Roly Porter – Third Law

Roly Porter – Third Law

Tra i due membri del progetto Vex’d abbiamo sempre riservato più attenzioni a Jamie Teasdale (Kuedo) trascurando invece l’altro volto di quella creatura bifronte, Roly Porter. Non abbiamo giustificazioni valide visto che i lavori di Porter non sono certo difficili da decifrare per chi già ama Lustmord o Ben Frost (ormai un’unità di misura ufficialmente riconosciuta, almeno fino al prossimo album).

“A coming to terms with his goal of leaving dance music as it is, free to explore ideas of rhythm, bass, sound design within his own world without having to shape any of these elements to fit preconceived ideas or rules”, è in questo modo che viene spiegato cosa c’è dietro il suo nuovo Third Law, uscito per la Tri Angle Records. Come la sua controparte, Porter si ispira alle sue fonti fantascientifiche preferite, e per quanto non sia materia particolarmente originale la sua interpretazione non è affatto priva di fascino. In un certo senso, resta agganciata a quella che è la realtà (cfr. Life Cycle of a Massive Star), per cui non si atterra a Cloud City col Millennium Falcon ma si ha piuttosto l’impressione di essere in orbita sulla ISS; non si guarda attraverso gli occhi di un androide ma attraverso quello del telescopio spaziale Hubble.

Third Law prende le mosse da evidenti elementi fantasiosi e continua a svilupparsi in quella direzione, ma tali sensazioni restano inalterate. “4101” è un riferimento a Cities in Flight dell’autore sci-fi James Blish, mentre le voci iniziali seguono i movimenti nervosi di un occhio come se si fosse in 2001: A Space Odyssey, ma più che un trip psichedelico immaginario qui si ha l’effetto di un viaggio spaziale vero e proprio. Third Law è un disco dark ambient di movimento, sa scorrere efficacemente tanto lento e ruvido quanto violento ed esplosivo, sgretola il ricordo del passo urbano di Burial (cfr. “In System”) e ne mescola i frammenti con la kosmische musik di Klaus Schulze.

L’apice emotivo è rappresentato dagli ultimi due minuti di “Known Space”, grazie al modo in cui ci si arriva. Se di notte siete mai rimasti ad osservare lo spazio vuoto tra una stella e l’altra, se mentre realizzavate la straordinaria grandezza di quelle distanze avete improvvisamente scorto un lieve chiarore o un puntino luminoso in movimento, forse avete già familiarità con quella stessa sensazione. Restando con i piedi per terra, invece, la reunion dei Vex’d è ormai realtà, e date le esperienze di Jamie e Roly siamo davvero curiosi di ascoltare il successore di Cloud Seed.

Webmaster, blogger e ghostwriter. Si dice che abbia una compilation con dentro ogni buona canzone mai scritta. L'immagine della perfezione è la Via Lattea su una foresta di aghifoglie. Se ha un suono ha anche un colore, e questo vale anche per l'acqua. Com'è evidente, ha sempre parlato per enigmi. Low e Loveless in blu come dischi della vita.

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