusa da tre generazioni, non è un semplice agricoltore che fornisce materie prime all’industria. È un coltivatore di grani antichi siciliani, patrimonio genetico appartenente alla biodiversità mediterranea e frutto della selezione fatta dai contadini in novemila anni di storia dell’agricoltura. E di quei grani fa anche prodotti finiti – farine, pasta e biscotti – «digeribili, pieni di sapore e odore», dice. Un’impresa non facile perché la loro coltivazione è stata abbandonata per decenni e soppiantata dai nuovi grani modificati geneticamente.



«Tutto inizia quando il grano è stato nanizzato perché c’era la necessità da parte dell’industria chimica di piazzare il nitrato di ammonio, residuo della seconda guerra mondiale», spiega Li Rosi che è anche presidente della Stazione sperimentale di granicoltura di Caltagirone, un centro di ricerca dove sono conservati 49 ecotipi di grani locali siciliani. «Cominciarono ad usarlo in agricoltura per la mutagenesi indotta, da cui nel 1974 nacque il creso, un grano mutato geneticamente che produceva il doppio di quello normale. Il pretesto – continua – era quello di risolvere il problema della fame del mondo, ma è chiaro che non ci sono riusciti». Ciò che hanno fatto, invece, per l’agricoltore siciliano è «togliere il diritto del seme al contadino, disseminare per il mondo grani sempre più iperproteici che il nostro intestino non riesce a digerire dando il via a tutte le intolleranze e le allergie». E infine hanno portato alla «disattivazione delle aziende agricole, perché il contadino è stato costretto ad acquistare dall’industria i prodotti chimici. Prima il nitrato di ammonio, poi i fosfati, per continuare con i diserbi e i fungicidi necessari per difendere le piante nanizzate, che hanno un sistema immunitario destabilizzato, dalle malerbe e dalle malattie».

Li Rosi ne è convinto: «Hanno tentato di cancellare i grani antichi dalla faccia della terra per poter vendere i semi su cui le ditte sementiere e le multinazionali hanno i loro diritti», spiega. Oggi, infatti, i contadini pagano le royalties, il diritto di proprietà, sui semi di grano, «mentre quelli delle varietà autoctone sono stati messi prima ai margini – racconta – poi nessuno li ha più coltivati e oggi addirittura uno scambio o una vendita tra contadini è un’azione illegale, perché non rientrano nella lista delle varietà commerciali e di quelle nel registro nazionale». Per questo, nella sua azienda di famiglia in contrada Pietrapesce tra la provincia di Catania e Enna, all’inizio ha dovuto coltivarli di nascosto. «Ho capito che se mi avessero scoperto mi avrebbero bloccato i contributi europei per l’azienda. Quindi per circa otto anni li ho seminati come se fossero marijuana», dichiara.

Da un paio d’anni li ha introdotti come semi aziendali e la produzione biologica gli permette di utilizzarli. La sua azienda agricola di 200 ettari è la più grande nella coltivazione di grani antichi in Sicilia e la seconda per grandezza e varietà in Italia. Vi coltiva quattro tipi di grano: il Timilia, lo Strazzavisazz, la varietà più antica di grano duro presente in Sicilia chiamato per questo anche settecentanni, il grano tenero Maiorca e il margherito o bidì dalle ottime caratteristiche panificatorie. Grani che producono il 50 per cento in meno rispetto alle varietà moderne – 20 quintali per ettaro invece di 40 o 50 – con un bassissimo indice di glutine e per questo digeribili. «Il paradosso è che un indice di glutine che non è digeribile è detto ottimo, mentre un frumento digeribile viene descritto con glutine scarso – afferma Li Rosi – L’indice di glutine alto velocizza il processo di pastificazione, perché il grano può essere sottoposto a temperature di essiccazione molto alte, quindi serve all’industria, ma il nostro intestino non lo riconosce e comincia a produrre radicali liberi che causano mali che vanno dalle allergie ai tumori. È il solito discorso del profitto a discapito della salute, fatto su un alimento che mangiamo giornalmente».

L’imprenditore di Raddusa invece pensa alla qualità, ma senza dimenticare il guadagno. «Spero di riuscire a guadagnare di più di un’azienda agricola normale perché vendo anche prodotti finiti», afferma. Il mercato per le farine, pasta e biscotti che da un anno e mezzo vende con il marchio Terre frumentarie è al Nord. «Il prezzo lo decido io e non Chicago, sede della borsa mondiale del grano a settemila chilometri di distanza», dice. Lo decide in base alle spese e offre un prodotto digeribile e che dà più energia perché «a differenza dei grani moderni abituati a ricevere il concime dall’alto, sono capaci di trovare micronutrienti nel terreno che vengono trasferiti nel prodotto finito», spiega. E a chi obietta che i prodotti biologici costano troppo e che sono di nicchia, lui risponde che pensa invece che siano per coloro che hanno preso coscienza.

