Serie TV
Re: Serie TV
prima voglio provare a vedere se trovo qualche streaming alternativoper six feet under e the wire
Re: Serie TV
Ho dato un'occhiata al pilot di American Horror Story. I personaggi (o gli attori?) li prenderei a calci fino alla fine dei loro giorni, però sembra interessante come approccio. Per il momento neanche esagerato come horror, molto Lynch certe scene anzi.
Re: Serie TV
Ma alla mamma super milf altro che calci ... Io ci ho provato anche, con la serie, ma una volta capito dove andava a parare ho mollato... non sono manco tante puntate in realtà... Poi che altro? Beh se vogliamo parlare della 6x12 di Dexter.....
Games of Thrones ... Non capisco davvero tutto sto clamore, e dire che di Martin qualcosa ho anche letto....
Games of Thrones ... Non capisco davvero tutto sto clamore, e dire che di Martin qualcosa ho anche letto....
- :adamasio:
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Re: Serie TV
questo proprio lo devo condividere, un articolo de Il venerdì di repubblica di uno scrittore, Nicola Lagioia, che nell'usuale spazio critico in fondo all'inserto di repubblica propone questo articolo, di una stupidità a dir poco colossale.
Ve lo trascrivo perché merita di essere letto per il tasso di stupidità che manifesta:
Titolo: Le serie TV non sono romanzi, e non somigliano affatto a Balzac
"Soltanto un mondo che cerca nella fuga dalla realtà il proprio stabile rifugio può scambiare dell'ottimo intrattenimento per una forma d'arte. Così, dopo un avventuroso articolo del New York Times che celebrava The Sopranos paragonando l'inventiva del suo autore a quelle di Dickens e addirittura Shakespeare, anche nella festosa cassa di risonanza di cantonate altrui che è l'Italia (ultimo Aldo Grasso, ma in buona compagnia) ha cominciato a farsi largo l'idea: le nuove serie tv americane avrebbero sostituito la letteratura nel compito che essa ha svolto negli ultimi due secoli, visto che Mad Men o Six Feet Under funzioneebbero secondo schemi narrativi simili a quelli che muovono romanzi come Illusioni perdute o Guerra e pace.
È vero che, paragonate alla sconsolante produzione nostrana, le serie made in Usa sono avanti anni luce, ed è vero che la tv garantisce una popolarità preclusa alla letteratura (e tuttavia pensare che Betty Draper di Mad Men possa lasciare nell'immaginario un solco più profondo di Emma Bovary significa davvero coltivare un'illusione). Ma eccitarsi intorno alla constatazione che i flash-forward di Lost sono all'altezza di quelli di Tolstoj significa soltanto ammettere che qualcuno fa bene ciò che qualcun altro faceva egregiamente un secolo e mezzo fa. Può un mondo radicalmente mutato venire raccontato da forme ottocentesche , seppure aggiornate ottimamente? Più difficile allora sostenere che queste serie, sempre che abbiano appreso la lezione di Balzac, siano riuscite a ridurre la distanza che ancora le separa da Proust, da Cortàzar, da Faulkner, da Sebald, da Bolano e dai non pochi scrittori che negli ultimi decenni hanno davvero spostato il confine di ciò che è raccontabile. In realtà - sofisticate e finalmente mature forme di intrattenimento - non hanno neanche ridotto la distanza che le separa dalla serie che ancora tutte le contiene: quella Twin Peaks di David Lynch che per coraggio, forza, innovatività, genio (al costo di qualche difetto) rappresentò un vero atto fondativo.
Soltanto un mondo molto spaventato può giocarsela talmente in difensiva da portare l'epigonalità a livelli di assoluta perfezione. Più che agli indici di Borsa toccherà allora ai nuovi Lynch e Kubrick: compariranno prima o poi su uno schermo con qualcosa che non avevamo mai visto e, scaraventandoci giù dalle poltrone con domande che non ci eravamo ancora fatti - forti di un mondo che torna a consentirgli un simile coraggio - verranno a dirci che la crisi è finita."
//
Devo ammettere con tutta onestà che provo disprezzo per una persona del genere, una persona che non ha la minima idea di quello di cui parla.
