Yung Lean: rap per tristi bianchi

yung-lean-Yung Lean è un rapper europeo classe 1996 che grazie alla viralità dei primi singoli caricati su youtube due anni fa, è riuscito nel creare un folto seguito, tra il serio e il faceto, mirando ad un target quanto mai bizzarro, quello dei giovani bianchi freschi di adolescenza (con tutto ciò che si porta appresso) plagiati dal lato più geek di internet.
A cavallo tra 2013 e 2014 il successo del giovane Svedese è andato linearmente crescendo grazie al fondamentale chiacchiericcio sui vari social, che piano piano ha ingrossato le file dei fan dei Sad Boys, la crew che fa da spalla a Lean, e generando un quantitativo impressionante di creazioni multimediali, tutte ispirate ovviamente a questa “avanguardistica” poetica fatta di colori acidi, estratti dalla cultura nerd/internettiana e abuso di ideogrammi. Proprio osservando alcuni di questi contenuti ermetici su alcune pagine Facebook sono finito poi per incappare nel video di “Kyoto” sul tubo, e quello che ho ascoltato nel tempo mi ha anche conquistato, un riscontro positivo insomma che ha attirato ancora di più la mia attenzione, spingendomi a pensare che ci fosse qualcosa oltre la forma esteriore. Il movimento dunque ha rapito anche me (in realtà da aficionado delle sottoculture weird internettiane ero stato rapito anche prima di ascoltarlo), e ho subito provveduto a recuperare il materiale precedente, per motivi forse non totalmente riconducibili alla pura curiosità musicale, del resto il brano era carino niente di più… Piuttosto volevo capire come e perché si genera un meme del genere, più o meno le stesse motivazioni che mi hanno spinto ad indagare nel tempo sul fenomeno Lil B, o ancora peggio quando ho provato a capire del perché dell’esistenza del fandom adulto di My Little Pony. Ovviamente non ci sono riuscito, per cui passiamo alla musica. In fase di ascolto primo mixtape (Unknown Death 2002) non avrei esitato un attimo scegliendo di parlarne proprio nel blog piuttosto che nel sito con una recensione vera, la produzione era di quel grezzo il cui confine tra orribile e apprezzabile risulta sempre incerto, il rappato ultra dilatato e poco sopportabile, i brani in generale poco ispirati, insomma un prodotto ingenuo e conosciuto più per l’estetica che lo permea piuttosto che per il contenuto. Il disco Unknown Memory, appena uscito, pur non tradendo lo spirito scherzoso dell’originale, suona più maturo e “studiato”, ma ancora non abbastanza da indurmi a parlarne nel sito principale, insomma come un degno disco di hip hop. Il flow a tratti più organico, la presenza di qualche ritornello catchy, e in generale una maggiore orecchiabilità dei brani, confermano in parte la voglia volersi far prendere sul serio, di voler presentarsi non solo come fenomeno culturale ma anche come musicista, risultato ottenuto solo in piccola parte, molto probabilmente per alcune scelte volontarie fatte dalla stessa crew;  mi riferisco alle tracce in cui il l’accompagnamento vocale lento e atonale la fanno da padrone, tracce che sembrano volutamente scostanti e  fatte così (male), per cui il dubbio che il giovane voglia ancora alimentare il personaggio e non abbandonare tutto il circo che c’è dietro mi ha infine spinto a trattarlo ancora come figura da blog, scelta forse giusta o forse sbagliata. Le basi. uno degli aspetti migliori, faranno sicuramente la felicità di chi ha amato il sodalizio A$ap Rocky/Clams Casino o ancora prima dallo stile Chopped and Screwed, da cui i sadboys attingono pesantemente (non a caso proprio la A$ap Mob è stata accusata spesso di essere rap per bianchi…). Yung+Lean++doerAi testi non provate neanche ad avvicinarvi se prima non avete tentato almeno di capire (non dico apprezzare perché è dura…) l’immaginario a cui si riferisce questo movimento squisitamente figlio dei giorni nostri e della cultura digitale portata agli estremi. Se il futuro di Yung Lean è quello di Ghosttown, con la collaborazione dell’americano (scuola Kanye West) Travi$ Scott, allora non vedo l’ora di sentire cosa può seriamente offrire questo giovanissimo del white rap, che meme o non meme, ha fatto un passo in avanti, sfidando seppure in chiave totalmente  ironica e naïf  (i testi sono totalmente distanti dalla poetica hip hop classica, così come anche la qualità decisamente inferiore) la scena del rap emergente americano.
Insomma calcando molto la mano, Yung Lean potrebbe essere la risposta europea alla goliardia della OFWGKTA, unita all’entusiasmo memetico generato da Lil B (prendete ovviamente con le pinze questo confronto, la differenza di qualità con Odd Future è abissale), un personaggio dunque  meritevole d’attenzione e da tenere sott’occhio, se non per la musica, almeno per farci quattro risate e per conoscere uno dei numerosi fenomeni che oggigiorno si generano spontaneamente nel mondo. In alcune lande desolate è già realtà la moda del cappellino da pescatore e dell’Arizona Iced Tea …(forse la contropartita nostra alla bevanda viola a base di Codeina e Prometazina tanto cara ai movimenti rap del Texas e dintorni).


3 VS 3 da Unknown Death 2002 e Unknown Memory:
Lemonade
Gatorade
Hurt
Ghosttown
Yoshi City
Volt