Radiohead + The Smile + Thom Yorke

a 360° su musica e cultura pop
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AFX
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Re: Radiohead

Post by AFX » 15 Jul 2013 07:55

Nigel Godrich e Thom Yorke contro Spotify, escono allo scoperto e tolgono Atoms for Peace e The Eraser dal sito


“The music industry is being taken over by the back door.. and if we don’t try and make it fair for new music producers and artists… then the art will suffer. Make no mistake. These are all the same old industry bods trying to get a stranglehold on the delivery system..
The numbers don’t even add up for spotify yet.. But it’s not about that.. It’s about establishing the model which will be extremely valuable. Meanwhile small labels and new artists can't even keep their lights on. It's just not right. Plus people are scared to speak up or not take part as they are told they will lose invaluable exposure if they don't play ball.
"If people had been listening to spotify instead of buying records in 1973... I doubt very much if [Pink Floyd's Dark Side of the Moon] would have been made.. It would just be too expensive.”
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Decades
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Re: Radiohead

Post by Decades » 15 Jul 2013 09:30

"If people had been listening to spotify instead of buying records in 1973... I doubt very much if [Pink Floyd's Dark Side of the Moon] would have been made.. It would just be too expensive.”
Certo, e se gli antichi romani avessero avuto i calcolatori elettronici sarebbero andati sulla luna prima degli americani.
Come tirare acqua al proprio mulino così, a caso.

Poi io sti discorsi li capisco poco, perché

1) per me lo streaming non è lo stesso che avere dei file. Spotify serve per togliersi curiosità e ascoltare playlist fatte da altri per scoprire qualcosa di nuovo senza troppi giri. A parte che per avere il servizio completo si deve pagare e quello gratuito non ti dà disponibilità di ascolto ovunque, come fa invece un lettore mp3 che i file ce li ha dentro.

2) è inutile che facciano finta che la gente i dischi non se li scarichi illegalmente. Prendersela con Spotify è giusto per farsi notare, stile Metallica/Napster
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Re: Radiohead

Post by AFX » 15 Jul 2013 10:27

è comunque una situazione da inquadrare questa di spotify, a prescindere da quello che dicono questi 2 personaggi cui si vuole pure tanto bene, ma che forse sono anche un po' scoppiati e appunto si rigirano la frittata come gli pare a loro.

nigel magari pensava di vendere 1 milione di copie col disco degli atoms for peace. illuso.
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Totemto
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Re: Radiohead

Post by Totemto » 15 Jul 2013 13:38

Non ho capito bene il collegameto con i Pink Floyd...con spotify non si guadagna abbastanza? Si aspettavano una percentuale più alta in base agli ascolti fatti?

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AFX
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Re: Radiohead

Post by AFX » 15 Jul 2013 14:04

Totemto wrote:Non ho capito bene il collegameto con i Pink Floyd...con spotify non si guadagna abbastanza? Si aspettavano una percentuale più alta in base agli ascolti fatti?
probabilmente sì
però non può tirare fuori i pink floyd adesso che gli fa comodo e prima starsene zitto perché voleva vedere quanto intascava veramente
per altro i radiohead sono stati pionieri della vendita en primeur ai loro fan, promettendo di essere slegati dalle case discografiche e poi comunque vendendoglielo lo stesso con contratto di distribuzione. Non possono fare la morale (meno ancora la può fare Reznor che prima ha dichiarato guerra alla Interscope e alle major, poi quando ha visto che non ci guadagnava abbastanza ha rifatto un contratto importante con una major: senza vergogna).
i colour haze, mi pare gli stessi my bloody valentine con MBV, quelle sono operazioni leali fino in fondo.

Poi che Spotify vinca per sfinimento e a un certo punto per non sentire tutta quella pubblicità alzi bandiera bianca, è altro discorso. Sono sempre superiori i Tool ai Radiohead, anche in questo. I Tool la musica a Spotify non gliel'hanno data. Se gliela daranno sarà alle loro regole.

