We Are the Canadians

Solo una riflessione, che magari può diventare uno speciale un po’ più approfondito, specialmente se si trova qualche motivazione in più oltre a quella meramente geografica che accomuna le band e gli artisti citati in questo post.

map-canadaUn tempo se parlavi di rock canadese, parlavi di poche cose sempre quelle: Neil Young che è nato a Toronto anche se poi ha avuto successo dopo essersi spostato in California, Joni Mitchell che è la vera madrina artistica di Tori Amos (e la nonna di Joanna Newsom), e su un livello più biecamente commerciale, nominavi Alanis Morrissette e Bryan Adams. Finito qui. (No, i Rush no, grazie).

Nel massimo momento di esposizione del post rock, tutti abbiamo fantasticato del mighty hotel2tango di Montréal, dove ha registrato un po’ tutta la banda di personaggi che incide per la Constellation, e nel tempo anche Wolf Parade, The Dears e Arcade Fire.

Poi, appunto, sono arrivati gli Arcade Fire, e i riflettori si sono accesi sulle varie possibili scene da localizzare nelle maggiori città del paese con la foglia d’acero rossa sulla bandiera, dove forse qualcuno pensava vivessero solo boscaioli e castori. Oggi che è anche tornato ad essere una meta di migrazione per chi in Europa fatica a trovare una collocazione decente, il fascino che emana il Canada ha davvero raggiunto altitudini inimmaginate. Manca solo la Serie TV sulla figosissima vita metropolitana di Vancouver e il thriller psicologico ambientato dalle parti del parco nazionale di Banff, e si parte tutti quanti (salvo poi tornare con la coda tra le gambe, nonostante da quelle parti ci sia più offerta che domanda di lavoro).

Nelle ultime settimane ci siamo trovati ad applaudire il synth pop cinematografico del duo Electric Youth, la seconda giovinezza dei New Pornographers, il brillante ritorno sulle scene dei Death from Above 1979, abbiamo seguito le follie di Claire Boucher aka Grimes in giro per i social, abbiamo ballato in anteprima i pezzi del nuovo Caribou, e stiamo aspettando novità ormai mature sul fronte Japandroids. Ci stiamo canadizziando, in nome di un vivere la musica indipendente sano e tutto sommato ancora fresco, perché ad eccezione dei divini Godspeed You! Black Emperor, nessun dinosauro dell’era anni Novanta è ancora sulla cresta dell’onda, e anzi, molti nomi della lista di seguito sono ancora oggi dominio di pochissimi, almeno dalle nostre parti.

Recuperare l’esordio dei Wolf Parade – all’epoca beneficiario del riflesso di Funeral – farsi una compilation col meglio dei Broken Social Scene, andare a fondo nelle carriere e progetti dei vari componenti dei New Pornographers, appendere in camera un quadretto con la copertina di Kaputt di Destroyer (miglior disco adult pop degli ultimi quindici anni?), e addormentarsi con i suoni prosciuganti di Tim Hecker… oggi è davvero figo e attuale.

Questo post non serve a nient’altro. Nessuna improbabile chart alla Rolling Stone per individuare i dischi o le canzoni simbolo di non si sa cosa. Ma pensateci, il Canada non è mai stato così vicino.

Non solo Arcade Fire, il meglio del rock (e un po’ di elettronica!) made in Canada dal 2000 ad oggi.

British Columbia: AC Newman; Black Mountain; Tim Hecker; New Pornographers; Neko Case; Electric Youth; Destroyer; Wolf Parade; Swan Lake; Japandroids; Grimes.

Ontario: Broken Social Scene; Do Make Say Think; Death From Above 1979; Picastro; Junior Boys; Fucked Up; Crystal Castles; Owen Pallett; Austra; Trust; Caribou; The Weeknd; Metz

Québec: The Dears; Godspeed You! Black Emperor; Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra; Esmerine; Islands; Suuns; Purity Ring; Arcade Fire