SPOILER: The Night Of

Attenzione: questo post contiene supposizioni sull’evolversi di The Night Of, la serie tv dell’estate 2016. Va da sé che seguono spoiler che chi non ha già visto le prime due puntate farebbe bene ad evitare.

The Night Of racconta la storia di uno studente americano di origini pakistane che in una sola notte riesce a passare dal paradiso al carcere, con l’accusa di omicidio. Tra gli scrittori del plot e della sceneggiatura un autore che ha in curriculum qualche episodio di The Wire. Uno dei protagonisti, forse il commissario Box o l’avvocato Jack Stone – splendidamente interpretato da John Turturro – doveva essere il povero James Gandolfini. E che gran figa che sono andati a pizzicare per fare la ragazza…

Durante i primi due episodi, almeno due indizi lasciano intendere che il vero assassino possa essere uno dei due omoni neri (actually, quello particolarmente nero e con lo sguardo incazzato) con cui Naz e la bella fanciulla di nome Andrea hanno un diverbio davanti all’ingresso dell’abitazione di lei, prima di entrarvi.

È tutto molto realistico. Sappiamo già quasi tutto di quella notte fin da subito. Ciò che non sappiamo sono i veri particolari che faranno la differenza. In ogni caso, nero colpevole o non nero colpevole, Naz si farà vent’anni dritti come una spada e poi verrà fuori l’ingiustizia. O, peggio ancora, le prove saranno così schiaccianti che il drama virerà sulla salute del ragazzo. Probabilmente non finisce bene… 

Tuttavia se continua in maniera ansiogena come è iniziata, sarà dura arrivare all’ottava puntata. È da vedere a quanto/cosa serve il personaggio di Turturro, che finora sembra il classico avvocato che in un modo o nell’altro ti salva il culo, non il Saul Goodman della situazione. Speriamo nel lieto fine, ma bisogna vedere se effettivamente vogliono solo raccontare una storia o fare una metafora del binomio minoranze + sistema di giustizia statunitense, che nell’ultimo anno-anno e mezzo non se la sta passando per niente bene agli occhi dell’opinione pubblica U.S.A.

Turturro è l’outsider della situazione, ma non sembra nemmeno Perry Mason. Conosce il sistema e difende gli emarginati, ma è un avvocato di poco conto che va in tribunale in infradito: right place, right time. Almeno da queste prime puntate non sembra rendersi effettivamente conto della gravità della situazione (non vuole sapere la verità perché la verità non aiuta), accecato dalla possibilità che la risonanza di un caso del genere potrebbe dargli. Non è ancora a conoscenza delle prove dell’accusa, ma pare non creda nemmeno molto all’innocenza di Naz. E, prima di sbilanciarci, dobbiamo pensare al fatto che nemmeno noi sappiamo la verità. Sappiamo solo che lei ha lasciato aperta la porta sul retro per fare uscire il gatto e che uno dei due omoni neri (actually, quello meno nero e più cazzone) che testimonia ha dichiarato di averli incrociati di fronte all’abitazione da solo. Potrebbero essere soltanto depistaggi: tipo che il nero sospetto è un drug dealer e l’altro lo ha solo coperto, ma potrebbe anche essere stato Naz in preda a una drug rage. È ancora presto per vedere dove andrà a parare. Il timore è che l’ansia – rimarcata anche dalla bomboletta anti-asma che torna e ritorna di continuo – sarà il minimo comune denominatore della serie (le scene che colpisono di più sono state quelle di ‘sto ragazzetto chiuso in quella prigione mostruosa), tuttavia è più verosimile che si virerà più sul legal thriller che sul noir.

La serie si dividerà tra tribunale, prigione e (se davvero hanno imparato la lezione di The Wire e vogliono davvero rendere rotondo ogni personaggio) commissariato con le indagini di Box. Ed è proprio questo scenario che fa sperare nel ruolo di Turturro: se dovesse finire bene, il suo ruolo potrebbe essere fin troppo salvifico per risultare credibile, considerato come l’hanno introdotto in queste prime due puntate; se dovesse finire male, speriamo che non sia marginalizzato perché finora ci piace molto.

Laureato in filosofia con una tesi sull'Elogio della Lentezza nel laurearsi in filosofia, passo la giovinezza su un albero, il che rendeva più che altro difficile cibarsi e comunicare. Ho usato una volta sola la macchina del tempo e son finito qui e ora. Non mi piace, preferivo prima.

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