Recensioni

Big Hush – Spirit / Wholes

Ci sta piacendo molto Spirit/Wholes, ovvero il doppio EP di esordio dei Big Hush, due ragazzi e due ragazze del distretto di Columbia che hanno trovato la formula per un indie rock dalle melodie accattivanti e rumoroso quanto basta da poter tirare in mezzo referenze importanti del periodo shoegaze e dream pop dei primi anni Novanta, senza il rischio di trovarsi poi di fronte una versione annacquata di quelle esperienze. 

Nella seconda metà dello scorso decennio infatti si è troppo presto parlato di shoegaze per casi come quelli di band – vengono in mente The Pains of Being Pure at Heart e Silversun Pickups, ma non solo – che invece non creavano il canonico muro di suono, e neanche andavano oltre un soft noise pop che poco aveva realmente ripreso della lezione dei giganti della specie. Erano riduzioni di rumore impiantate su uno standard rock da airplay pomeridiano di radio fm americana.

C’è poi chi come A Place to Bury Strangers o No Joy, in modi e misure differenti, ha attinto con profitto dai maestri e lo ha applicato al proprio stile. Tra nomi di questo valore ci piacerebbe poter accostare il quartetto dell’area di Washington, perché queste prime nove canzoni a disposizione, registrate due e addirittura tre anni fa, devono rappresentare il viatico da cui partire per un percorso musicale di rilievo nel panorama attuale. Le qualità compositive ci sono, qualcuno che alla fine ci ha creduto pure (si tratta della Robotic Empire, che pubblica il disco in questi giorni di agosto), quindi non resta che restare amici affiatati per arrivare lontano. Ci vuole anche un po’ di fortuna e faccia tosta, ma queste prime due cassette dei Big Hush ora pressate su vinile come Spirit / Wholes, hanno davvero tanto di quello che apprezzava chi ha goduto di roba come My Bloody Valentine e Catherine Wheel scoprendola con l’avvento dei servizi p2p all’inizio del nuovo millennio. Il pubblico di destinazione può essere quello, e magari, se non troppo distratta a cercare chissà cosa in generi diversi dal pop e dal rock, la generazione attuale. D’altronde gli ingredienti sono similmente fuzzy e disordinati con la giusta cura, e c’è perfino qualche ritornello innodico sottotraccia che – con il produttore giusto – la prossima volta potrebbe venir fuori alla grande.

Intanto, per ascoltarlo in streaming, vi rimandiamo a questa pagina di Music and Riots. Se invece volete farlo vostro da subito e arrivarci prima di tutti, il link giusto è questo. In ogni caso, vedrete che se ne parlerà.

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