Una persona che non ha capito niente non tanto di serie tv, ma proprio di cultura, dell'evoluzione delle forme, dell'evoluzione umana.
Questo Nicola Lagioia (che risulta come premio Viareggio 2010...) altro non è che un sintomo della crisi che denuncia.
Giusto alcuni spunti:
- la televisione permette una popolarità che è preclusa alla letteratura? WHAT? e più importante, che cosa cambia?
- tecniche ottocentesche ottimamente aggiornate? Miserabile. Cosa vuol dire "aggiornate" in arte? Cosa? Dunque lo stil novo è più aggiornato della lirica siciliana? Moravia è più aggiornato di Manzoni? E questo scrittore cosa sarebbe?
E poi, in extremis, ma più importante di tutto:
solo l'ignoranza può dividere, come l'autore fa fin dalle prime righe, fra arte e intrattenimento.
Non sto nemmeno a spiegare quanto questa visione divisa sia di un'arretratezza e stupidità totale, che nega la letteratura fin nelle sue origini.
Diciamolo: i ciancaleoni, nella letteratura, esistono.
Ve lo trascrivo perché merita di essere letto per il tasso di stupidità che manifesta:
Titolo: Le serie TV non sono romanzi, e non somigliano affatto a Balzac
"Soltanto un mondo che cerca nella fuga dalla realtà il proprio stabile rifugio può scambiare dell'ottimo intrattenimento per una forma d'arte. Così, dopo un avventuroso articolo del New York Times che celebrava The Sopranos paragonando l'inventiva del suo autore a quelle di Dickens e addirittura Shakespeare, anche nella festosa cassa di risonanza di cantonate altrui che è l'Italia (ultimo Aldo Grasso, ma in buona compagnia) ha cominciato a farsi largo l'idea: le nuove serie tv americane avrebbero sostituito la letteratura nel compito che essa ha svolto negli ultimi due secoli, visto che Mad Men o Six Feet Under funzioneebbero secondo schemi narrativi simili a quelli che muovono romanzi come Illusioni perdute o Guerra e pace.
È vero che, paragonate alla sconsolante produzione nostrana, le serie made in Usa sono avanti anni luce, ed è vero che la tv garantisce una popolarità preclusa alla letteratura (e tuttavia pensare che Betty Draper di Mad Men possa lasciare nell'immaginario un solco più profondo di Emma Bovary significa davvero coltivare un'illusione). Ma eccitarsi intorno alla constatazione che i flash-forward di Lost sono all'altezza di quelli di Tolstoj significa soltanto ammettere che qualcuno fa bene ciò che qualcun altro faceva egregiamente un secolo e mezzo fa. Può un mondo radicalmente mutato venire raccontato da forme ottocentesche , seppure aggiornate ottimamente? Più difficile allora sostenere che queste serie, sempre che abbiano appreso la lezione di Balzac, siano riuscite a ridurre la distanza che ancora le separa da Proust, da Cortàzar, da Faulkner, da Sebald, da Bolano e dai non pochi scrittori che negli ultimi decenni hanno davvero spostato il confine di ciò che è raccontabile. In realtà - sofisticate e finalmente mature forme di intrattenimento - non hanno neanche ridotto la distanza che le separa dalla serie che ancora tutte le contiene: quella Twin Peaks di David Lynch che per coraggio, forza, innovatività, genio (al costo di qualche difetto) rappresentò un vero atto fondativo.
Soltanto un mondo molto spaventato può giocarsela talmente in difensiva da portare l'epigonalità a livelli di assoluta perfezione. Più che agli indici di Borsa toccherà allora ai nuovi Lynch e Kubrick: compariranno prima o poi su uno schermo con qualcosa che non avevamo mai visto e, scaraventandoci giù dalle poltrone con domande che non ci eravamo ancora fatti - forti di un mondo che torna a consentirgli un simile coraggio - verranno a dirci che la crisi è finita."
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Devo ammettere con tutta onestà che provo disprezzo per una persona del genere, una persona che non ha la minima idea di quello di cui parla.
Una persona che non ha capito niente non tanto di serie tv, ma proprio di cultura, dell'evoluzione delle forme, dell'evoluzione umana.
