Voglia di Nord

angelo nardelli 1951Quando rimanemmo bloccati all’aeroporto di Riga per una notte intera aspettando che cessasse la bufera perfetta per poi salire a bordo del primo volo per Stoccolma, riuscimmo in pochi minuti a riconoscere l’unico miserabile italiano rimasto nella nostra stessa condizione. Era un tipo sui 40 che faceva il ristoratore a Pisa e stava andando a trovare il suo migliore amico che apriva a sua volta un locale di cucina toscana a Lappeenranta, da qualche parte nella Carelia meridionale, ovvero in Finlandia. Si era mosso con un paio di giorni d’anticipo, ma ancora non riusciva a raggiungere la destinazione finale, quindi aveva passato oltre ventiquattr’ore all’interno dell’aeroporto, seduto a un terminal diverso ogni volta, sperando che fosse quella buona. Perfino gli aerei per la Russia decollavano, quelli per la vicinissima Svezia oper Helsinki manco a provare a chiederlo. Nie!

Poi alla fine ce l’abbiamo fatta tutti quanti, e ancora oggi siamo amici su Facebook. Ma il ricordo di quell’esperienza, di quella pizza disgustosa nell’unico punto rimasto aperto tutta la notte a Riga, delle passeggiate in una Stoccolma con 40 centimetri di neve nel giorno di Santa Lucia, dello shopping per le vie di Gamla Stan e di tutte le cose viste e vissute in quei giorni… non ci posso fare niente ma ogni anno di questo periodo mi torna prepotentemente in testa e mi mette voglia di fare la valigia per andare a prendere il freddo vero. Sognando il Nord sì, ma mica per andare a rompere i coglioni agli Ulver sottocasa o ad altri personaggi di nero vestiti della scena progressive death metal scandinava. E neanche per vedere il fantomatico sole di mezzanotte che – come recitava lo striscione di studenti Erasmus di stanza a Bergen durante un Norvegia vs. Italia di qualche anno fa – è probabilmente una grandissima cagata.

No. Semmai per vivere l’inverno ancora più intensamente, almeno per qualche giorno, e tornare a casa più vissuti, anche perché non è assolutamente detto che uno debba andare a quelle latitudini soltanto nei mesi d’estate.

E allora, visto che ormai non mi sono organizzato, finisco per fantasticare creando intorno a me l’ambiente che mi permette di esserci almeno con la testa. Non potendo conciarmi come uno dei protagonisti della Serie TV Vikings, e non volendomi adattare ai tessuti tecnici di alcuni brand di moda quest’anno (The North Face in particolare) che proprio non riescono a entusiasmarmi, il compromesso più elegante per provare a immedesimarsi anche nello stile, in ufficio come all’università, la sera nel pub del centro oppure “a casa di”, è la linea 1951 di Angelo Nardelli, ideale per un autunno-inverno cercando di coinvolgere qualcuno a una nuova spedizione verso lande scandinave al più presto. Quel barabba roscio scelto come modello fa il resto.

arto paasilinna lepreLe letture prescelte non possono che essere quelle di casa Iperborea, ovvero la label più cool (bello il doppio senso eh?) dell’inverno, che pubblica autori scandinavi o comunque nordici in edizioni che hai davvero la voglia di sfogliare e sfiorare con le dita, con la stessa piacevole sensazione di quando maneggi un vinile, tocchi un tessuto di cashmere o lisci il pelo del tuo felino addomesticato mentre siedi assieme a lui illuminato dalla luce della stufa a pellet. Avendo già letto i best-seller L’anno della lepre (di Arto Paasilinna) e Il cerchio celtico (di Björn Larsson), quest’anno penso di ordinare qualcosa di Mikael Niemi o di Viktor Arnar Ingólfsson, ma sono apertissimo a consigli. Non importa il genere, l’importante è che sia un bel libro. Se poi aggiunge qualcosa all’immaginario di cui sto vaneggiando, tanto meglio.

Per la musica, dato che i Sigur Rós ormai mi danno noia molesta, viene troppo facile parlare di The Knife e Fever Ray, con puntate nel vecchio catalogo di Röyksopp e The Field. Soprattutto elettronica in questi casi, al massimo posso concedere il folk delle First Aid Kit nel giorno di Natale e Santo Stefano, ma vuoi mettere con Silent Shout o con l’impenetrabile, massiccio, malvagissimo ultimo disco di Karin e Olof? A me Shaking the Habitual sta piano piano conquistando. Massimo rispetto.

Se poi uno potesse permettersi una Volvo V40 Cross Country, versione Momentum (cioé con tutti quei piccoli optional e settaggi che fanno la differenza in comfort e stilosità), allora sarebbe già in viaggio verso Nord, probabilmente.