toolipano wrote: ↑30 Mar 2020 16:21
Nel frattempo, in Ungheria Orban ne approfitta e si prende tutto quello che ancora non si era preso. Incredibile quello che sta accadendo negli ultimi anni in Ungheria. E nessuno fiata. La Polonia è la prossima...
Mi pongo un quesito che forse per alcuni è banale, ma al quale non riesco a trovare facilmente una risposta soddisfacente. Premetto che si tratta di un'enorme semplificazione della realtà, e sono consapevole che le astrazioni non funzionano allo stesso modo in tutte le discipline. Molto probabilmente, poi, la questione è stata trattata a lungo nella storia del pensiero politico, basti pensare alle esperienze dei totalitarismi del secolo scorso e alle riflessioni che hanno comportato. Sono pronto a mettermi alla berlina pur di imparare da qualcuno di voi se ne sa di più.
In circostanze come quella che stiamo vivendo, in cui un qualsiasi membro di una comunità -ad esempio uno Stato nazionale contemporaneo- corre maggiori rischi di morire o perdere qualcuno a lui o a lei vicino rispetto ad una situazione di maggiore sicurezza per la propria incolumità fisica, psichica ed economica -ad esempio la nostra vita fino a un paio di mesi fa-, non aumentano allo stesso tempo le possibilità che si imponga un regime meno libertario del precedente? Mi viene da pensare che più membri siano disposti a cedere parte della loro libertà pur di aumentare le possibilità di sopravvivenza. In altre parole, quando il rischio di morire è molto più elevato del solito, non si acuisce la natura bestiale e di branco dell'uomo?
Me lo chiedo perché si parla molto di possibili riduzioni più o meno imminenti delle nostre libertà per poter fronteggiare l'emergenza del coronavirus; non mi riferisco tanto alla quarantena, quanto al potenziale incremento nella raccolta di informazioni personali su ogni singolo cittadino da parte di autorità come quelle statali.
Ci tengo a specificare che non intendo giustificare repressioni di alcun tipo ma soltanto capire.