Videogame music done well: 10 soundtrack per noi

Saltiamo a piè pari inutili discorsi sul fatto che il medium videoludico non vada snobbato, che anche in questo giovane mercato ci siano picchi artistici che tutti dovrebbero fare propri e blahblah. Diamo per buono che il nostro pubblico sia, seppur non giocante del tutto o in parte,  prima cosa di mente aperta, e seconda cosa pronto a recepire qualche buon ascolto anche al di fuori delle solite cose che trattiamo. Abbiamo quindi provato a stilare una classifica di videogame soundtrack il cui approccio non è da intendersi come le 10 più belle di sempre per noi, ma piuttosto come quelle che più possono avvicinarsi ai nostri gusti e ai nostri personaggi di riferimento.

Non pretendiamo che i dischi che seguono possano essere apprezzati al 100% senza averli provati nel loro habitat naturale, del resto una colonna sonora nasce come strumento prima di tutto di supporto (tranno quando usata in maniera scorretta per distrarre l’utente dal resto). Sperando di aver chiarito gli intenti e di aver preventivamente risposto a domande del tipo “Dove è Uematsu?”, ci teniamo a ribadire che anche conoscendo e apprezzando le storiche tracce di questi classici (tra i grandi esclusi un favorito di chi scrive, Metal Gear Solid che pure avremmo potuto inserire col pretesto di essere stato campionato da Burial) o di un più recente Bloodborne, abbiamo preferito dischi più verosimilmente fruibili dal nostro pubblico. Non disperate troppo però, a fine articolo troverete un playlistone con le tracce selezionate (cliccate sulle copertine per ascoltarle) più tutte le riserve, Portal 2 incluso.

Trent Reznor – Quake (1996)
quake Correva l’anno 1996 quando gli sviluppatori di ID Software freschi del successo degli ormai storici DOOM si rilanciavano nel panorama degli sparatutto per pc (questa volta in full 3D) con Quake, altrettanto storico e violento gioco dalle atmosfere claustrofobiche, violente e fuori di testa. Quale migliore scelta dunque per accompagnare tale orgia di proiettili, sangue e demoni incazzati se non quella dell’allora avvelenatissimo prodigio del rock industriale Trent Reznor? Ebbene si, a due anni dall’uscita di Downward Spiral, nel pieno del successo (e di un periodo non proprio giulivo) il nostro Mr. Self Destruct si cimentò nella sua prima colonna sonora, ben prima dei recenti successi Social Network e TGWTDT. Il risultato è incredibilmente azzeccato, tra suoni dilatati, loop ossessivi, sospiri sopiti e distanti farneticazioni, che ben si prestano ai tetri dungeon di Quake. Un bell’esperimento, non rifinitissimo nè tanto focalizzato, ma di grande impatto e sicuramente una chicca imperdibile per chi ancora cerca di cavare qualcosa da quegli anni d’oro.

Jonathan Morali, V.A – Life Is Strange (2015)
lisLife Is Strange è stato la piccola sopresa dello scorso anno che ha riscontrato un discreto successo tra pubblico e critica, dimostrando che c’è gran fame di diversità di esperienze non solo tra gli sviluppatori indipendenti, e come anche qualche grande producer come Square Enix possa ricavarci qualcosa da produzioni minori e mirate ad un target diverso dal solito. Il gioco per chi non abituato ai ritmi e al canovaccio narrativo videoludico (ma anche alla qualità del writing, non sempre all’altezza di quella degli altri media) potrebbe risultare poco interessante o addirittura insopportabile, ma la verità è che pur portandosi appresso numerosi difetti narrativi lato trama o dialoghi cheesy al massimo (spesso effetivamente urticanti ma oh parla comunque di ragazzine in un accademia di belle arti della provincia americana), LiS ne viene fuori come un’avventura tutto sommato godibile dalla forte atmosfera, a metà strada tra Twin Peaks e Donnie Darko. E proprio nell’atmosfera gioca un gran ruolo la colonna sonora, sia quella licenziata, tripudio dell’hipsteraggio più sfrontato (ma con un paio di cosette mica male, vedi “Kids Will be Skeleton” dei Mogwai, o “Something Good” degli Alt-J), sia quella originale, che risentendola subito catapulterà chi lo ha giocato di nuovo tra i sobborghi di Arcadia Bay.