Questo Nicola Lagioia (che risulta come premio Viareggio 2010...) altro non è che un sintomo della crisi che denuncia.
Giusto alcuni spunti:
- la televisione permette una popolarità che è preclusa alla letteratura? WHAT? e più importante, che cosa cambia?
- tecniche ottocentesche ottimamente aggiornate? Miserabile. Cosa vuol dire "aggiornate" in arte? Cosa? Dunque lo stil novo è più aggiornato della lirica siciliana? Moravia è più aggiornato di Manzoni? E questo scrittore cosa sarebbe?
E poi, in extremis, ma più importante di tutto:
solo l'ignoranza può dividere, come l'autore fa fin dalle prime righe, fra arte e intrattenimento.
Non sto nemmeno a spiegare quanto questa visione divisa sia di un'arretratezza e stupidità totale, che nega la letteratura fin nelle sue origini.
Diciamolo: i ciancaleoni, nella letteratura, esistono.
Last edited by :adamasio: on 24 Dec 2011 02:11, edited 1 time in total.
"Signori, voi mi potete dire a casa vostra ciò che vi piace"
- absent friend
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Re: Serie TV
porca vacca. Che schifo. Sono i radical chic che si scandalizzano e si ergono a protettori di una tradizione che non ha bisogno di loro.
È un povero reazionario (che è peggio di un tradizionalista).
Il cinema? Per gente priva di cultura che non capisce i romanzi.
La fotografia? Per gente priva di cultura che non capisce la pittura.
La prosa in italiano? Per gente priva di cultura che non capisce il latino.
ecc. ecc.
Purtroppo questo è l'ambiente di Repubblica.
È un povero reazionario (che è peggio di un tradizionalista).
Il cinema? Per gente priva di cultura che non capisce i romanzi.
La fotografia? Per gente priva di cultura che non capisce la pittura.
La prosa in italiano? Per gente priva di cultura che non capisce il latino.
ecc. ecc.
Purtroppo questo è l'ambiente di Repubblica.
Re: Serie TV
Secondo me più che la (non) distinzione tra arte e intrattenimento è più che altro questo limite che vogliono imporre ai mezzi. Come dice absent sopra, ma anche come dire che una raffigurazione è arte se sta su tela e non se sta, che ne so, su un foglio di carta. Cose così. O che la musica elettronica bla bla.
- :adamasio:
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Re: Serie TV
Si si, sono entrambe le ragioni.
Stupidi come quelli che dicono: No, lo sport non è arte.
Poi gli chiedi anche solo UNA ragione per cui non lo sarebbe, e non sanno risponderti.
Stupidi come quelli che dicono: No, lo sport non è arte.
Poi gli chiedi anche solo UNA ragione per cui non lo sarebbe, e non sanno risponderti.
Last edited by :adamasio: on 24 Dec 2011 18:09, edited 1 time in total.
"Signori, voi mi potete dire a casa vostra ciò che vi piace"
Re: Serie TV
Chissà che serie hanno visto però. Quelle italiane sono più vicine a soap opera che a twin peaks presa come esempio nell'articolo.
Mad Men mi ha fottuto la batteria dell'iBook, ma è valsa 10 film da oscar
Mad Men mi ha fottuto la batteria dell'iBook, ma è valsa 10 film da oscar
Re: Serie TV
oltre a Twin Peaks nell'articolo cita Mad Men, Six Feet Under, i Sopranos, Lost.
si spera che quantomeno queste le abbia viste....
si spera che quantomeno queste le abbia viste....
"Stanco dell'infinitamente piccolo e dell'infinitamente grande,lo scienziato si dedicò all'infinitamente medio."
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Re: Serie TV
sono riuscito a iniziare six feet under
non so se mi appassionerò perché i personaggi non mi sembrano tipi in cui potersi identificare in qualche modo, e perché quegli inserti visionari-surreali alla lunga potrebbero distogliermi l'attenzione
per ora divertente, ma spero evolva bene
non so se mi appassionerò perché i personaggi non mi sembrano tipi in cui potersi identificare in qualche modo, e perché quegli inserti visionari-surreali alla lunga potrebbero distogliermi l'attenzione
per ora divertente, ma spero evolva bene
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