Top Chart Electro 2018

Consapevoli di aver lasciato fuori qualcosa che ci sembrerà più bello e interessante fra qualche settimana, ecco il risultato di una caccia durata 12 mesi: la top chart coi nostri migliori 20 album di musica elettronica del 2018.

È stata dura escludere Marie Davidson, тпсб, Daniel Avery, Caterina Barbieri, Demdike Stare, Pariah, P. Adrix, Answer Code Request, Varg, Blawan o un mostro sacro come Chris Carter. Abbiamo tenuto fuori per scelta le compilation, gli EP e i singoloni, tra cui spiccano Sagas di Sunareht, Have Fun delle Smerz e Aegis di AXQDM, per non parlare di casi limite come le NTS Sessions degli Autechre.

Non dimentichiamocelo, queste classifiche di fine anno sono sempre e soltanto un gioco. E dopo essere giunti in fondo a questa pagina mettete su le cuffie buone, alzate i bassi e godetevi la playlist che accompagna e integra questa chart.

20. Kelly Moran – Ultraviolet

All’estremo di una selezione di musica elettronica da ricordare di questo 2018, un album che si muove al confine del post-minimalismo. Kelly Moran ha pubblicato Ultraviolet per la Warp, alla quale è legata a doppio filo anche perché fa parte del live ensemble che si porta dietro Oneohtrix Point Never. Strutture sintetiche ambientali degne di Tim Hecker arricchiscono le composizioni al pianoforte preparato (da brava allieva di John Cage) che non suonerebbero fuori posto neanche nel contesto di altri generi musicali a noi più o meno cari. Sarà forse emotivamente meno devastante dei lavori di Nils Frahm, ma quel che è certo è che ascoltare Ultraviolet trasporta in un suggestivo mondo fatto di acqua, foreste e schegge di vetro piene di riflessi colorati.


19. Aïsha Devi – DNA Feeling

Con DNA Feelings è impossibile parlare di cosa voglia esprimere Aïsha Devi. È tutto immerso in un alone di mistero e impalpabilità, come in un’installazione sensoriale di arte moderna. Lunghe, algide note di synth vanno a delineare la base su cui si vanno ad inserire elementi che teoricamente dovrebbero rimandare alla musica da club, ma che poi di fatto diventano irriconoscibili. Tuttavia si percepisce che queste suggestioni vogliano condurci a qualcosa, a dei concetti altrimenti inafferrabili… ma in realtà, come si fa a parlare di DNA Feelings?


18. Leon Vynehall – Nothing Is Still

Nothing Is Still vede Leon Vynehall cimentarsi in uno stacco nettissimo dalla ballabilità di Rojus (Designed to Dance) e precedenti produzioni, propendendo per un approccio più concettuale e artistico. L’album, la cui idea è nata dalla visione di alcune vecchie polaroid, è una soundtrack immaginaria per il viaggio dei suoi nonni emigranti dal Regno Unito agli States, fino al loro rientro. Leon si è avvalso della collaborazione di archi, sax e pianoforte, trasformando completamente il suo suono in qualcosa che sarebbe forse ingiusto e sbagliato ritenere superiore all’house music, ma che sicuramente è di altissima classe. 


17. Oneohtrix Point Never – Age of 

Conoscendo Daniel Lopatin, Age Of risulta come previsto multiforme, straniante e in qualche modo libero da riferimenti temporali precisi; le autocitazioni sono numerose e a tratti sembra di sentire un riassunto di tutto il corpus di Oneohtrix Point Never, con una vena art-pop che va ad aggiungersi nel calderone. Un disco così ricco di idee e intenti però suona in parte disorganico, ma bollarlo come non interessante sarebbe ingiusto. Considerata inoltre la spietata concorrenza nel genere, solo il tempo ci suggerirà come meglio collocare questo capitolo nella sua discografia.


16. DJ Koze – Knock Knock

Il classico long playing eseguito in fase di transizione, che però, se non ti lasci influenzare da ciò che può averne scritto la critica specializzata in costante cerca di novità, finisce per darti anche maggiori o comunque differenti soddisfazioni, e a cui non disdegni di ritornare di tanto in tanto, almeno per qualche pezzo. Le tracce che abbiamo preferito sono quelle dove l’intervento di vocalist esterni è campionato ed elaborato in modo tale da suonare più come strumento aggiuntivo che come veicolo di melodia. C’è meno psichedelia rispetto al precedente Amygdala, ma l’ascolto ne risulta più caldo e fluido. La produzione un po’ troppo laccata è l’unico vero difetto che gli troviamo.