Spotify è una gran cosa, ma effettivamente rischia di bruciare troppo facilmente i rituali che nei decenni si sono creati intorno alla musica rock. Bello che ci sia dentro tantissima roba irreperibile ormai, ...però fin troppo facile, finisce che perdi il gusto della scoperta.
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Re: Radiohead

Post by Starn » 15 Jul 2013 17:10

E Spotify risponde:

[spoiler]Spotify's goal is to grow a service which people love, ultimately want to pay for, and which will provide the financial support to the music industry necessary to invest in new talent and music... We want to help artists connect with their fans, find new audiences, grow their fan base, and make a living from the music we all love.
Right now we're still in the early stages of a long-term project that's already having a hugely positive effect on artists and new music. We've already paid US$500M to rightsholders so far and by the end of 2013 this number will reach US$1bn. Much of this money is being invested in nurturing new talent and producing great new music.
We're 100% committed to making Spotify the most artist-friendly music service possible, and are constantly talking to artists and managers about how Spotify can help build their careers.[/spoiler]
Thomas Borgogni
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Re: Radiohead

Post by Azrael1793 » 15 Jul 2013 23:10

non l'ho capita la cosa, se non vanno su spotify e vendono cd retail hanno una parte di guadagno (suppongo bassa) e tanta tanta pirateria. Con quello a mio parere si argina un po' con la pubblicità, non possono farci i soldoni, ma ne farebbero ancora meno. Poi insomma col nuovo gruppo che pretendono, il concerto a roma lo hanno annunciato da un secolo e ancora devono vendere tutti i biglietti, mi è parso prematuro come tour
"Not Knowing What Is And Is Not
Knowing, I Knew Not"
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Re: Radiohead

Post by Untitled » 15 Jul 2013 23:55

sì ma al di là di yorke e godrich e sul perchè lo fanno, il problema resta chiaro, cfr. http://pitchfork.com/features/articles/8993-the-cloud/
Spotify è una gran cosa, ma effettivamente rischia di bruciare troppo facilmente i rituali che nei decenni si sono creati intorno alla musica rock. Bello che ci sia dentro tantissima roba irreperibile ormai, ...però fin troppo facile, finisce che perdi il gusto della scoperta.
e hai ragione che questo sia un altro, per quanto fico spotify sta tirando su un meccanismo non sostenibile... a meno che una volta che vanno in utile redistribuiscano agli artisti (come no?!)

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absent friend
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Re: Radiohead

Post by absent friend » 16 Jul 2013 09:51

Io ho un account premium, ascolto musica in streaming anche dal cellulare. Da quando ho cambiato HD ho scaricato 6 album, se ci sono su Spotify non mi metto certo a scaricare. Faccio playlist e via.

Io queste uscite di quei miliardari le trovo patetiche, e rimane che
nigel magari pensava di vendere 1 milione di copie col disco degli atoms for peace. illuso.
Questa è l'unica ragione e si vede lontano un miglio.

Che si brucino i rituali, chissenefrega, dal mio punto di vista. I rituali sono insignificanti, non vanno preservati in una riserva naturale. Se vuoi mantenere un rituale te lo mantieni, non hai bisogno di costrizioni. Non è che se c'è la canzone su spotify io non mi compro il cd. A maggior ragione: non è che se c'è la collezione completa della blue note, non compro il vinile di Dexter Gordon.

È vero che spotify paga poco gli artisti, ma sono loro che dovrebbero fare due chicchiere alle major e dir loro "su spotify voi non pagate nessun supporto fisico, quindi avete meno costi, quindi la nostra percentuale dev'essere più alta".
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Re: Radiohead

Post by teoleoni » 16 Jul 2013 10:33

Interessante l'articolo su La Repubblica di oggi:

