The deeper the bond…

Alan Palomo

Alan Palomo aka Neon Indian in divisa ufficiale

Nella redazione di Do You Realize? siamo sempre stati sostenitori delle cose che durano, quelle che non getti via dopo un mese. Capita di entusiasmarsi per il fuoco di paglia di turno, di sopravvalutare dischi che non supereranno la prova del tempo, ma non è di questi errori di valutazione che voglio parlare, bensì del piacere, un po’ proibito, che si prova nel tuffarsi nelle profondità del web al fine di rintracciare produttori di musica homemade etichettata nel modo più strano possibile. Fermi là, vi avviso che se avete inteso “cerco gruppi che non ascolterò più quando avranno raggiunto i dieci sostenitori complessivi” siete completamente fuori strada. Nessuno di noi è tanto ingenuo da pensare che l’account Soundcloud appena scoperto tramite qualche oscuro subreddit possa rappresentare la rivoluzione del panorama musicale. Neanche quando, e lo abbiamo detto tante volte, il modo di creare e distribuire musica è cambiato tantissimo rispetto a dieci anni fa. E poi, diciamo che se avessi poteri divinatori non li utilizzerei per questo scopo.

In pratica, ascoltavo Returnal di Oneohtrix Point Never e mi sono imbattuto in questo termine che avevo già letto da qualche parte e ovviamente ignorato: vaporwave. Cos’è? Ecco un link ai basics. Ho dunque recuperato il mixtape dello stesso Lopatin sotto il nome di Chuck Person, ho gradito i loop costruiti su pezzi di gente che non riascolterei mai e poi mai in versione originale (colta la bellezza di una melodia sapientemente campionata non importa più da dove viene, potrei ascoltarla tutto il giorno, ma ora sto divagando), ho cercato notizie su questa ennesima stramberia musicale del decennio in corso e sono arrivato all’oceangrunge. Mi son messo a saltare da un Bandcamp a un Soundcloud, memore dell’interessante materiale witch house che avevo scoperto con queste stesse modalità. Questo universo sotterraneo mi affascina, e il motivo è molto semplice se non addirittura banalissimo: mi viene facile immedesimarmi nella voglia di comporre qualcosa e rivolgersi a un pubblico in grado di sintonizzarsi sulla stessa frequenza. La differenza che passa tra me e uno qualunque di questi ragazzi è che quello apre il software giusto e sa cosa fare, ha una visione, un progetto, delle basi… io, invece, no.

OneohtrixQuello che io posso fare è sfruttare il suo lavoro per sfogare la mia mancanza di istinto compositivo, creare un legame istantaneo, tanto profondo quanto volatile, con quella commistione di suoni e immagini. Perché io ho più cose in comune con un nerd che campiona la musica a 8bit di una cartuccia del NES e la camuffa all’interno di un suo pezzo, o con un Ben Frost che si esprime per forme e colori, e molte meno con uno scatenato animale da palco o con un rapper dall’ego spropositato. E ogni tanto questo piccolo dettaglio riesce a farsi sentire con prepotenza, al punto di impedirmi di ascoltare ciò che non si allinea non tanto con l’umore del momento, ma con qualcosa di più complesso. Ed ecco spiegato il motivo per cui da tempo non riesco ad esaltarmi più di tanto per il classico chitarrone. A meno che non sia quello di Kevin Shields, per motivazioni che a questo punto dovrebbero essere ovvie.

Nessuna gara a chi scopre l’artista più sconosciuto, dunque, nessun improvvisarsi talent scout dell’Internet musicale. Stabilire una connessione con uno sconosciuto che crea musica non è diverso dall’empatizzare col personaggio di un libro o un telefilm. Quel legame è ciò che resta a noi, che si tratti di Albarn e Tweedy o di Daniel Lopatin, Alan Palomo e un tizio qualunque fasciato in un plaid, in quell’attimo non cambia nulla. E dopo possiamo tornare a discutere animatamente dei nuovi talenti e dei bolliti di turno, dei nostri Recommended, della colonna sonora che accompagnerà il 2015 di chi segue le novità e di cosa vale la pena comprare.