Thom Yorke vs. Spotify, un commento

Riporto un virgolettato di Thom Yorke postato nel nostro forum e probabilmente proveniente da un altro sito d’informazione musicale italiano,  considerandolo attendibile:

“Penso che noi musicisti dovremmo combattere contro tutta questa storia di Spotify”, ha inveito Yorke in una recente intervista rilasciata al messicano Sopitas.com: “Credo che quello che sta capitando alla musica mainstream rappresenti l’ultimo rantolo della vecchia industria. E una volta morta, cosa che succederà, avverrà qualcos’altro. Ma è tutto legato al modo in cui ascoltiamo la musica, a cosa arriverà dopo in termini di tecnologia, di come le persone parlano tra di loro di musica, e potrebbe essere fottutamente negativo. Non approvo quello che la maggior parte delle persone fanno all’interno dell’industria musicale che è dire ‘bene, questo è quello che vi abbiamo lasciato. Dobbiamo farlo’. Semplicemente non approvo”.

“Quando abbiamo realizzato ‘In Rainbows’ (settimo disco dei Radiohead, pubblicato nel 2007 che, fino alla sua immissione nei negozi, venne messo a disposizione dei fan esclusivamente tramite il sito della band. I singoli brani potevano essere scaricati a un prezzo scelto liberamente dal compratore ndr.) la cosa più eccitante era l’idea che potevi avere una connessione con il pubblico. Tagliavi fuori un sacco di cose. Poi tutti questi bastardi hanno voluto che si facesse in un unico modo, come se Spotify improvvisamente fosse il solo accesso all’intero processo. Non abbiamo bisogno di voi per farlo. Possiamo crearcelo da soli, perciò fottetevi. Ma visto che stanno usando la vecchia musica, visto che stanno utilizzando le major… le major lo vedono come un ottimo modo per rivendere tutte le loro vecchie robe, farci una fortuna e non morire. Ecco perché, per me, tutta questa storia di Spotify, è una grande battaglia, perché riguarda il futuro di tutta la musica. Si tratta di credere se ‘è futuro per la musica, analogamente per la cinematografia e l’editoria. Per me questo non è il mainstream, ma l’ultima disperata scoreggia di un cadavere morente. Quello che succederà dopo è ciò che conta”.

 

Capisco che non aveva inteso la sua musica per essere trovata, suonata, giudicata e maltrattata in 30 secondi con Spotify. Lo capisco. E capisco anche che non ci sta prendendo i soldi che pensa meriterebbe per un’esposizione così. Insomma, se arrivi a scorprire i Radiohead, devi da paga’. Il vecchio catalogo non lo puoi svendere così. C’è gente come noi che ha pagato l’ira di dio per farsi una cultura musicale, che ha fatto sacrifici non permettendosi uscite, drink, vestiti, vacanze e tante altre piccole cose per poter comprare qualche cd in più. E ora, in quattro e quattr’otto, anche il primo beota che fino a ieri alzava le dita al cielo quando sentiva un riff degli Ac/Dc o un “eeeeeh” di Vasco Rossi, può finire per scoprire il meglio in pochi secondi solo per togliersi lo sfizio, senza sacrificio. Sa dell’esistenza dei Blur e dei Radiohead – che non lo hanno mai attirato – e ora ci può provare senza coraggio. Può farsi una conoscenza superficialissima anche di cose che non avrebbe mai e poi mai scoperto. Senza che all’artista vada niente (pare di capire che si parla di pochi spiccioli).

La tecnologia va in questa direzione e va bene, non conta una cacchio quello che dice Thom Yorke che è pure scoppiato e anche un po’ ciancaleoni ormai (per chi sa cosa significa ciancaleoni). Però evidentemente siamo stati fessi noi a spendere tutte queste energie allora, se oggi il primo coglione può raggiungerci senza sforzo e senza elaborare nel tempo quanto ascoltato e vissuto con certa musica.

Io sono contento che ci sia Spotify, ma penso di essere un ascoltatore maturo ormai. allo stesso tempo mi rendo conto che si sta perdendo il fascino della scoperta nessuno ha bisogno di Spotify, Pandora e YouTube per scoprire artisti mainstream. ci arrivi da solo facilmente. per arrivare a produzioni più indipendenti occorre un percorso meno diretto, e non so se è giusto che sia invece così dritto e istantaneo come con Spotify. Perdi un po’ di significato. Perché, per fare un esempio di un artista che su Spotfy non c’è, io quando trovai su eBay una copia di The Ape of Naples dei Coil mi emozionai di brutto nel 2005 o quand’era. Pensai di aver trovato il Sacro Graal. Finirà che pure chi va a vedere Lorenzo negli Stadi potrà scoprirlo. E non lo so se è un bene, egoisticamente.atomsforpeace-572x400