Top Chart Electro 2016

Il mondo della musica elettronica si è sempre posto meno problemi e limiti rispetto a quello delle chitarre distorte e delle melodie pop, e in un’annata rock deludente come poche fuggire in quella direzione diventa una vera e propria necessità.

Scorrendo la lista 2016 della nostra chart electro, appuntamento fisso di Do You Realize, noterete però la mancanza di un bel disco minimal techno come è sempre piaciuto a noi, o comunque di qualcosa di più linearmente ballabile. Con Trentemøller che si è praticamente dato alla wave e Christian Löffler e Pantha du Prince che son belli sempre ma di uscire dal seminato non hanno proprio voglia, era inevitabile optare per qualcosa di diverso. Nessuno ci vieta di segnalarvi lo stesso Rojus di Leon Vynehall, The Disco’s Of Imhotep di Hieroglyphic Being o il terzo capitolo della saga Moderat se vi interessa qualcosa di più danzereccio, Babyfather se volete sintonizzarvi sui toni della black music inglese o Sport di Powell per pezzi più avventurosi e con un certo piglio.

Veniamo subito ai grandi esclusi in quanto “non abbastanza”. Niente Aphex Twin neanche quest’anno, non ci aveva convinti Syro e non c’è riuscito Cheetah, e questo indipendentemente dal fatto che da un nome di quel calibro si debba pretendere di più. Il vincitore assoluto della categoria, però, è Kuedo. All’uscita di Slow Knife tutti zitti in silenzio ad ascoltare, poi il nulla. L’altra metà dei Vex’d, ovvero Roly Porter, ha soltanto confermato le sue doti di bravissimo produttore di epica dark ambient spaziale, ma è un copione che è facile da immaginare e forse anche da recitare. Tim Hecker non delude mai, ma ci sta che per una volta non ci abbia fatto innamorare. Mark Pritchard (Harmonic 313, Global Communication) è forse quello che ci ha provato meglio, tirando fuori almeno un paio di pezzi di livello (“Give It Your Choir” con Bibio, superiore alle ultime cose degli Animal Collective, e la ruffiana “Beautiful People” feat. Thom Yorke) per poi perdersi cercando di andare troppo oltre. E poi sarebbe uscito anche Lustmord, ma qualcuno ha avuto il coraggio di metter su Dark Matter una seconda volta?

Parlando invece di revival e dintorni, i dischi del maestro dell’horror John Carpenter e dei S U R V I V E, con le loro melodie sintetiche ruffianissime e il loro approccio cinematografico, rappresentano degli ottimi ascolti di protesta nei confronti del rock del 2016, ma sfigurano nel momento in cui vengono accostati ad uscite che sono al passo con i tempi e non solo con quel sentimento nostalgico che è sempre una costante nelle tendenze del decennio in corso. Nei mesi scorsi il compito di ricoprire questo ruolo è toccato a retrowave/synthwave e outrun, di cui parlavamo qui.

Ma allora cosa rimane per la classifica? In verità, abbastanza da avere ancora qualche difficoltà nel decidere cosa lasciar fuori, con la consapevolezza che, pescando ancora in questo oceano sterminato, avremmo trovato ancora più materiale interessante da includere. Jorge Velez ve lo avevamo consigliato come rimedio contro il caldo estivo; Antwood ha prodotto quel Virtuous.scr per cui sono state spese belle parole ma che in fin dei conti risulta troppo freddo nel declinare la trita e ritrita tematica AI/uomo/mondo; Anthony Child (Surgeon) ha tirato fuori la seconda parte di Electronic Recordings from Maui Jungle ma sfidiamo qualcuno a reggerlo tutto; e Loscil? Ash Koosha? E Skee Mask? E Pangaea? Potremmo continuare per ore e non concludere nulla, e allora tanto vale fermarsi qui. Anzi, se dovessimo scoprire in ritardo qualcosa di ancora più valido dei dieci prescelti, tanto meglio.

