Trip Hop 2.0 Cercasi

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Non gli abbiamo dato peso perché è uscito così, senza grandi proclami, e perché alla fine Ritual Spirit è solo un EP che accorcia il percorso verso il nuovo album. Ma alla fine, anche fosse stato un full lenght, chi è che oggi attende trepidante i Massive Attack? I successori di Mezzanine prima e di 100th Window poi li abbiamo attesi con la morbosità e l’impazienza con cui aspettavamo i nuovi dischi di Nine Inch Nails o Radiohead. Quei beat inconfondibili, ripresi anche nelle pubblicità della Levi’s prima e della Hugo Boss poi, ci hanno sedotto quando non sapevamo nulla, proprio nulla di elettronica (e un po’ come è accaduto con Kid A, sono stati una porta verso nuova musica), e le voci calde e nere, o bianche e gelide di quelle canzoni così unconventional – per l’epoca – ci sono entrate sottopelle, tanto che quando è venuto alla ribalta underground il movimento dubstep, noi eravamo già pronti a cavalcare l’onda. Per tutto questo, dobbiamo un grosso grazie a Robert Del Naja.

Oggi che il marchio Massive Attack si vede scritto solo in periodi declinati al passato, tracce che un tempo ci avrebbero fatto sballare come “Ritual Spirit” o “Dead Editors” stanno a ricordarci quelle sensazioni e ad alimentare il dubbio che forse questo genere, il trip hop, non abbia del tutto espresso tutto il suo potenziale. Perché vengono in mente anche i Portishead, chiaro, l’amico Tricky, i più radio-friendly Morcheeba e qualche singolo dei Goldfrapp. Ma è tutto qui? Non c’è stato altro di rilevante? I Casino Royale? Gli Sneaker Pimps? I Lamb? Dai, troppo poco per rimanerci veramente sotto. Possibile che nessuno sia mai riuscito ad avvicinarsi ai migliori Portishead e Massive Attack, e che così pochi ci abbiano provato?

E allora accogliamo questo mini come un segno che quella musica è ancora viva, e che si può ancora rilanciare l’idea, la specie, il sound metropolitano che poi si è destrutturato ed evoluto in Burial, Vex’d e compagni della saga dubstep, sperando che nuove leve di varie razze si incrocino per formulare un trip hop 2.0, di cui sicuramente anche i King Midas Sound potranno essere riferimento. Poi ne riparliamo se i fatti seguiranno le nostre domande, ma la sensazione è che ci sia ancora da esplorare in più direzioni. Se i Massive Attack mettessero al mondo un disco degno del loro grande passato, e se i Portishead facessero lo stesso dando un forte seguito a Third, chissà che non succeda davvero.