[spoiler]Strizza gli occhi ancora pieni di sonno quando si affaccia nel giardino dell’hotel più bello della capitale. Dopo un anno esatto Thom Yorke torna a esibirsi in Italia — stasera a Roma, domani a Milano — questa volta orfano dei Radiohead e alla testa di un gruppo di «amici», Atoms for Peace, con il quale ha cominciato a sperimentare nel 2009 e che ha pubblicato l’album Amok. Art rock, ma trascinante. Con lui ci sono Flea (bassista dei Red Hot Chili Peppers), il batterista Joey Waronker e il percussionista Mauro Refosco; oltre all’indispensabile Nigel Godrich, l’eterno produttore dei Radiohead e di The eraser, l’unico album solista di Thom. Godrich è sveglio da ore, ha un bel daffare a spiegare via Twitter perché in accordo con Thom ha deciso di ritirare da Spotify, il servizio di streaming on demand, il suo disco, The eraser e Amok scatenando il dibattito in rete. «Incredibile, ci accusano d’ingordigia», sbotta il cantante «È esattamente il contrario, potrei starmene al riparo dalle polemiche e godermi i privilegi della mia condizione. Ma sarebbe ingiusto. Chi ha delle idee e sperimenta non ha nessuna opportunità. Il nostro è un gesto di protesta ». «I ricavi sono risicati, solo le major che offrono un catalogo enorme riescono a raggranellare qualche migliaio di euro. In questo modo le piccole etichette e i nuovi artisti non possono neanche tenere le luci accese», incalza Godrich. «Non crediamo più alla democrazia della rete che predicammo all’epoca di In rainbows, nel 2007», aggiunge Thom «Internet è diventato un posto insidioso, pieno di notizie false, di messaggi manipolati ad arte, di blog subdoli architettati da aziende potentissime che si presentano sotto false identità. E chissà come andrà a finire ». «Io ho un’idea ma avrei bisogno di tre ore per spiegarla», conclude Nigel, l’angelo custode del crooner del nostro scontento.
Thom è piccolo, fragile (non mangia carne da quando aveva 21 anni, ora ne ha 44), introverso, eppure parecchio più allegro del Radiohead di Ok computer. «Nel mese che abbiamo trascorso a Los Angeles per mettere a punto il disco è stato Nigel a frenare il mio lato oscuro», confessa il cantante. Che Thom veleggiasse in mari meno agitati si era capito dagli ultimi concerti dei Radiohead; uno spettacolo dove tra ritmo e lirismo non c’era confine. «Sono cresciuto con il pubblico, mi sono nutrito dell’energia che per venticinque anni si è sprigionata sera dopo sera », spiega Yorke. «Il repertorio dei Radiohead racconta anche periodi della mia vita difficili, dolorosi, tormentati. È naturale per me, quando ricanto le vecchie canzoni, immedesimarmi in quegli stati d’animo, come succede quando siedo al piano ed eseguo Pyramid song. Ma non sempre questo è possibile. È uno dei motivi per cui evito di cantare Creep; sono incapace di dar voce a quelle parole, parlano di un uomo che non esiste più». Dire che Thom è diventato un burlone è esagerato, ma certamente gli Atoms for Peace hanno alleggerito pressioni, ripensamenti, decisioni sofferte, sensi di colpa e un rapporto pubblico-artista vissuto con un rigore e un’onestà persino esagerate — uno scenario tipicamente Radiohead insomma. «Con gli Atoms è tutto diverso, tranne gli inconvenienti della vita on the road», conferma. «I viaggi sono stancanti, arriviamo in bus dalla Serbia, tre ore di attesa alla frontiera. Sono vegano, ma ho trasgredito in questi giorni. Devo rimettermi in sesto: jogging e meditazione yoga; è diventato un esercizio indispensabile prima di salire sul palco».
Ha imparato a convivere coi suoi fantasmi, ad arginare la depressione guardando negli occhi i suoi figli (di undici e sette anni: «Quando sai che ti aspettano a casa non puoi isolarti sul divano con le tue paranoie»), a godersi la vita e le opportunità come un artista del nuovo millennio e non come un post-hippie che si autoflagella per eccesso di fama. «Ho cominciato a soffrire meno quando ho smesso di preoccuparmi delle cose prima ancora che accadessero; quando mi sono arreso alla quotidianità e ho lasciato che l’esistenza scorresse senza anticiparla con le mie paure; quando sono diventato meno cinico, rispetto alla vita, al mio destino, al mondo — dopo un po’ ti rendi conto che non è un atteggiamento salutare, è distruttivo anzi, soprattutto se fa parte della tua indole. Così sono cambiato io, e inevitabilmente anche la mia musica».
Fu Michael Stipe il primo a fargli capire che esiste anche un altro modo di affrontare la popolarità e le aspettative del pubblico; già nel 1995, quando i Radiohead suonarono come spalla dei Rem. «La prima lezione fu guardarlo salire sul palco, senza sforzo, sereno», racconta. «Una cosa che mi disse di aver appreso da Patti Smith, una rockeuse che impone la sua presenza, si fa letteralmente attraversare dalla musica e scivola in una sorta di estasi. È una magia che riesco a realizzare completamente solo con gli Atoms; metabolizzare in energia anche il mio lato oscuro ».
Arrivano i caffè. Pausa. Nigel gli racconta sottovoce il caso Calderoli e le esternazioni razziste dei leghisti. «E io che sono ancora arrabbiato con Tony Blair. Qui stiamo andando oltre», ringhia. Riflette: «È terrificante rendersi conto che non c’è un solo governo nel mondo occidentale che rappresenti i diritti della mia generazione; destra o sinistra non fa differenza. Ci hanno riempito di bugie, i governi sono lì a tutelare gli interessi delle banche, a garantire lo status quo del capitalismo. Ho grande fiducia nella generazione post 9/11, scippata di tutto, cresciuta senza illusioni, pronta a reagire, a scendere in piazza. Mi meraviglia il fatto che i politici non capiscano che di questo passo sarà impossibile arginare la situazione; totale mancanza di lungimiranza e soprattutto d’intelligenza».

GIUSEPPE VIDETTI[/spoiler]

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