Stranger Things – A Dark Vintage Fun Tale

Intro

C’è una prassi consolidata – quasi un codice – nei prodotti di fantasia degli anni Ottanta del Novecento: i primi minuti di proiezione sono un preludio all’atmosfera generale dell’opera; orpello stilistico, non per forza di cose aderente alla trama, dove vengono introdotti elementi (o personaggi) che verranno poi centrifugati nell’incidere narrativo. In Indiana Jones di Spielberg e Lucas, il pronao registico non era una mera introduzione, ma escamotage che poneva lo spettatore in luoghi confortevoli, come se fossimo già a conoscenza di chi fosse l’archeologo Henry Jones Junior.

Bio

Stranger Things, la nuova serie sci-fi prodotta da Netflix e realizzata dai gemelli Duffer, usa lo stesso stratagemma al negativo, presentandoci immediatamente le stranger things. L’anno in cui mamma Duffer li mise al mondo, nelle nostre sale cinematografiche, uscivano le seguenti pietre miliari generazionali: Ghostbusters, Terminator, La Storia Infinita, Nightmare, Indiana Jones e il tempio maledetto, Gremlins, Dune, Fenomeni Paranormali Incontrollabili.

Grazie all’effimera vitalità delle VHS (sempre siano lodate), tutti noi figli degli eighties siamo stati immersi nella vasca di deprivazione del fantastico e della sospensione dell’incredulità.

Anche certa letteratura, egemonizzata dalla prolissità di quel gigante di nome Stephen King, è stata il braccio destro di una deculturizzazione rieducativa. Ciò che Spielberg e co. tentarono fu una riscrittura della mappa cosmogonica umana, in un’età in cui era appena percepibile per i mortali l’influsso del pensiero debole e del nichilismo passivo al passo dell’oca computerizzata. Nulla di nuovo nel panorama culturale mondiale, solo un nuovo modo di raccontarlo.

Stranger Things lo potremmo bollare come omaggio e pastiche di generi? Si, ma con gusto e amore.

Spoilertelling

6 novembre 1983, Hawkins – Indiana (ci sono solo due Hawkins negli US, la più somigliante è in Wisconsin). Nei laboratori del dipartimento dell’energia un dottorino calvo cerca disperatamente di fuggire da La Cosa. Come ogni incipit horror che si rispetti il suo tentativo risulterà vano. Poco dopo siamo proiettati nella rassicurante vita dei protagonisti primi della serie: i millennial Goonies Mike, Will, Dustin e Lucas. Sono quattro amici dodicenni con la passione per la scienza e il gioco da tavolo Dungeons & Dragons. Li ho chiamati Goonies perché il capolavoro di Richard Donner (si, quello di Arma Letale) è uno dei riferimenti più facili da cogliere nell’alchimia tra i protagonisti. In realtà essendo tre caucasici e un afro-americano avrei potuto denominarli mini-acchiappafantasmi. Di ritorno a casa uno di loro, Will Byers, sparisce misteriosamente nell’oscurità. Misteriosamente per tutti gli abitanti di Hawkins, ma non per noi scafati spettatori. Si susseguono ricerche, dubbi e indizi che asservono a schematizzare gli altri protagonisti di un prodotto, tutto sommato, corale. L’icona di Beetlejuice Winona Ryder che, in costante overacting, rappresenta una ansiogena e credibile mamma di Will; lo sceriffo Hopper, interpretato da un’altra icona degli ’80 David Harbour; Nancy, sorella di Mike, che portando lo stesso nome della protagonista femminile di Nightmare non poteva che essere una tenace condottiera alla ricerca di un’indipendenza già femminista; Matthew Modine, sociopatico agente della CIA, a capo di un progetto non-tanto-segreto per il controllo della mente: MKUltra. In ultimo la vera stella della serie, la telecinetica Eleven, esperimento riuscito e fuggito dai laboratori, che aiuterà i tre ragazzini nella disperata ricerca del loro buddy. Mi fermo qui perché essendo un prodotto dove l’originalità è un concetto del tutto assente, la sua forza sta nell’immergersi totalmente nelle atmosfere spazio-temporali che i gemelli Duffer tratteggiano con cura. Ed è anche intrigante scovare le centinaia di citazioni disseminate tra le inquadrature. Alcune di esse le elencherò a breve.

