Viaggi + Miraggi: Praga

Ci sono almeno tre modi per visitare Praga la magica.
Il primo è il classico finesettimana lungo, in cui pur correndo da una parte all’altra e nonostante il ristoro in un caratteristico hotel del centro, fallisci miseramente nel tentativo di capire dove ti trovi. Mettiamolo subito in chiaro: nella capitale ceca c’è davvero tantissimo da vedere, vivere e ricordare; impossibile farsi bastare quei tre-quattro giorni coi quali i più pensano di riportare indietro lo scalpo di una delle città più belle e culturalmente profonde che ci è capitato di visitare nel povero vecchio continente. Occorrerà almeno un’altra tappa per soddisfare perlomeno una simile pretesa, e ancor più per poter dire di aver vissuto Praga.

La seconda modalità è quella di chi come Raffaele e Filippo – due ragazzi che abbiamo incontrato in uno dei club notturni della città nuova – è arrivato con intenzioni bellicose ed è convinto che le bellissime ragazze ceche siano lì ad aspettare proprio loro, vestiti con volgari t shirt Dolce e Gabbana oppure con una felpa su cui, fra un lato e l’altro della zip che la incide centralmente, è scritto a caratteri cubitali I T A L I A, tre lettere da una parte e tre dall’altra. A personaggi come questi non interesserà mai di conoscere la leggenda del Golem, o quella dietro all’orologio astronomico – davanti al quale però si fermano a fare una foto, almeno questo – di visitare il quartiere ebraico e addirittura di andare su fino al castello, dall’altra parte della Morava, il fiume che divide in due Praga (sul lato destro Nove Mesto, ovvero la città nuova – che detto così uno si aspetta grattacieli e modernità, quando invece… – su quello sinistro Stare Mesto, l’antico centro, il castello, la cattedrale di San Vito, il rione barocco-rinascimentale di Mala Strana e il celebre Golden Lane). Filippo è la seconda volta che visita Praga, ma non è mai stato al castello. Non ha mai attraversato il fatidico Ponte Carlo, il collegamento più suggestivo fra i due lati, quello dove Kanye West rappa nel video di “Diamonds From Sierra Leone”. Figuriamoci cosa gli può interessare delle storie raccontate da Franz Kafka o Milan Kundera. In compenso conosce qualche discoteca nuova – del tutto identiche a quelle italiane, almeno nel centro – e i night-bordelli più celebri, dove effettivamente puoi incontrare la fauna tanto agognata (in caso di necessità, segnatevi il Darling, poco distante dal museo d’arte moderna: così unite cultura e piacere una volta per tutte). In circostanze come queste, torni a casa con la felpa Praha Drinking Team e stai contento così perché ci sei stato, anche se difficilmente riesci a parlarne per più di trenta secondi.

La terza via è quella di prendere atto sin dai giorni prima della partenza che sarà impossibile vedere tutto in poco tempo, di stare quindi sveglio fino a tardi per vivere la città anche di notte e fare nuove conoscenze, e magari alzarti entro le 9.30, prima che la prima colazione già pagata svanisca nel nulla e poi ancora via, di nuovo immerso nell’atmosfera gotica della città. Se hai la possibilità di stare almeno una settimana, puoi anche provare ad organizzarti, altrimenti la mossa più saggia è documentarsi e sapere cosa si vuole fare e cosa ci si aspetta dal viaggio in una delle capitali più ricche di storie diverse che potrete mai visitare. In soccorso e non per fare gli sboroni, ci sentiamo di consigliare Praga Magica, il libro di Angelo Maria Ripellino (Einaudi, 10 neuroni) che racconta per filo e per segno la storia e soprattutto le leggende su Rodolfo II e le sue ossessioni alchi-mistiche, sul soldato Svejk, sul mostruoso Golem, sull’orologio astronomico del maestro Hanuš e sulle passeggiate notturne di Kafka. Non stiamo qui a raccontare tutte queste cose, se vi interessa saperne di più – perché a meno che non ve le abbia raccontate qualcuno o abbiate passioni esoteriche, per voi sono tutte storie che avete al massimo sentito accennate per sbaglio in qualche quiz televisivo – questo libro è davvero ben fatto.