Un chilo della sua pasta costa cinque euro. «Non è un prezzo esagerato – spiega – Lo pensiamo perché ci hanno abituati a spendere 90 centesimi per un chilo di pasta. Ma com’è fatta questa pasta?» , chiede retoricamente. «Comprandola non stai spendendo cinque volte di meno, ma buttando 90 centesimi per danneggiare la tua salute e quella dei tuoi figli. Con qualche euro in più, invece, sono sicuro di dare ai miei figli un prodotto genuino e salubre, e contribuisco alla biodiversità e a salvare le aziende agricole che sono la base della crescita delle nazioni».

«Il consumatore – suggerisce Li Rosi – dovrebbe porsi una domanda, che è la stessa che si facevano gli uomini primitivi quando andavano alla ricerca del cibo: cos’è buono e cos’è cattivo, cosa mi permette di proliferare e cosa invece mi toglie energia». Il problema per l’agricoltore è che questa domanda non ce la si fa più «perché siamo talmente bombardati dalla pubblicità che ci siamo convinti di avere tutto il cibo a disposizione». Eppure, dice, «nessuno mai metterebbe nafta o benzina sporca nella propria macchina, ce ne guardiamo tutti bene, perché invece non pensiamo a cosa introduciamo nel nostro corpo?». E dà la colpa all’ingegneria sociale «che ha tagliato il rapporto con le tradizioni convincendo per 150 anni la gente che il prodotto industriale è quello più salubre, asettico, sano, e addirittura di moda, portandoci a comprare il cibo con gli occhi chiusi. Mentre prima si guardavano le mani di chi ti vendeva il pane e se aveva le unghia nere non lo si comprava».

Per Giuseppe Li Rosi scegliere i grani antichi significa dedicare più tempo alla ricerca del cibo. Invece di fare la corsa con i carrelli. «Ai primordi l’uomo dedicava tutta la giornata alla ricerca del cibo e fino a 60 anni fa si impiegavano ore in cucina. Oggi lo vogliamo portato fino a casa», dice. Lui concorda con il filosofo Ludwig Feuerbach che pensava che siamo ciò che mangi. «Infatti – dice – il nostro cervello si attiva in presenza di elementi chimici. Molti microelementi non si trovano più nel ciao e molte aree del nostro cervello sono disattivate. Per evolverci dobbiamo cambiare modo di vivere, pensare e di nutrirci».


http://ctzen.it/2012/07/29/i-grani-anti ... marijuana/

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Re: Enologia al Potere + Slow Food Life

Post by AFX » 21 Sep 2012 21:10

oh comunque al supermercato è uno schifo sempre più: c'è meno gente che compra determinate cose, quindi rischi che ti becchi roba andata a male o semplicemente molto scadente
speriamo che si rialzi un po' l'economia sennò anche fare la spesa è un casino, a meno che uno non abbia un palato ineducato ai sapori veri

non è che uno ha tempo di andare a comprare il pezzo di pecorino dal pastore, i salumi interi dall'allevatore, la verdura di qui, il pesce dal pescivendolo di fiducia... ci vuole una giornata intera dedicata solo alla spesa se dici. E non tutte le cose durano una settimana!
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Re: Enologia al Potere + Slow Food Life

Post by juxtaposer » 23 Sep 2012 17:25

Dal 25 al 29 ottobre sarò a Torino per il Salone Internazionale del Gusto (Terra Madre). Tra i laboratori ai quali parteciperò questo mi sembra il più interessante:

AGRICOLTORI, BIRRAI, CONSUMATORI: UNITEVI!
Sabato 27 Ottobre h. 12:00 sala E

Gli ingredienti fondamentali della birra, malto e luppolo, stanno progressivamente perdendo qualità e biodiversità. Le grandi industrie birrarie continuano a modificare i loro prodotti in base alle tendenze del momento, procedendo verso una completa omologazione. L’importanza di stabilire una relazione forte tra produttori e agricoltori, per salvaguardare la peculiarità degli aromi è dunque vitale. Insieme a Charlie Papazian, presidente della Brewers Association Usa e fondatore dell’American Homebrewers Association, si metteranno in relazione birrai, agricoltori e consumatori e si assaggeranno alcune birre prodotte seguendo queste istanze

http://eventistore.slowfood.it/it/

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Re: Enologia al Potere + Slow Food Life

Post by Viktor Serge » 23 Sep 2012 18:09

Notevolissimo questo seminario. Quante verità.

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Re: Enologia al Potere + Slow Food Life

Post by Viktor Serge » 28 Sep 2012 20:08

Amanti del vino, oggi un cliente mi ha parlato di questo posto qui come la Mecca del vino in Campania, qualcuno conosce?

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http://www.cantinecaggiano.it/taurasi_docg.php

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