Flying Lotus, V.A. – Grand Theft Auto V : FlyLo FM (2013)

Fly-lo-fmSe c’è un gioco che non ha bisogno di presentazioni questo è proprio GTA, nome fra quelli più altisonanti e chiacchierati, uno di quelli che ad ogni uscita scompiglia l’ambiente, tra media generalisti pronti a vomitare qualche inutile opinione sulle implicazioni sociali e dall’altro lato i giocatori giustamente in giubilo. Che vi piaccia o meno, su una cosa dovremmo essere tutti d’accordo, ogni capitolo ci ha regalato delle stazioni radio di qualità. I Rockstar Games poi hanno il merito di stare sempre sul pezzo e riuscire ad inquadrare con lucidità il momento storico che decidono di trattare, per cui non ci stupisce che una volta scelta come ambientazione per il quinto capitolo una fittizia Los Angeles dei giorni nostri, abbiano deciso di chiamare il buon Flying Lotus per condurre una delle stazioni radio. Il producer americano poi è uno che coi videogiochi ci è cresciuto e ci tiene sempre a ricordarlo, per cui ci ha preso gusto, e non solo ha redatto una gustosa playlist di elettronica e hip hop alla maniera sua, ma ci ha pure scritto dei pezzi inediti. Tra i nomi che potrete sentire in rotation mentre scorazzate per Los Santos figurano Clams Casino, Tyler, The Creator, Machinedrum, Aphex Twin, tutta gente che ci piace assai. Le tracce scritte per l’occasione dal loto non saranno chi sa quanto esaltanti, forse neanche all’altezza di quelle degli LP che conosciamo bene (di cui pure ce n’è una manciata), certamente non scendono mai sotto la sufficienza, nota di merito va però fatta a Clams Casino e la sua “Crystals”, rilasciata in esclusiva per il gioco.

Darren Korb – Transistor (2014)
transistorSplendido art design e divertentissimo mix di action e strategia sono i punti di forza di Transistor dei Supergiant, gli stessi developer dell’acclamato Bastion. Ambientato in una sorta di Parigi digitalizzata, ultra-futuristica e in perenne mutamento, il gioco si intreccia profondamente col tema della musica e dello spettacolo, sia per quanto riguarda la trama sia a livello meccanico,  permettendo ad esempio alla protagonista di mormorare il tema musicale in sottofondo a comando del giocatore; c’era quindi da aspettarsi una OST quanto meno sullo stesso livello qualitativo di Bastion e sulla quale non fare economia. Musicalmente Darren Korb conferma le proprie qualità, confezionando un prodotto vario e adeguato alla dinamicità del gameplay, riuscendo a catturare bene i vari momenti e mood del gioco, sia quelli più frenetici grazie a drum machine scatenate e suoni di retaggio cyberpunk (“Forecast”), ma anche in quelli più rilassati dove si lascia andare a sperimentazioni insolite, come quel sound sud americano elettrificato di “Coasting” e “Water Wall”. Volendo catalogare il disco, potremmo azzardare qualcosa come il trip hop di Dummy dei Portishead (nei brani cantati sembra di essere proprio presso quei lidi) che incontra il post rock come lo intedevano i Bark Psychosis in Hex piuttosto che i GY!BE.