Ci permettiamo tuttavia di segnalare anche pochi titoli fondamentali per raggiungere Praga e poi osservarla con gli occhi giusti:

Franz Kafka – Il processo; Il castello; La metamorfosi
Milan Kundera – L’insostenibile leggerezza dell’essere; La vita è altrove
Jaroslav Hasek – Le avventure del buon soldato Svejk
Jaroslav Seifert – Vestita di luce
Josef Skvorecki – I codardi
Umberto Eco – Il Pendolo di Foucault

ISIS – In the Absence of Truth
Lustmord – Carbon Core
Slowdive – Pygmalion
These New Puritans – Hidden
Tool – Lateralus

Abbiamo preso come punto di riferimento della nostra vicenda praghese la stazione Museum della metropolitana, che ci lascia di spalle alla galleria nazionale d’arte moderna e di fronte a Wenceslas Square, il vialone più lungo del centro della Nove Mesto, destinato a portarci fino all’orologio astronomico e quindi alla Old Town, che a voler essere precisi inizia già prima di attaversare il fatidico ponte, con il quartiere ebraico e appunto con la piazza dell’orologio e della torre. Negozi di souvenir dappertutto, chioschetti di hot dog con wurstel di dimensioni umilianti rispetto a quelli dei nostri supermercati, franchising più o meno sempre quelli, e in generale la sensazione di essere in una città come molte altre dell’Europa centro-occidentale. Le arterie di questo viale sono piene di piccoli locali fumosi, dove non appena ti siedi ti piazzano di fronte una birra da mezzo litro (facilmente una fra la Pilsner Urquell, la Gambrinus o l’originale Budweiser che no, non è per niente americana evidentemente…), perché è ovvio che sei lì per quello. Scopriamo che funziona così più o meno ovunque, inclusi i pub più antichi e rinomati come l’U Fleku e la Tigre d’Oro. Non fai in tempo a sistemarti che hai già la birra davanti a te – e che birra ragazzi – e un fogliettino con una striscetta orizzontale che sta ad indicare che sei al primo mezzo litro, difficilmente l’ultimo.

Quando passiamo da quelle parti in tarda serata, all’incrocio con la Jindrisska, non possiamo fare a meno di notare le luci e il tunz tunz proverbiale che viene giù dall’ultimo piano del palazzo che fa angolo con la Wenceslas Sq. Scegliamo di farci un salto, e a parte qualche americano di troppo, non ci pare altro che un disco club come tanti altri del Bel Paese, e soprattutto l’ultimo posto dove andare se si vuole far conoscenza con le indigene. Scopriremo solo allo scadere del nostro soggiorno che da questo punto di vista, è nel quartiere dietro al museo che bisogna andare: la fermata della metro era giusta, ma la direzione sbagliata! In generale, a parte gli scherzi, la sensazione è stata quella di una città davvero fantastica di giorno, ma non così entusiasmante come si poteva fantasticare di notte. Intendiamoci, il divertimento è assicurato e facilmente risulterà più coinvolgente farsi un giro in pista in un club del centro – in particolare nel palazzo-discoteca di tre piani, sulla sinistra, appena prima di attraversare il Ponte Carlo in direzione castello… di fronte al quale qualcuno potrebbe anche piazzare la tenda – che spendere 20-25 euro per entrare in un locale simile italiano, ma nel confronto con altre città del Middle-East europeo come Cracovia, L’Viv o la stessa Varsavia, la nostra Praga esce sconfitta. Confidiamo tuttavia di esplorare meglio la zona non turistica alla prossima tornata.

