No guarda che ti sbagli.
Tutta la pellicola vira intorno al finale e lo fa apprezzare di più. Balguerò e Plaza gigioneggiano tra alzate di volume, spiegazioni pseudo scientifiche, l'arrivo dei militari, spaventi improvvisi (per una volta non banali) aprendo le porte ad un psicologia dei personaggi piuttosto spiccia ma coerente con l'estrema crudezza e il realismo delle riprese. Gran parte del primo tempo mi sono chiesto cosa ci stessi seduto lì visto e considerato che le recensioni paraltro narravano di uno spavento apocalittico. Noia e contronoia. Ma è un espediente narrativo. infatti nonostante la psicologia dei personaggi praticamente inesistente un plot mutuato da capolavori o meno del passato, una dinamica [preparazione -spavento- fuga] piuttosto omogenea lungo tutta l'opera e una trama non a prova di bomba, i due registi riescono a mantenere la tensione a giusti livelli senza indugiare nè da un lato nè dall'altro.
Dopo anni di grandi incassi al botteghino ma di un inaridimento e irrigidimento di stili e contenuti, l'horror torna a esplodere di salute con una serie di pellicole interessanti, stimolanti, capaci di operare riflessioni meta-cinematografiche senza mai scadere nel pretenzioso o nell'enfatico. Alcune scene di [REC] rimangono impresse a fuoco su retina e mente e sono destinate a propagarsi ed echeggiare a lungo nell'immaginario del genere, ma è solo negli ultimi dieci minuti che il film ripaga realmente del prezzo del biglietto, svoltando in un ulteriore territorio d'incubo che genera una sequenza da antologia, senza dubbio la più terrificante da qualche anno a questa parte.
E' grazie a quel mescolare le carte disorientando non solo a livello ambientale lo spettatore a far salire REC nelle quotazioni di pellicola degna d'essere studiata per comprendere l'orrore moderno. Quello che nelle nuove generazioni ha trovato terreno fertile in Alexadre Aja, per esempio, con il suo Haute Tension e il remake di The Hills Have Eyes. Un horror che non fa della ricerca psico-sociologica il suo punto forte (come Romero) ma che esplode in faccia creado una mitopoiesi riconoscibile e dei paraphernalia azzeccati e non di contorno.
Se è vero che da un alto [REC] non ha nulla da comunicarci o da lasciarci una volta usciti dalla sala è altrettanto vero che spaventa e spaventa da morire utilizzando stilemi assolutamente derivativi ma di gran classe.
Non indugiano mai, quando potrebbero benissimo calcare la mano, sulla genesi o sulle spiegazioni "religiose" ma utilizzano lo strumento per disorientare senza banalizzare il tutto. Si pensi a tutto il film: l'assunto iniziale è perfettamente in line con l'idea di The Blair Witch Project. Lo svolgimento iniziale fino all'isolamento è piuttosto vicino ai thiller sui virus con qualche spruzzata anti-governativa vicina a Wes Craven o Carpenter. L'exploit sanguinario segue pedissequamente la parte iniziale di 28 giorni dopo di Boyle (ben superiore a Dawn of the dead di Snyder). Il discernimento dell'origine dell'epidemia fa accapponare la pelle e da quando Angela entra nella stanza degli orrori sembra di trovarsi sul set di Se7en, disturbante quanto basta. Geniale l'utilizzo meta-narrativo per spiegare\non spiegare dei nastri la cui idea parte da lontano (La Casa di Raimi) e che ha trovato spazio in ben altra veste in un recente film psycho-horror passato praticamente inosservato da noi ma che ha un paio di scene terrifiche degne di nota; parlo di Session 9. Il finale? Devastante! Come lo sono molte scene di The Descent da cui è direttamente debitore.
Pastiche? Centri perfettamente il punto. E involontariamente allarghi la mia riflessione [REC] è un pastiche cinematografico nel senso più dignitoso e perfettibile del termine. Non è perfetto e non vuole esserlo. E' un collage di tutto ciò che ha fatto e fa paura negli ultimi anni mescolato con buona dose di ritmo ed equilibrio senza sbrodolare in nessun campo specifico. Esperimento riuscito come lo fu quello di Eli Roth con Cabin Fever anche se quello in chiave umoristica.
Non farti traviare dall'apparente incoerenza della scelta perchè quando un film è girato così, il regista si può permettere molte scelte discutibili.
Parliamo dei reali problemi del film?
- E' intrappolato in una trama indiscutibilmente semplice dove più di quello davvero non può accadere. Quindi non c'è spazio, nemmeno volendo, per qualsiasi digressione che non sia assoluto intrattenimento gore.
- Le interpretazioni seppur realistiche sono dozzinali. La psicologia dei personaggi ridicola quando non assente.
Ma sono proprio i difetti e cito...
Difetti che in sostanza svolgono la funzione di impedire qualsiasi distrazione secondaria allo spettatore, forzato a seguire la progressiva discesa dei morituri in un Malström di rabbia e sangue, di furia e violenza come raramente era capitato di vedere negli ultimi tempi.
REC e da guardare al cinema e un'altra volta a casa al buio con un home theater e i rumori a palla. Fuori da questo contesto perde tantissimo.