Chris Remo – Firewatch (2016)
firewatchAstenersi bacchettoni che “i walking simulator non sono giochi”, forse avrete anche ragione, forse il termine videogame non basta più per racchiudere queste nuove forme di intrattenimento digitale in cui il concetto di vincere o perdere viene a mancare, a noi però le questioni semantiche poco interessano e se un prodotto riesce a regalare una buona esperienza ben venga. Firewatch è una di queste, unico della lista dell’anno corrente, immeditamente riconoscibile all’occhio per l’iconico comparto grafico dai toni pastello alla Wes Anderson, narra una storia breve ma intrigante che vede il protagonista, doppiato da un discreto Rich Sommer (Harry Crane di Mad Men), in fuga da una delicata situazione sentimentale, accettare un lavoro come guardaboschi nella Foresta nazionale di Shoshone, parco naturale dello stato del Wyoming. Per una full immersion nelle atmosfere malinconiche e a tratti sinistre che solo la natura incontaminata può regalare, Chris Remo giostra tra un folk acustico dai leggeri toni western (vedi: Wovenhand) ed evidenti tributi agli inconfondibili e minacciosi suoni delle scene più scure di Twin Peaks, con pochi e brevi brani che hanno però il merito di sapersi inserire al momento giusto senza strafare.

Jim Guthrie – Swords & Sworcery LP
swordsJim Guthrie, songwriter canadese e compositore della OST di Superbrother’s Sword & Sworcery EP è un nome da tenere d’occhio dentro e fuori la scena videoludica. Così come è difficile catalogare questo minuto ma interessante indie, lo stesso vale per la musica che c’è dietro: nato su Ipad e poi portato su tutti gli altri lidi maggiori, Swords And Sworcery è una sorta di racconto epico post moderno, senza coordinate spazio-temporali precise (la protagonista viene chiamata The Scythian, dall’antica popolazione scita ma è poi possibile imbattersi in misteriosi figuri in giacca e cravatta o chitarre ed amplificatori) e dal folclore impenetrabile per nessuno al di fuori dei protagonisti del gioco, che comunicano col giocatore attraverso una sorta di Twitter ancestrale. Alla base della ricetta c’è ambient anche scura ma sporcata dal mood più solare che può darti il suono 8-bit, il tutto farcito di pattern IDM, ritmi downtempo, persino un frazione (anche se infinitesimale, dobbiamo sempre portare rispetto) del lirismo dell’ultimo Tim Hecker. Un ascolto gradevole mentre lo si gioca e non.

Gustavo Santaolalla – The Last Of Us (2013)
last of us
Uscito nel 2013 su Playstation 3, in un momento in cui le grandi produzioni faticavano ad accomodare grande pubblico e contemporaneamente i giocatori più dedicati, The Last of Us è riuscito nel ridare speranza a chi già vedeva il gioco tripla A spacciato e in balia dei troppo omogenei gusti di mercato, consegnandoci una storia di sopravvivenza post apocalittica intima e di classe, per qualcuno addirittura superiore a quello che è forse il classico di genere, La Strada di McCarthy. Il tono accorto ed autoriale che Naughty Dog (gli sviluppatori di Crash Bandicoot ai tempi) ha scelto di dare al proprio gioco richiedeva qualcosa di diverso dalla solita e generica colonna sonora da zombie horror d’azione a cui altri prodotti del genere ci hanno abituati, giusto dunque affidare la direzione ad un professionista già noto nel cinema più o meno d’autore, l’argentino Gustavo Santaolalla, spesso al fianco di Inarritu e firma della recente OST del documentario Making A Murderer. La soundtrack di Last Of Us è un companion perfetto per lo splendido gioco, catturandone appieno la multiforme essenza e sopratuttto la delicatezza e la grazia con cui lo studio di sviluppo ha saputo trattare l’argomento; Santaolalla decide saggiamente di evitare eccessive orchestrazioni ed invece di restituire una dimensione primitiva e tribale al contesto, facendo un sapiente e minimale uso di strumenti a corda (accompagnati quà e là da sottili tappeti elettronici) per i momenti più lenti,e affidando l’accompagnamento delle sezioni più concitate a nudi e viscerali ritmi di percussione.