Top 10 Electro 2016

10. Andy Stott – Too Many Voices

andy-stott-too-many-voices_0Dopo il finale di Faith in Strangers che decretava l’arresto alle danze e spingeva verso un consapevole abbandonarsi al senso di mancanza, giunge il momento del risveglio dei sensi, di scendere nelle strade della metropoli e andare a leggere le espressioni dei passanti. Che si tratti della New York del video di “Butterflies” o della più vicina Londra cambia poco, l’importante è ritrovare il contatto nelle rispettive solitudini. Se proprio siete ancora convinti dell’impersonalità della musica di Andy Stott, sappiate che anche scegliere di cancellare volti e lasciarsi andare ad atti meccanici è, a modo suo, nient’altro che una diversa espressione di umanità.


09. Autechre – elseq 1-5

Autechreelseq15Il monumentale lavoro degli Autechre rappresenta anche la loro prima release completamente digitale, nel momento in cui il vinile è tornato così di moda che anche i supermercati iniziano a tirarti dietro giradischi di basso livello. Un’opera megalomane come questa non può che adattarsi all’interpretazione di ognuno di noi, in senso filosofico ma anche pratico. Non c’è bisogno di dire che tentare la maratona dei 240 minuti è una mossa potenzialmente letale e a distanza di mesi non è ancora ben chiaro se la qualità venga mantenuta alta per tutto il tempo oppure no. Certamente, però, elseq incute rispetto e timore reverenziale, e a quasi venticinque anni da Incunabula il culto degli Autechre raccoglie nuovi adepti giorno dopo giorno.


08. 2 8 1 4 – Rain Temple

2814 rain templeQuando la vaporwave evolve in qualcosa che sia effettivamente degno di essere ascoltato e riascoltato, non è più vaporwave. Rain Temple prende le mosse dalle inutilità di quella tendenza per trasformarsi in qualcosa di assolutamente avvolgente e, a tratti, meraviglioso. Oceani di synth e bassi morbosi su dei ritmi talmente lenti che addormentarcisi sembra l’unico modo per apprezzarli; suite estese per decine di minuti si trasformano in momenti così intimi che parlarne apertamente agli amici risulterebbe scomodo. Che sia musica proveniente da ottocento anni nel futuro o direttamente dall’iperuranio non fa differenza, funziona e basta.


07. Nicolas Jaar – Sirens

nicolas-jaar-sirensSirens è un calderone di generi, le tracce sono così diverse tra di loro da far pensare a un disco fortemente disomogeneo e confuso sulla direzione da prendere. Ambient, jazz, punk, rock’n’roll? Cosa rappresenta, insomma, questo Sirens? Nicolas non è mai stato tipo da accontentarsi di produrre o selezionare tracce EDM per il sollazzo delle genti che vogliono solo staccare la spina. La necessità di esprimere qualcosa di più è sempre stata una sua caratteristica, come lo è sempre stata anche per Jaar padre, a cui questo album è legato a doppio filo. Tutta l’abilità del dj, invece, viene fuori nell’attenzione con cui è stato costruito il flusso tra questi pezzi diversissimi.


06. Equiknoxx – Bird Sound Power

equiknoxx-bird-sound-powerBird Sound Power raccoglie materiale prodotto dal duo giamaicano dal 2009 ad oggi e finisce per essere uno degli album di punta del 2016 nelle chart specializzate. Il motivo dovrebbe essere chiaro senza che sia necessario scendere nel dettaglio della dancehall più o meno avanguardistica: il sound degli Equiknoxx è allo stesso tempo classico e futuristico, curatissimo e divertente, i pezzi evolvono in maniera imprevedibile eppure restano coerenti, e nei loro momenti più sinistri riescono sempre a far trasparire una salvifica dose di ironia. E, in un anno del genere, ne avremmo avuto bisogno in dosi ben più massicce.


