The World Is a Beautiful Place & I Am No Longer Afraid to Die – Formlessness

The World Is a Beautiful Place & I Am No Longer Afraid to Die – Formlessness

Il giorno in cui riusciremo a mettere assieme un nostro modesto tributo a quello che è stato il lascito della scena emo… sarà un bel giorno. Se è vero come è vero che il tempo è galantuomo, lo sembra essere ancor di più con questo filone del rock che spesso, per ignoranza e confusione, è stato sminuito rispetto ad altre correnti degli stessi anni. Perché a bocce ferme e lavato via il trucco, dischi come quelli dei protagonisti in parola non solo continuano a non cedere neanche di un millimetro, ma risultano più che competitivi rispetto a roba che magari all’epoca ha venduto le centinaia di migliaia se non i milioni di copie (vedi alla voci grunge, crossover e nu-metal). 

E allora sarà bello catalogare quanto accaduto da quel Diary dei Sunny Day Real Estate, fino almeno alla prima ondata delle speranze del 2000 con Brand New, Thursday e Rival Schools, passando ovviamente prima per gente come Cap’n Jazz, Texas Is the Reason e Mineral che di fatto questo genere l’ha forgiato. Per altro tutta roba spesso fuori catalogo, che ci si affanna a cercare in Rete o di cui si aspetta invano una riedizione economica. Belle copertine, nomi di band fantasiosi, e rabbia giovanile espressa con un sentimento che anche crescendo pare meno puerile di ciò che invece può ispirare la musica dei campioni d’incassi che si sottintendeva. 


Nel frattempo è bene non perdere di vista ciò che c’è di buono in giro in questo campo, e allora ci pare che il gruppo di riferimento corrisponda in questo amorfo periodo storico a quello di maggior seguito, ovvero The World Is a Beautiful Place & I Am No Longer Afraid to Die, combo del Connecticut in continuo mutamento di formazione, ma riconducibile alla figura del cantante David Bello, che in questi giorni esce con la riformulazione del primo EP Formlessness, datato agosto 2010.

Oggi come all’epoca messo in piazza con Bandcamp, il mini consisteva di quattro canzoni di midwest emo di buona fattura, talvolta sconfinante nel post rock trasognato ed epico alla Explosions in the Sky. Nel corso degli anni, dei tour e dei continui cambi di lineup, quei pezzi sono evoluti e cambiati quanto basta per giustificarne la nuova registrazione datata 2016, e quindi il secondo lato dell’extended play. Nel primo la versione rimasterizzata dell’originale, nel secondo le stesse tracce aggiornate, più un inedito strumentale. Il tutto suona davvero figo e sonico il giusto, e dimostra quanto i ragazzi avessero in realtà trovato la quadra già agli esordi, e che quindi dischi come il celebrato – almeno da noi – Harmlessness dello scorso anno (l’avevamo piazzato in cima alla nostra chart come miglior disco rock del 2015) o il precedente Whenever, If Ever (2013) non dovevano sorprenderci come invece hanno fatto. 

Giusto parlare di loro, nonostante l’abbondanza di post idioti che pubblicano nel loro profilo Facebook – che può effettivamente indispettire – perché di fatto assieme a Prawn, Crash of Rhinos e Foxing sono tra il meglio che lo spirito emo legato al grandioso lascito degli anni ’90 continua ad offrire ai giorni nostri. Dove Harmlessness si avventurava visionario e acidissimo, andando ad arrampicarsi su vari altri rami del rock, Formlessness l’originale pare comodamente confinato nella formula canonica. La versione aggiornata, anche quando sbilenca e petulante, allarga il campo d’azione e riesce nell’obiettivo di rendere questo mini d’esordio un altro titolo imperdibile della band di David Bello. Non ci stupiremmo se lo speciale emo promesso dovesse essere ulteriormente rimandato per includere almeno il meglio di quanto è in giro in questo momento. In caso, state certi che The World Is a Beautiful Place saranno al centro dell’attenzione.

 

Sono un pubblicitario prestato al mondo del vino. Una notte ho sognato che vincevo al SuperEnalotto, e coi soldi vinti aprivo il miglior negozio di musica di sempre, dove si ascoltava e si vendeva solo la musica che dicevo io. Se qualcuno non era d'accordo, quella era la porta. Se fallivo, fallivo. Se facevo successo, chiamavo Mark Hollis a suonare in acustico e Oneohtrix Point Never a fare un DJ set. Mentre attendo che ciò diventi realtà, ho aperto con un po' di amici di lungo corso forumistico questo posto, dove mi rifugio tutti i giorni, non appena posso. Una volta ho quasi sfiorato la mano di Michael Stipe. Ho l'autografo di Maynard James Keenan. E anche quello di Aaron Turner. Conosco Burial personalmente.

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