The xx – I See You

The xx – I See You

Ci conviene andare dritti al punto: gli xx sono bravi, ci piacciono, il talento c’è e questo è innegabile, ma forse questo I See You ci costringe a un ridimensionamento  del trio londinese. L’esordio del 2009 aveva fatto innamorare un po’ tutti, finendo inevitabilmente per ispirare tentativi di replica tanto numerosi quanto poco riusciti (si vedano i London Grammar, lei bella e brava, però che noia). Coexist poi, che, a distanza di qualche anno, ha finora retto la prova del tempo, mostrava una poetica più definita, una versione aggiornata degli inizi; arpeggi e riff lasciavano uno spazio più ampio al lavoro di Jamie Smith, forse il vero regista dell’intero disco. Non pienamente soddisfatto, nel 2015 con In Colour tira fuori conigli e colombe dalla tuba, regalandoci l’album di quella e delle estati a venire. Grande lavoro, tanto che avendo assistito a tanta crescita, negli ultimi due anni non abbiamo potuto far altro che sperare che portasse la sua esperienza nel gruppo, che potesse rinnovarne il suono e la proposta in toto.

E in effetti c’è molto di Jamie nel terzo LP dei tre ragazzi di South London: i samples in “Dangerous” e “On Hold”, l’elettronica di “A Violent Noise”, i synth di Replica sono decisamente farina del suo sacco. Sia chiaro, l’album è bello, probabilmente si guadagnerà anche un posto nelle classifiche di fine anno. Però ci sembra che fallisca nel suo intento: gli xx avevano bisogno di rinnovarsi, eppure Romy e Oliver non hanno portato avanti nessun side-project, anzi ci si domanda cos’abbiano fatto negli ultimi cinque anni. Ci pare che il loro apporto al disco sia ciò che lo rende più debole rispetto ai due precedenti, perché quelle chitarre e quei bassi, accompagnati dal solito intreccio di voci e da una poetica che è rimasta più o meno invariata nel tempo, non possono che sapere di già sentito. D’altronde però ci è difficile immaginarli in una dimensione che non sia quella che li ha resi famosi.

I pezzi di In Colour che li vedevano ospiti funzionano alla grande, ma perché del lavoro sporco se n’era occupato Jamie, e allora il punto sta proprio qui: se Jamie si è evoluto ed è maturato, Oliver e Romy si sono limitati ad ammirare la crescita dell’amico e a tentare, in qualche modo, di legarla ai loro strumenti. Però se la chitarra di Romy ricorda a tratti i pezzi più allegri dei Cure di Disintegration (vedi “Replica”), e si sposa bene con le atmosfere variopinte dei suoni di Jamie, il basso di Oliver lo si vorrebbe più incisivo, e il cantato più accattivante. Le tracce partono, ma non decollano mai.

La sensazione è che gli xx abbiano fatto un disco primaverile, cioè per quel periodo dell’anno durante il quale non si sa mai come comportarsi, se uscire con la felpa zippata o con il maglioncino, se rallegrarsi per la vicinanza dell’estate o angosciarsi per quella degli esami. E a questo punto la domanda che ci si pone è la seguente: ha senso ascoltare I See You quando si possono ascoltare gli altri lavori? Noi, francamente, non ne siamo sicuri.

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Ho rimesso il disco nelle cuffie, sto camminando per il centro di Cagliari e il cielo è colorato dal tramonto. Tolgo le lenti da sole, metto quelle da vista; il bastione di Saint Remy è ancora chiuso per lavori ma quanta bellezza anche da qui sotto. È appena partita “Test Me”. Rimango sempre meravigliato quando cambio gli occhiali e la luce, che sembrava essersi nascosta, torna a illuminare ogni cosa; a quest’ora è quasi come riacquistare la vista. “You look but you never see”.

Dai ragazzi che anche questo funziona, è che ci facciamo fregare dalla nostalgia.

Studente universitario di Lettere. Amo la musica di Lucio Battisti e i film di Terrence Malick. A 14 anni volevo cantare come Phil Anselmo, oggi preferisco ascoltare Frank Ocean. Sono un odioso e irrazionale fan di Kanye West. La vita è bellissima a patto che Justin Vernon continui a fare dischi. Dio mi ama e sto cercando di capire come posso ricambiare.

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