05. 1991 – No More Dreams

1991-no-more-dreamsIl 1991 è un anno di culto nella storia del rock alternativo, lo sappiamo benissimo. Di quella stagione del rumore porta i segni anche chi era troppo giovane per poter avere già ascoltato Loveless o Yerself Is Steam e ha poi scoperto quelle gemme grazie alla diffusione di Internet. No More Dreams dello svedese Axel Backman aka 1991 è, come da programma, un trionfo di nostalgiche ondate di melodicissimo rumore che non possono fare altro che rimandare a quel tipo di sonorità. Nella loro lentezza, vibrazioni tanto avvolgenti quanto violente, che costringono l’ascoltatore a sintonizzarsi sulla loro frequenza e cancellare ogni contatto con la realtà mascherandone i naturali colori. Niente più sogni, qui si va oltre.


04. Amnesia Scanner – AS + AS Truth

amnesia-scanner-asDegli Amnesia Scanner fa sorridere il loro definirsi Xperienz Designers, a parodizzare uno dei concetti attualmente più in voga nel mondo del product design. Certo è che la loro musica è sufficientemente fuori di testa da non poter passare inosservata, il loro è un caos minaccioso e ballabile, tanto disturbante quanto irresistibile. L’unico problema è che AS finisce troppo presto, e allora ci si ritrova costretti ad ascoltare e riascoltare in loop gli stessi pezzi, rasentando a tutti gli effetti la follia. Per fortuna sul finire dell’anno si è aggiunto AS Truth, che fa raggiungere al tutto un minutaggio finalmente soddisfacente. E la soddisfazione dell’utente finale, per degli Xperienz Designers, ha giusto un pelo d’importanza.


03. Huerco S. – For Those Of You Who Have Never (And Also Those Who Have)

huerco s for those whoDa notare come due delle pubblicazioni ambient più interessanti dell’anno (questa e Animal Disk di Jorge Velez) siano nate in seno alla scena house/techno contemporanea (L.I.E.S. e Proibito). A livello compositivo For Those of You… ricorda i loop ritmati di Lorenzo Senni; i suoni invece sono totalmente estranei alle atmosfere ipernitide della pointillistic trance. Strettamente correlato alle tematiche bucoliche del disco di Velez, si differenzia per i suoni organici e per le ipnotiche melodie rituali. Nel 2016, col predominio dell’estetica HD, è una scelta stilistica coraggiosa.


02. Dedekind Cut – $uccessor

dedekind-cut-successorStrana storia, ciò che avremmo voluto trovare in Love Streams di Tim Hecker ci è arrivato alle orecchie sul finire dell’anno da un (semplificando) produttore hip hop californiano. Dedekind Cut è lo pseudonimo di Lee Bannon, che è a sua volta lo pseudonimo di Fred Welton Warmsley III, e il suo $uccessor è certamente più vicino al sound di Oneohtrix Point Never che a quello di Flying Lotus come si potrebbe erroneamente supporre dall’esterno. Un disco ambient dalla notevole forza espressiva, rumoroso e oscuro, disturbato e inquieto quasi quanto i Coil ultima maniera.


01. Lorenzo Senni – Persona

lorenzo-senni-personaDopo l’ingresso di Clap! Clap! negli elenchi della Warp Publishing ecco un altro italiano entrare in orbita Warp, e in questo caso addirittura dalla porta principale della casa madre: ora il nome di Lorenzo Senni compare vicino a quelli di Aphex Twin, Autechre, Flying Lotus, Boards of Canada e Brian Eno. Non male, eh? Impossibile non sentirsi orgogliosi. Un posto meritatissimo che corona un percorso di ricerca sonora che ha preso le mosse dalle scene hardcore (punk e digital) e dai pausoni dei brani trance (chi c’era sa) per raggiungere un punto che ad oggi trascende le definizioni. E, cosa ancora più importante, tutto è accaduto in piena libertà e inseguendo il divertimento più puro. Persona è talento e visione, non avremmo potuto assegnare un primo posto con più soddisfazione.

Playlist Electro 2016

 

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