Recensioni

Blanck Mass – World Eater

A molte persone piace sentirsi incomprese e lamentarsi in attesa di qualche anima buona che tenda la mano e li tiri fuori dalle proprie miserie. Ad altri questo non sta bene, per loro non funziona e preferiscono sfogarsi urlando dentro un cuscino per trovare la forza di reagire. World Eater è per la seconda categoria di persone.

Il nuovo di Blanck Mass – Benjamin John Power, metà dei Fuck Buttons – potrebbe sembrare più tranquillo e accessibile di Dumb Flesh, ma che abbia qualche apertura melodica e qualche suono morbido in più non significa che il producer inglese abbia trovato la pace interiore, anzi. Il Divoratore presenta in copertina una bestia che digrigna i denti e, tra i campioni utilizzati, strumenti lanciati fisicamente giù per le scale e urla filtrate attraverso il boato di una cascata. Del resto l’album esce dopo l’EP The Great Confuso che, essendo frutto della collaborazione con Genesis P-Orridge, ha di fatto collegato Benjamin a tutto quel network post-industriale che conosciamo bene.

Dumb Flesh si concentrava concettualmente sulle debolezze del corpo umano (un po’ come Pharmakon, ma con caotici synth al posto del catarro) mentre World Eater fa i conti con la rabbia e la frustrazione. Il territorio in cui si muove Blanck Mass, per fortuna, non lascia molto spazio alla banalizzazione di tali sentimenti e tenta invece di esprimerli in maniera forse più astratta della media, ma ancora molto diretta. I pezzi sono sempre coinvolgenti e aggressivi e non perdono la loro carica neanche nei momenti più soft, che danno freschezza all’ormai consolidato sound di Benjamin restando coerenti col suo caratteristico flusso. Capita che si affaccino anche vaghe influenze nostalgiche provenienti direttamente dalle nicchie del web, ma queste vengono subito prese a morsi e sommerse dal caos.

Ci sono serate in cui, alle 22:30 circa, realizzi che il giorno successivo ti vedrà al centro della solita routine; in quel momento sai che dovresti approfittare del tempo libero rimasto ma la stanchezza ti impedisce di prendere qualsiasi iniziativa. Pezzi come “Silent Treatment” e ”Rhesus Negative” sono persino in grado di risolvere questo tipo di apatia: ti ritrovi improvvisamente in mezzo a una folla degna di un concertone-evento e non importa chi stia suonando, ma solo che il volume non sia mai abbastanza. Sgomitando e ringhiando ci si fa largo e, se si è tenaci abbastanza, se si riesce a fuggire dalla prigione dell’hive mind (!), ci si conquista un posto. Lezioni di vita prive di buonismi e false promesse. Serrate i denti e premete play.

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