Thom Yorke – Anima

Thom Yorke – Anima

Quando fu annunciata l’uscita di The Eraser, primo LP solista di Thom Yorke, le reazioni dei più furono principalmente due. 01. Ecco l’inizio della fine dei Radiohead; 02. Vedrete che sarà distante dalla musica elettronica presente negli ultimi lavori della band. Magari sarà solo voce e chitarra…

A tredici anni da quell’estate (2006), è evidente che al tempo le intenzioni di Thom non furono ben decifrate. Non solo i Radiohead sono oggi più popolari che mai, ma il percorso solistico del nostro è andato sempre più verso un’elettronica che ha davvero poco da spartire con quella di Kid A o Amnesiac. Certo, riconosci la sua voce e quindi le melodie di cui è capace, ma la costruzione dei brani e gli scenari che la musica crea sono radicalmente differenti.  

Nel nuovo disco intitolato Anima, che è accompagnato da un trasognato cortometraggio diretto da Paul Thomas Anderson e disponibile su Netflix, a cui partecipa anche la sua compagna Dajana Roncione nell’impersonificazione dell’anima, l’unico pezzo che si potrebbe collegare ai Radiohead è “Dawn Chorus”. E già da solo, varrebbe il prezzo del biglietto dei concerti dei prossimi giorni (a proposito, saremo presenti a un paio di date del nuovo tour con con Nigel Godrich e Tarik Barri, e se vi troveremo novità rispetto agli spettacoli dello scorso anno, ne riporteremo qualche impressione).

Per quanto la maggior parte delle nove canzoni di Anima (dieci se si considera l’edizione deluxe in vinile) sia parzialmente nota – almeno nei suoni e nel concetto generale – al fan appassionato e potenzialmente pericoloso come noi, la scelta di non consegnare le prenotazioni per le edizioni fisiche dell’album se non a tour inoltrato non è molto apprezzata, in quanto già lo scorso anno abbiamo vissuto i concerti senza avere avuto modo di conoscere bene i nuovi brani. Per quanto uno ne possa fare una scorpacciata in questi giorni, dopo aver potuto scaricare gli mp3 o aver ascoltato lo streaming su Spotify, non sarà come averli metabolizzati realmente. Perché come sempre con l’artista in questione, non bastano pochi ascolti per capire la reale dimensione di un suo nuovo disco.

Proviamo ugualmente a interpretarlo, e a contestualizzarlo in mezzo a una discografia in cui è davvero complicato stabilire gerarchie. E sbaglieremo di sicuro, come accaduto con Tomorrow’s Modern Boxes che nei nostri standard, probabilmente meriterebbe qualche punticino più del 79/100 che gli avevamo affibbiato. Anima ha uno spettro umorale più ampio, che passa dal luminoso-positivo (in particolare “Impossible Knots”) al canonico alienato – ad esempio “The Axe” con quel suo “I thought we had a deal” che ti entra dentro e non ti molla più – che in fondo in fondo, egoisticamente, è ciò che vogliamo dal povero Thom. La traduzione del sogno, mentre questo avviene, sembra il tema musicale di questo nuovo sforzo solistico, e allora “Not the News” è la traccia che più di fa fluttuare tra le nuvole di un cielo notturno in cui ti ritrovi sospeso. “I Am a Very Rude Person” riporta indietro ai tempi di The Eraser, con il suo arrangiamento sezionabile in 4 canali (le melodie vocali, i beat digitali che scandiscono il tempo, le chitarre che intrecciandosi creano anch’esse ritmo, e le tastiere che disegnano echi celestiali sullo sfondo). L’iniziale “Twist” è invece il pezzo che più si potrebbe prestare a un remix danzabile e più spinto sul lato percussivo. 

Ciò su cui ci siamo ritrovati a riflettere nel forum di DYR rispetto al percorso solista di Thom Yorke riguarda la rarità di quanto ci sta proponendo, che forse con troppa facilità diamo per possibile e scontata. Chi altro fa musica accostabile a questa? The Knife e Fever Ray forse. Grimes? Robyn? Qualcuno di sicuro in Giappone. Nessuno, questo di certo, dal background rock come lui. Almeno non con questa profondità e conoscenza del territorio che sta esplorando. Soprattutto con i suoi due ultimi lavori, Thom si sta isolando da tutti gli altri che hanno provato a cimentarsi con l’elettronica unendola alle strutture pop. Potreste citare Sufjan Stevens e Damon Albarn, ma appunto, non sono andati così a fondo nella ricerca, o almeno non nella stessa direzione.

Anima è un album che quindi suona come suona Thom Yorke, a prescindere dalla freschezza dei beat e dei suoni estratti dai sintetizzatori. Sta quindi avvenendo ciò che è accaduto coi Radiohead da Kid A incluso in poi: nessuno gli è più stato dietro, anche provando a imitarlo con cura e devozione.

Resta una delle poche certezze che ci sono rimaste. Per questo, al di là di punteggi e riconoscimenti, saremo di nuovo sotto il palco per lui. 

Sono un pubblicitario prestato al mondo del vino. Una notte ho sognato che vincevo al SuperEnalotto, e coi soldi vinti aprivo il miglior negozio di musica di sempre, dove si ascoltava e si vendeva solo la musica che dicevo io. Se qualcuno non era d’accordo, quella era la porta. Se fallivo, fallivo. Se facevo successo, chiamavo Mark Hollis a suonare in acustico e Oneohtrix Point Never a fare un DJ set.
Mentre attendo che ciò diventi realtà, ho aperto con un po’ di amici di lungo corso forumistico questo posto, dove mi rifugio tutti i giorni, non appena posso.

Una volta ho quasi sfiorato la mano di Michael Stipe. Ho l’autografo di Maynard James Keenan. E anche quello di Aaron Turner. Conosco Burial personalmente.

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