Symphony in Ultraviolet: diario di un aspirante ascoltatore di musica classica

Qualche settimana fa, complice l’essermi innamorato delle note di Nils Frahm e Max Richter, mi è tornata voglia di provarci di nuovo con la musica classica. I precedenti tentativi erano falliti tutti in maniera molto misera, questo a causa non tanto della difficoltà musicale della materia ma dell’impossibilità di raccapezzarsi, senza una guida, in un mondo fatto di centinaia di versioni degli stessi pezzi interpretati da persone diverse. Questa cosa rende l’esperienza della musica classica profondamente diversa non solo da quella della musica rock ed elettronica, a cui sono abituato, ma anche rispetto a quella del jazz. Nel caso della classica, alle orecchie non ci arriva direttamente l’autore del pezzo, ma l’interpretazione di un esecutore, sia esso un pianista o il conduttore d’orchestra. Appassionati e studiosi spiegano che Chopin non è lo stesso se suonato da Pollini o da un altro musicista; io non lo so, non ho la capacità di cogliere certe differenze, posso solo fidarmi. Che fare, dunque?

In assenza di qualcuno che ti prenda per mano e ascolti le cose insieme a te, bisogna solo provare a seguire il proprio istinto musicale. E se la scintilla non può scoccare da una scorpacciata di musica classica fatta senza criterio, è altrettanto vero che una selezione di pezzi può essere utile per capire almeno da cosa partire. La Classical Essentials di Spotify mi ha proposto, tra le varie cose, l’ultimo movimento della nona sinfonia di Antonín Dvořák: “ecco il mio appiglio”, mi son subito detto, e da lì sono andato alla ricerca di qualche video per aggiungere una componente visiva al tutto. Ho trovato lo stesso pezzo performato da un’orchestra condotta da Gustavo Dudamel alla presenza di un Papa Ratzinger visibilmente turbato dalla svolazzante chioma dell’isterico maestro.

La storia di questa sinfonia, denominata “Dal Nuovo Mondo”, ci dice che il compositore ceco cercò di includere nella musica europea elementi presi in prestito da quella degli originari abitanti del continente americano, facendo probabilmente anche un po’ di confusione (così mi dicono e così riferisco, essendo io ignorante come una capra). È probabile che la Nona di Dvořák, nella sua completezza, mi sia piaciuta perché si avvicina molto a certe colonne sonore e quindi a un tipo di gusto e cultura più vicino ai nostri tempi, trasmette quella sensazione di epicità cinematografica che sì, è costruita, ma che riesce lo stesso a coinvolgere. Siamo o no cresciuti provando amore per la finzione narrativa?

Consumati i quattro movimenti in questione, mi sono sforzato di ascoltare qualcosina di diverso come Mahler, Chopin, Strauss, Mozart, Bach, Brahms, Beethoven, arrivando a capire che per me sarà necessario insistere inizialmente sulle sinfonie. Mi conosco, e per come sono fatto per poter arrivare ad apprezzare l’intimità di Chopin dovrò prima dedicarmi alla potenza e all’eleganza delle orchestre e sfogare questa voglia in particolare. Ho già raggiunto risultati apprezzabili anche con le inflazionatissime Quinta e Nona di Beethoven, anche se l’ancora più commerciale Serenata in Sol maggiore K. 525 di Mozart (“Eine kleine Nachtmusik” per gli amici) non scherza per nulla. Tra le cose che ero già riuscito ad apprezzare negli anni precedenti, le Danze ungheresi di Brahms e, per i momenti di vampirismo acuto lontani dalla luce del sole, la strafamosa Toccata e Fuga di Bach.

Oltre a spulciare Wikipedia scoprendo che a Mozart piaceva scrivere lettere e composizioni musicali sulle puzzette, sono riuscito a recuperare una timeline con tutti i compositori per poter dare una collocazione temporale a quella che era soltanto una confusa nuvola di nomi. Curiosamente, tra i nomi più recenti sono inclusi anche Brian Eno, John Carpenter, Frank Zappa e Giorgio Moroder. C’è da dire che orecchie abituate al post rock, all’ambient e al rock sperimentale dovrebbero in teoria essere più pronte di altre a iniziare un’avventura del genere. Bisogna sfruttare ciò che si ha.

Insomma, se volete provarci anche voi, individuate una composizione che vi piaccia davvero, cercate di capire perché e partite da lì. La materia è sterminata e personalmente continuo a non avere la minima idea di cosa comprare quando entro in un negozio di dischi e sposto cd sugli scaffali della sezione classica. Ma magari sarò io, prima o poi, a poter prendere una persona per mano e a guidarla fino all’ingresso di questo mondo straordinario.

Webmaster, blogger e ghostwriter. Si dice che abbia una compilation con dentro ogni buona canzone mai scritta. L'immagine della perfezione è la Via Lattea su una foresta di aghifoglie. Se ha un suono ha anche un colore, e questo vale anche per l'acqua. Com'è evidente, ha sempre parlato per enigmi. Low e Loveless in blu come dischi della vita.

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