A proposito di turisti: davvero troppi, e davvero più che troppi gli Italiani. Al contrario di quanto raccontato di Cracovia, qui la nostra reputazione comincia a tendere verso lo sputtanamento irreversibile, grazie anche a personaggi come i due precedentemente menzionati. Forse, per chi vuole fare amicizie e nuove conoscenze ceche, la destinazione verso cui spostarsi è Brno, magari non durante il weekend del motomondiale, perché allora di fastidiosissimi Italiani che vi rovineranno la piazza ne troverete a centinaia. Brno è il più grande polo universitario della Repubblica Ceca, a buon intenditor poche parole…

La Nove Mesto, come si diceva, è più commerciale e smaccatamente europea, ma lascia comunque di sasso quando ti avvicina al quartiere ebraico – dove per altro ci sono negozi di vestiti spaventosamente belli e costosi – o alla cattedrale di Saint Tyn, nella piazza principale. È da queste parti che abbiamo trovato il museo dedicato a Santo Franz Kafka, aperto nel 2005 proprio nella casa dove nacque il 3 luglio 1883, ed è sempre intorno alla Old Town Square che abbiamo scovato i migliori ristoranti, sebbene sia facilmente più conveniente e autentico andare a mangiare in una taverna a dovuta distanza dal centro più turistico. Un solo suggerimento pratico: non pretendete di entrare in un ristorante dopo le 9.30 di sera, perché da queste parti il comunismo ha lasciato una delle sue conquiste per chi lavora. Vi troverete la strada sbarrata all’ingresso. Sarete di certo affamati dopo una giornata di cammino e con in pancia solo la pur pesantissima abbuffata della prima colazione dell’hotel, e guarderete dalla finestra chi con tutta calma, al calduccio là dentro, sta assaporando un piatto di svickova na smetane o di veproknedlozelo alla facciaccia vostra. Se siete in tempo, passate all’U Fleku, ovvero l’orologio, cioé il pub più antico d’Europa, con la birra artigianale più buona sulla faccia della terra, e un menù tradizionale che difficilmente tradisce. Si trova in via Křemencova, appena dopo un negozietto specializzato nella vendita dell’assenzio…

Il Ponte Carlo non ha senso raccontarlo. Dovete essere lì sopra per capire cosa si prova. Vale davvero la pena passarci in un periodo dell’anno in cui ci siano pochi turisti ad attraversarlo. Non contateci troppo se ci andate in stagione medio-alta: sarà di sicuro affollatissimo. Kanye dev’esserci stato all’alba per girare quelle immagini! Ad ogni modo se vi trovate là sopra, è perché volete passare dall’altra parte della Morava, in direzione del misterioso castello che si vede già in lontananza. Occorrerà farsi una bella camminata in salita per arrivare fino a lassù, ma la fatica sarà ripagata dalla visita alla cattedrale di San Vito – spettrale come solo una chiesa sa essere… altro che il castello di Greyskull – e magari del vicolo d’oro, al cui numero 22 abitava sempre il buon Kafka e chiamato così perché proprio lì gli alchimisti… vabbé, di questo vi interesserete da soli. Si tratta di casine basse basse e colorate, davvero minuscole rispetto all’imponenza delle costruzioni attorno. Se entrate al numero 14, una bella ragazza mora con gli occhi celestissimi vi saprà offrire i migliori souvenir e ricordi che possiate riportare a casa, a prezzi più degni di quelli della Nove Mesto.

Per concludere, facciamo nostre queste parole:

“Ci sono tante componenti nella storia e nell’anima di Praga. Ma quello che ci meraviglia è come tutto si sia fuso e composto in una cultura di grande spessore, che a noi piace oggi leggere come risultato di un grosso impegno di intelligenza, di un’intelligenza lievitata e maturata nella convivenza…

… “Nella Moldava che attraversa la città leggiamo riflessa l’attiva presenza di Carlo IV e della predicazione di Jan Hus, il martirio di Jan Nepomuk, la saggezza del grande rabbi Jehudah Löw, la forza del Golem, la bizzarria di Rodolfo, le stravaganze di Arcimboldo [...] Così come le molte umiliazioni della sua storia, quasi una cultura della sconfitta: dalla Montagna Bianca all’occupazione di Hitler, all’umiliante servaggio di Stalin. E finalmente la rivoluzione di velluto guidata da Vaclav Havel …”

[G. Gandolfo, Praga luogo dello spirito, in: Praga Mito e letteratura, Shakespeare and Company, 1993, p. 256]