V.A. – Hotline Miami 2: Wrong Number (2015)
hotline miami 2 wrong number
Là dove Drive di Nicholas Winding Refn (2011) è da considerarsi il punto di riferimento nel cinema per la recente ondata di revival anni 80 grazie anche alla colonna sonora curata da Cliff Martinez (batterista nel primo disco dei RHCP) e musicisti come Electric Youth e Kavinsky, la contropartita nel gaming non può che essere Hotline Miami (2012). Il primo brutale capitolo aveva semplicemente spaccato tutto, rendendo il trial and error un’ossessiva e divertente meccanica, ma soprattutto dove l’accompagnamento synthwave era il vero motore propulsore. Hotline Miami 2: Wrong Number ha preso tutto ciò che c’era nel primo e lo ha moltiplicato per 3, più personaggi, più livelli, più musica, molta più musica. M|O|O|N, Jasper Byrne (developer di Lone Survivor), Perturbator, i nomi che avevano reso indimenticabile il primo lavoro ritornano tutti, in una mastodontica raccolta di 3 ore col meglio che il genere abbia da offrire. Le new entry faranno la felicità di chi ha avuto modo di esplorare a fondo questo recente sottogenere, Mitch Murder, uno dei primi a riportare in auge certi elementi, Magic Sword, MegaDrive, ma soprattutto Carpenter Brut, firma dei pezzi più aggressivi e memorabili di tutto il gioco. Difficile riassumere un quantitativo così esteso di musica in queste righe, possiamo felicemente affermare che la varietà non manchi, dalle atmosfere mellow di modulogeek ai danzerecci e impasticcati brani di MOON, e che i pochi difetti riscontrabili siano gli stessi insiti nel manifesto stesso della synthwave, genere che nasce da un’idea buzzurra di per sè, e che può generare tanto uno smoderato entusiasmo quanto una forte antipatia a pelle, a seconda dei gusti. Certo finchè non ci giocherete non potrete comprendere appieno la stupenda smania di brutalizzare sulla tastiera quell “R per Ripartire” mentre sotto c’è in loop Roller Mobster.

Akira Yamaoka – Silent Hill 2 (2001)
siln2Se SH 2 compare in praticamente tutte le classifiche dei migliori giochi (horror e non) di sempre, il merito è in larga parte anche di Akira Yamaoka, le cui ormai storiche composizioni si intersecano con il gioco in una maniera che è ben distante dal ruolo di mero accompagnamento a cui spesso viene relegato il comparto audio nel settore. Spaziando tra malinconici giri di pianoforte, suoni dark ambient e qualche ballata rock deliziosamente cafona alla maniera orientale, Yamaoka accompagna ed anzi intrappola il giocatore nell’Allucinazione Perversa che il gioco propone, assordandolo con violente incursioni industrial (molto più presenti nel capitolo precedente e sublimate nel successivo) ed opprimendolo un attimo dopo con un vuoto e semplice silenzio, che risulta parimenti terrificante quando utilizzato così abilmente dal giapponese. Badalamenti, Reznor e Depeche Mode vengono citati come ispiratori, e se volete farvi un’idea dei territori in cui bazzichiamo qui, prendete una narrazione alla Lost Highways e mischiatela con la malsana ambientazione del video di Closer dei NIN. Come chicche, sappiate che nel primo capitolo della saga circolava una droga chiamata PTV, omaggio ai Psychic TV padri fondatori di Throbbing Gristle e Coil di cui è impossibile non notare la derivazione in questo caso, ed ancora gli insegnanti della Midwich Elementary School portavano i nomi dei componenti dei Sonic Youth, insomma Yamaoka è uno che i compiti a casa li ha fatti. Scegliere una sola tra le impressionanti raccolte dei primi tre giochi della saga è arduo, abbiamo favorito quella del secondo essendo la più equilibrata e forse più amata dai fan, senza nulla togliere alle violentissime e raccapriccianti altre due. Horror done well.