Soundtrack

Uno dei punti forti della serie e varco dimensionale che mi ha permesso di comprendere che quasi tutto va compreso come operazione nostalgia di classe, è la colonna sonora. Alcuni classici degli anni – uno dei quali è innominabile perché esposto massicciamente alla sindrome YMCA (dicesi sindrome YMCA un brano ripetutamente utilizzato nei contesti più inopportuni sino a diventare inascoltabile) – si alternano tra le nebbie e gli inseguimenti in bicicletta.
Kyle Dixon e Michael Stein, membri della band texana SURVIVE, hanno anche firmato lo score per la serie e faranno uscire un album questo settembre via relapse records: tastiere\synth dark tra Twin Peaks, Fulci e Carpenter.
Ecco alcuni dei brani rock presenti in Stranger Things:

Jefferson Airplane – She Has Funny Cars
Jefferson Airplane – White Rabbit
Toto – Africa
The Seeds – Can’t Seem to Make You Mine
Modern English – I Melt With You
The Bangles – Hazy Shade of Winter
The Dawn – Tie a Yellow Ribbon
Peter Gabriel – Heroes
Foreigner – Waiting for a Girl Like You
Joy Division – Atmosphere
New Order – Elegia
Echo & The Bunnymen – Nocturnal Me
Corey Hart – Sunglasses at Night
Dolly Parton – The Bargain Store
Vangelis – Fields of Gold
Moby – When It’s Cold I’d Like to Die

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Memorabilia

– Steven Spileberg: Lo squalo; Incontri ravvicinati del terzo tipo; E.T.; Goonies (come produttore); Indiana Jones.
– La casa: c’è il poster nella camera di Jonathan, fratello del desaparecido Will e la cabin dei Byers ricorda la cabin di Raimi.
– Silent Hill: l’upsidedown è una copia sia del film che, soprattutto, del videogioco.
– Videodrome di Cronenberg: il mostro che esce dalle pareti gommose.
– Clive Barker: Hellraiser.
– Stephen King senza domani: La zona morta, Stand by me, L’acchiappasogni, Carrie, L’incendiaria.
– Predator e Alien: il demogorgon.
– John Carpenter: come composer e come regista di film quali La Cosa, La Nebbia, Distretto 13.
– Nancy, sorella di Mike, è lo stesso nome della protagonista di Nightmare on Elm Street.
– Winona, lo sceriffo e Matthew Modine sono icone degli anni ’80.
– X Files e Twin Peaks.
– Le foto scattate casualmente dal peeping tom Jonathan Byers ritraggono il monstrum come in Blowup di Antonioni.
– Sono 8 puntate come il titolo del celebre omaggio di J.J. Abrahms a Spielberg: Super 8.
– La camera di deprivazione è presa da Alter States del 1980.
– Star Wars: Dustin nomina Eleven come novella Yoda e ripete costantemente il tradimento di Lando ne L’Impero colpisce ancora.
– Il finto poliziotto che scopre il fake body di Will nella cava dice di chiamarsi O’Bannon, come lo scrittore di Alien.
– Il gruppo di ragazzini è di quattro piccoli scienziati: tre bianchi e un nero. Come gli Acchiappafantasmi.
– Il vero nome di Eleven è Jane. Jane Doe è un nome fittizio usato in America per indicare una persona senza identità.

The End?
Stranger Things è un prodotto curatissimo che miscela sci-fi, avventura, giallo e horror in dosaggi sapienti. Nulla, dai personaggi all’intreccio, brillerà di luce propria, ma è con questo senso di confortevole deja-vu che i Duffer compiono l’operazione più interessante: riprendere canoni, stilemi, suoni e atmosfere e proporre un prodotto di intrattenimento ancora oggi godibile (più nella prime puntate) e accattivante, aggirando quelle che sono le restrittive norme di censura americane (il notorio PG13). Sarà impossibile non amare Will, Mike, Dustin, Lucas e Eleven, come sarà impossibile resistere a veri momenti di tensione emotiva ed orrore. Da metà serie, ovvero quando inizia a quadrare il cerchio, la qualità cala leggermente tra scivolate di sceneggiatura e fx che danneggiano più che valorizzare il prodotto. Bene o male le pellicole anni ’80 contavano su un fascino un po’ artigianale che qui manca del tutto. La già annunciata seconda serie riprenderà tutti quei punti di domanda lasciati irrisolti nel ritrovamento di Will e nella scomparsa di Elle?

Laureato in filosofia con una tesi sull'Elogio della Lentezza nel laurearsi in filosofia, passo la giovinezza su un albero, il che rendeva più che altro difficile cibarsi e comunicare. Ho usato una volta sola la macchina del tempo e son finito qui e ora. Non mi piace, preferivo prima.

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