Sigur Rós live @ Forum di Assago, Milano 2017

Avevo dei trascorsi personali con gli Sigur Rós. Sono stati una parte molto importante della mia formazione musicale ai tempi in cui le tv musicali erano un fattore per un ragazzino a cui piaceva la musica che non passavano alla radio, quei tempi in cui guardavi un video e andavi su WinMX prima e su eMule poi a “informarti” sulle altre canzoni famose che quel gruppo aveva fatto. Poi sono sempre stato felice per averli scoperti quando non erano di dominio pubblico, e soprattutto quando erano ancora disponibili le edizioni originali dei cd, quindi Ágætis Byrjun aveva un libretto, ( ) aveva un libretto con pagine in lucido e prendendo in mano il digipak di Takk.. avevi paura di sporcarti le mani perché davvero sembrava fatto di legno e colorato col carboncino. Per di più, il fatto di non essere riuscito a vederli live perché il terrone squattrinato che sono non era riuscito a mettere da parte abbastanza soldi da permettermi viaggio + biglietto (il pernottamento alla stazione sarebbe andato più che bene) a Roma nel 2008, e l’aver letto le descrizioni estatiche di gente che ci era andata, sono sempre state cose che mi hanno fatto un po’ male e nel tempo sono stati uno dei miei più grandi rimorsi concertistici (insieme ai REM, ma quello è un capitolo che è meglio non aprire).
L’essersi trasferiti a Milano e l’avere a portata di metro praticamente tutti i migliori artisti che passano in Italia, come potete immaginare, è sempre stata una cosa per me molto strana. In quei tempi di cui vi ho parlato poco sopra, per vedere concerti mi sono sciroppato ore ed ore di viaggio tra treni, aerei e pullman, e a posteriori alcune di queste traversate sono state fatte anche per gruppi vergognosi. Le nottate passate in giro per le città più grandi (e non) del nord Italia (e non) erano la norma per vedere un’oretta e mezzo di live, che nel migliore dei casi era memorabile, nel peggiore era un’occasione per vedere velocemente uno scorcio di Duomo o di Piazza Maggiore. E adesso mi trovo a poter vedere live un gruppo con il quale sono cresciuto a mezz’ora di metropolitana. Non mi ci abituerò mai.
È che, quando la situazione è questa, arrivo al Forum, mi siedo, mi guardo in giro facendo caso ai prezzi assurdi del merch, ma l’incredulità non mi passa. Solo che poi le luci si spengono, la gente (compreso me) ruggisce, il gruppo sale sul palco e dall’incredulità passi all’euforia in uno schiocco di dita.
Non vi farò una cronaca track-to-track, perché davvero non avrebbe senso. Gli Sigur Rós sono dei fuoriclasse. Sono in giro da chissà quanti anni, e nonostante questo non si riducono a fare il compitino, si vede che quello che suonano è sentito. Oh chiariamoci, non sono certo quelli di Heima, e non solo perché non hanno più il tastierista. Quella vena ingenua non c’è più, spazzata via sia dall’esperienza ormai incalcolabile che hanno accumulato da allora, sia dalle dimensioni che hanno raggiunto, che non permettono più di suonare in scenari esotici che sembrano usciti da Soil di Atsushi Kaneko – quantomeno non fuori dall’Islanda. La musica, però, rimane quella che amiamo, e in fondo è l’unica cosa che conta, no? E allora fa niente se non li segui più con l’ansia spasmodica di 10 anni fa quando uscivi prima da lavoro per andare al negozio di dischi a comprare Með suð í eyrum við spilum endalaust, fa niente se non hai ascoltato i bootleg su youtube per imparare a memoria le canzoni che ci saranno nel prossimo disco, fa niente, tanto la pelle d’oca te la faranno venire comunque anche con i pezzi nuovi che non hai mai sentito.
Nota di merito alle luci di scena: una soluzione diversa ad ogni canzone, dalle semplici proiezioni astratte alle elaborazioni poligonali fino a dei veri e propri fuochi d’artificio durante Sæglópur, che personalmente è stato il punto più alto del concerto. Gli Sigur Rós sono dei fuoriclasse, dicevo, e lo sono perché ok le coreografie, ma se fossero stati su un palco spoglio solo loro e gli strumenti, lo show sarebbe stato ugualmente superbo. Al netto di un Georg Hólm immobile e concentrato, gli altri due Sigur Rós rimasti – il batterista Páll Dýrason e Jónsi – sono trascinanti come professionisti molto più conosciuti di loro: il primo mette le marce alte già alla seconda canzone, splendendo chiaramente sui pezzi in cui è protagonista (le varie Glósóli, Ný Batterí, Dauðalagið), mentre il secondo si scalda con più calma, e nel secondo set regala delle robe che anche volendo non saprei come descrivere. Tiene una nota per quelli che sono sembrati anni, lasciando da solo in silenzio tutto il forum nonostante due tentativi di applausi del pubblico che si è dovuto convertire alla muta devozione. Rende una già superlativa Popplagið incendiaria con un momento molto rocchenròll sul finale in cui butta a terra un amplificatore. Qui però tocca essere banali: la parte del leone, in ogni discorso che riguardi una performance live degli Sigur Rós rimane la qualità della loro musica. Se già da Ekki Múkk era chiaro che non si scherzava per niente, da Glósóli sono decollati senza alcuna intenzione di atterrare. Uno spettacolo con pochi eguali. Takk dovremmo dirlo noi.

Leggo fumetti e ascolto musica molto più di quanto sarebbe sano, ma molto meno di quanto vorrei. Tampono il vuoto con serie, film e pigrizia.

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