Disasterpeace – Fez (2012)
fez
“Reality is perception, Perception is subjective.” Così esordiva Fez nel 2012, che se non lo sapeste, è uno dei migliori videogame indie mai usciti. Creato da Phil Fish, uno dei primi grandi hipsteroni della scena videoludica moderna dall’ego smisurato, Fez è un prodotto semplice ma dalle molte facce, la cui geniale intuizione di game design strutturale risulta più difficile da spiegare piuttosto che da giocare. L’illuminante scoperta di una terza dimensione oltre le uniche due conoscibili dal protagonista, è il perno attorno a cui ruota (nel vero senso della parola) tutto il gioco. L’autore scelto per accompagnare tale viaggio alla riscoperta della prospettiva è Richard “Disasterpeace” Vreeland, già prolifico compositore per giochi indie che, consacratosi proprio con questa soundtrack, è poi approdato anche al cinema con quella del chiacchierato horror It Follows. Formatosi con Tool e RATM tra i vari, ed immaginiamo con parecchie ore di Legend of Zelda alle spalle, l’electro dell’americano è un parto interessante, indubbiamente figlio della musica 8-bit dagli anni 80, ma traghettato nei suoni di oggi, senza cadere in un becero revival. Tutto il comparto audio di Fez è di classe, con i suoi sintetizzatori spaziali che ti trapassano il cervello, ed i bassi tanto robotici quanto caldi. Dall’onda sonora che ricorda lo storico suono della THX che è “Beyond”, si arriva all’incrocio tra gli spigoli di Autechre e i ritmi sincopati di Aphex Twin in “Glitch”, passando per le atmosfere eteree dei Boards Of Canada, i cui echi più di ogni altra cosa udiamo in molte tracce; il disco è la traduzione in musica del senso di stupore e mistero che Gomez, e il giocatore insieme a lui, prova nell’esplorare questo mondo geometricamente incerto e pregno di segreti. Il criptico finale dalla lettura metafisica o quantistica a seconda dei gusti, è poi uno dei momenti musicalmente e visivamente più appaganti mai realizzati nel medium. Per quanto possa sembrare puerile ad un primo ascolto, non giudicatela semplice chiptune.

Ending Theme: Kentucky Route Zero
Pur non essendo finito nei 10 di sopra in quanto complessivamente non poi così degno di menzione, alleghiamo una delle scene musicali più belle mai viste in un videogioco. Kentucky Route Zero è un’esperienza che senza troppi giri di parole, andrebbe provata. In questo segmento dell’atto terzo, che dispiace rovinare per chi ci giocherà, si mette in scena una surreale esibizione a la Road House Lynchiana, in cui il testo della canzone può essere modificato in tempo reale dall’utente; espediente irrealizzabile negli altri media e che ci ricorda l’elemento peculiare del gioco in quanto strumento: l’interattività e conseguente immersività dell’esperienza narrativa che un libro o un film non possono dare, per lo meno non in questa foggia.

Easter Egg: Undertale
Menzione, anche se solo per gli appassionatissimi (sperando ce ne siano), va fatta di Undertale. Trionfo del DIY videoludico in quanto concepito, sviluppato e musicato dal solo e giovane Toby Fox, questo è un RPG bizzarro e dallo stile visivo volutamente retro e spartano, pensato guardando al classico Earthbound per SNES,  e che ha chi sa quanto volontariamente, decostruito (non ce ne voglia Derrida per l’abuso di notazione) le fondamenta del gioco di ruolo per computer, permettendo una serie di approcci non convenzionali per portarlo a compimento. Al mix vanno aggiunti dosi di acida ironia memetica ed una serie di meta interazioni con l’utente abbastanza interessanti. Musicalmente poi ci troviamo di fronte ad un oggetto misterioso, sulla scia dei classici suoni alla Nintendo ma con sviluppi inattesi e fuori di testa, il disco è stato oggetto di contenzioso mediatico, tra chi crede ci sia dietro un cosciente e studiato lavoro di composizione, e chi ci ha visto invece un colpo di fortuna da principiante. In allegato uno dei momenti più memorabili del gioco, una boss battle diventata leggendaria in pochissimo tempo, complice la difficoltà al limite della decenza ed un brano delirante ma divertentissimo.

Convocati più riserve:

“The media cyborg lives thanks to the media. In the age of cyber-medialism with its emphasis on simulation the hi-tech media become the condition for survival”. Dicono di me (?): “His mind is in a perpetual St. Vitus dance – eternal activity without action – “

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