15. Alva Noto – Unieqav

Insieme a Glass, performance artistica insieme a Ryuichi Sakamoto, e Live 2002 con la partecipazione di Mika Vainio e Ryoji Ikeda, Unieqav completa il trittico di uscite 2018 firmate Alva Noto, che si guadagna così un posto che in realtà vale per tre. Questa volta i tipici glitch e bleep di Carsten Nicolai si fondono con la techno più che in ogni altro suo lavoro, dando vita a suono potente, pulitissimo, chirurgico, e forse per la prima volta veramente fruibile anche da orecchie meno avvezze agli astrattismi e alle sperimentazioni tipiche del tedesco e del suo circolo artistico. Altro che la solita roba.


14. The Field – Infinite Moment

Troppo facile classificare un nuovo disco di The Field come identico a tutti gli altri, bisogna anche saper essere in grado di coglierne le sfumature. Infinite Moment si allontana dalle cattiverie acid di The Follower mantenendo però quel nero, e rendendo più oscuro quell’approccio dream che ci aveva fatto amare From Here We Go Sublime. Un disco che incarna quella stranissima sensazione di malinconia mista a divertimento che può sorprenderti nel bel mezzo di una serata techno e quindi, concettualmente, non avrebbe sfigurato al Club to Club di quest’anno, il cui tema era “La luce al buio”. Se non vi viene la pelle d’oca sulla seconda metà di “Divide Now”, dovreste rimettervi a posto con voi stessi.


13. Rival Consoles – Persona

Risaltando nell’infinita lista di produttori house e techno, Ryan Lee West si gode il suo momento di popolarità con un album dall’eleganza impeccabile e una pulizia sonora invidiabile. Citando inoltre il capolavoro di Ingmar Bergman, ci accompagna in un viaggio cupo e solitario negli sterminati spazi della psiche umana fra beat levigati a mano e intermezzi ambient astratti che fungono da testimonianze dirette dell’esperienza.


12. Helena Hauff – Qualm

Già non è facilissimo sfuggire ai tentacoli della acid house, dell’industrial techno, dell’ebm e della coldwave una volta che si viene afferrati, figuriamoci quanto possa essere fattibile quando sono così profondamente intrecciati tra di loro, per trascinarvi di peso verso spazi siderali e astratti, gelidi, ipnotici. Decide Helena Hauff, voi state lì a subire ma è così che funziona. Non vedete che sguardo di ghiaccio? Ma dove state cercando di andare? Feel the power of acid e ballate.


11. Deena Abdelwahed – Khonnar

Politicamente e socialmente impegnato, il disco della tunisina che indaga le possibili Vie della Techno nel contesto nordafricano, ma non lo avremmo certo incluso in una chart di fine anno se fosse stato solamente un lavoro di concetto. Di sostanza, quella che si carica il messaggio sulle spalle e lo porta in giro per il mondo, ce n’è tanta, tra techno, uk bass, deconstructed club e chi più ne ha più ne metta. Le contaminazioni della club music targata 2018 sono queste.


10. Pendant – Make Me Know You Sweet

Huerco S. ha scelto di cambiare ancora moniker e di incidere un LP di suono ambientale che sfocia in un delta di diramazioni che dirigono a un drone leggero ma comunque alieno, o a un paesaggio naturalistico allucinatorio, come nella magnifica quarta traccia “IBX-BZC”. Tutto è rallentato e apparentemente caldo e rilassato, nonostante le problematiche terrestri che s’intromettono nel flusso sonoro di tanto in tanto: questa è roba che potrebbe aiutare molti psicanalisti.


09. Objekt – Cocoon Crush

A quattro anni da Flatland, Objekt si allontana dalle sue influenze musicali per creare la più pura manifestazione della sua personalità musicale: un album enigmatico i cui punti di riferimento sono difficili da definire, e in cui si parte per un viaggio impressionistico che appare meno sintetico e più naturalistico che in passato, attingendo da materiale di origine organica per illustrare scenari da documentario di una foresta pluviale extraterrestre.


