St.Vincent – Masseduction

St.Vincent – Masseduction

La bravura di Annie Clark non si discute. L’ha dimostrata sin dagli esordi, l’ha confermata nel tempo. Per lei il binomio brava e bella pare non essere mai messo in discussione. Come avrà vissuto il peso di questa responsabilità la nostra St.Vincent durante la creazione del suo quinto disco solista?
Quello che ci mostra è l’impersonificazione di un personaggio molto sicuro di sé, basti vedere la campagna promozionale legata al lancio di questo disco: studiatissima nelle pose, dall’intento probabilmente ironico ma dal risultato finale saccente e antipatico. Quello che ci racconta Masseduction è invece l’esigenza di continuare a buttare carne al fuoco, il tentativo di superare e mutare ciò che è stato fatto in precedenza. Se ci possiamo permettere di fare della psicologia spicciola, quello che realmente trasmette della sua autrice è quel bisogno proprio di ogni primo della classe di spingersi oltre ciò che gli altri si aspetterebbero, più per dimostrare qualcosa a se stessi che al pubblico che si ha davanti.

A distanza di qualche mese dall’uscita del disco, possiamo ben dire che dopo il primo ascolto straniante, si riesca a diramare la matassa e districarsi nella giungla art rock che Masseduction propone. È proprio quando si arriva a interpretarne le intenzioni che l’interesse nel tornare ad ascoltare il lavoro nella sua interezza viene meno. Le canzoni che rimangono impresse e sulle quali ci i ritrova a schiacciare nuovamente play sono poche, mentre una buona metà si lascia dimenticare facilmente.

Analizzando a mente lucida il lavoro, lasciato quindi decantare l’hype, ci chiediamo: a questo giro St.Vincent non avrà forse voluto strafare inutilmente? A tratti sembra proprio che venga perso il sano senso della misura, la sobrietà. No, non avrebbe bisogno di tutta questa estrosità sopra le righe per dimostrare che è un fenomeno: lo è e lo prova al meglio quando maneggia con classe pochi elementi, soprattutto voce e chitarra. Eccoci quindi a un altro punto chiave dolente: lo strumento che ci aspetteremmo di trovare protagonista del disco è ridotto a qualche ricciolo virtuosistico mentre vengono privilegiate sonorità sintetiche ed elettroniche, fredde e impersonali.

È normale che un artista a volte disattenda le attese, all’interno di una discografia ricca è umanamente accettabile trovare almeno un album che non faccia centro pieno. Giudichiamo questo lavoro di Annie Clark una prova di forza sconclusionata e confusa, e speriamo che serva alla nostra St.Vincent per ricalibrare la rotta e fare un bilancio delle sue possibilità.Per fortuna il futuro è tutto da scrivere, Annie si è dimostrata una persona saggia e speriamo che ritrovi la retta via: mica vorrà farsi prendere la mano e diventare una versione al femminile di Matthew Bellamy?

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