Savages – Adore Life

Savages – Adore Life

Le Savages sono la dimostrazione di come lo spirito post punk possa ancora avere un suo posto nel panorama rock attuale. A sette anni da Primary Colours e a quattordici da Turn on the Bright Lights, ma soprattutto a trentasette dagli originali Unknown Pleasures e 154, quella carica vive in maniera così intensa che si fa fatica a parlare di revival. E Silence Yourself e Adore Life non hanno neanche la necessità di dover riprodurre il suono grezzo degli oscuri tempi andati per giocare con la percezione temporale del pubblico: l’attitudine è la chiave. Tuttavia, Adore Life perde qualcosa rispetto al suo predecessore.

Mentre Silence Yourself era stato registrato praticamente in presa diretta, per Adore Life ogni parte è stata definita ed elaborata per conto proprio e con la ferma intenzione di produrre un risultato complessivo che fosse il più loud possibile. Aspettative assolutamente non tradite dal punto di vista della potenza sonora, ma è venuto a mancare ciò che nell’album d’esordio era testimone di quell’urgenza espressiva che è sempre un fattore fondamentale. E lo è ancora di più quando si ha a che fare con una qualsiasi declinazione del termine “punk”. Sentitissimo, Adore Life, ma che sia più ragionato lo si avverte in maniera molto chiara anche quando va alla ricerca del pathos a tutti i costi, col divieto assoluto di abbozzare un sorriso. Anche quando si esprime amore (anzi, adorazione) per la vita lo si fa in maniera molto seria e solenne, perché non c’è nulla da scherzare. Del resto il sapersi prendere più o meno sul serio non è per tutti né volontà di tutti, e se è vero che da quel punto di vista Jehnny Beth non è il suo stimatissimo David Bowie, è anche vero che nessuno è David Bowie. In questo è più simile al suo altro maestro spirituale, Michael Gira, dal quale sta cercando di imparare la sublime arte di trasformare le proprie sensazioni in materia universale per non ricadere nei soliti cliché. Diciamo che ce la sta mettendo tutta, ma non sempre ci riesce. Nonostante tutte queste considerazioni, l’ascolto di Adore Life resta obbligatorio, soprattutto se si ha il sospetto che il rock inteso come pura e semplice combinazione di basso, chitarra, batteria e voce sia in via di estinzione. Sarà anche più ponderato di Silence Yourself, ma non è meno sincero e diretto e fa comunque piacere viverlo finché dura. Vogliamo dare un valore a queste cose, oppure no?

Webmaster, blogger e ghostwriter. Si dice che abbia una compilation con dentro ogni buona canzone mai scritta. L'immagine della perfezione è la Via Lattea su una foresta di aghifoglie. Se ha un suono ha anche un colore, e questo vale anche per l'acqua. Com'è evidente, ha sempre parlato per enigmi. Low e Loveless in blu come dischi della vita.

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