08. Ash Koosha – Unnamed

S’è perso il conto dei dischi tirati fuori dall’iraniano london-based nel corso del 2018, Unnamed è sicuramente quanto di più vicino ad Arca siamo riusciti a trovare. Emotivamente parlando, una serie di coltellate nonostante canti in una lingua inventata, come i Sigur Rós dei bei tempi. A proposito di Unnamed, lui ha twittato “It’s my direct, personal note to “you” who is inclined to search and find music autonomously. You already know what you want. Please keep ‘Unnamed’ to yourself if you are feeling it. Live with the songs and don’t share with anyone”. Perdonaci, Ash, perdonaci proprio, ma non possiamo non condividere dei pezzi del genere.


07. Skee Mask – Compro

Questo progetto di Bryan Müller parte sempre da una base di batteria e breakbeat che in seguito si adatta alle modalità di certa techno ormai vintage. Spostandosi ora su coordinate più IDM, Compro è un LP che funziona soprattutto quando Müller lascia che siano le trame ambient a dettare l’umore, permettendo di immaginare scenari eterei, glitch e postmoderni. Chi è partito con le prime uscite di Aphex Twin, Autechre e LFO, non potrà non godere di un ottimo lavoro nostalgico come questo.


06. Tim Hecker – Konoyo

Konoyo è la lenta ma ipnotica fusione di due culture, due stelle di neutroni man mano sempre più vicine nella loro vertiginosa spirale gravitazionale ed è interessante osservare come Tim Hecker risponde alle mosse dei suonatori giapponesi di gagaku. Il suo nono album non è teso e drammatico come i precedenti: Konoyo è il cielo che ammiri dal posto del passeggero quando da celeste si tramuta in oro, smeraldo, rosa e rosso fuoco. È Tim che dice: “hey bro, relax, take a chill pill”.


05. DJ Healer – Nothing 2 Loose

Ascoltando Nothing 2 Loose la sensazione è quella di essere sospesi in un paesaggio etereo perfettamente delineato da un’ambient house che nei suoni è riuscita a portarsi avanti, rispetto ad un passato di nomi ingombranti per farsi molto personale e inaspettata. Una sensazione anche d’immersione in cui tutto, dalle voci ai synth e ai bassi, è incredibilmente reale, umano e vicino all’ascoltatore.


04. Against All Logic – 2012-2017

Ragionando col senno di poi, era ovvio che un talento naturale come Nicolas Jaar ci avrebbe fregato tutti in contropiede prima o poi e stavolta l’ha fatto con un gioiello di puro godimento house: niente più sobrietà, malinconia e impegno politico, ecco il lato caloroso ed espansivo del cileno, con vere e proprie tracce da club, singolo, mix, ci siamo capiti. È vero, noi in fondo avremo sempre un debole per l’altra sua faccia, ma ignorare che gemme come “Now U Got Me Hooked” e “Some Kind of Game” siano in ogni singola playlist del web sarebbe da folli.


03. Ross From Friends – Family Portrait

Family Portrait racchiude in sé tutti gli elementi necessari per piacerci. Presenta quel suono apparentemente stropicciato e nostalgico che avevamo adorato all’epoca del glo-fi, ma le vibrazioni emesse dalle casse sono potenti irresistibili. Le melodie sono memorabili e, a livello di attitudine, i pezzi viaggiano costantemente su quel filo che separa la malinconia dal divertimento, ti fanno sentire tutto senza prendersi troppo sul serio né nell’uno né nell’altro caso. Con l’house music che sembra non morire mai, questa declinazione indipendente è perfetta per le nostre orecchie. Outsider House genere della vita.


02. Jon Hopkins – Singularity

Singularity è vita. È un’esperienza extrasensoriale. È il disco che suona esattamente come hai sempre voluto. È quel qualcosa in più che tutti vorrebbero sempre. È l’opera che tutti prima o poi si aspettano per segnare i loro cammini musicali, per provare emozioni intense, per ricordarla nel tempo come un classico. È uno dei lavori più vitali e profondi della storia del genere elettronico e ha l’accessibilità per raggiungere chi non è mai stato toccato da sonorità simili.


01. Amnesia Scanner – Another Life

Sulla scelta della posizione numero 1 non abbiamo avuto alcun dubbio: gli Amnesia Scanner sono quanto di meglio possa offrire la club music nel 2018. Destrutturati per definizione eppure ballabilissimi, rituali e misteriosi ma perversamente orecchiabili. Siamo troppo fan delle proposte PAN? Forse sì, ma ascoltando musica elettronica in maniera cosciente, da un paio di anni a questa parte, è praticamente impossibile non esserlo. Vedremo se alla fine del 2019 la musica sarà cambiata.

Playlist

 

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