Swans @ iKSV Salon (Istanbul) 2 Maggio 2015

swans istanbul 2015Qualche anno fa era stato Fatih Akin – con il documentario “Crossing The Bridge - The Sound of Istanbul” - a raccontare il variegato panorama culturale e musicale di Istanbul, che spazia dall’ arabesque all’ indie rock, dal pop al rap. Mi piace pensare che la voce narrante di quel documentario (Alexander Hacke degli Einstürzende Neubauten) sia stata un po’ propiziatoria per l’evento di qualche giorno fa: gli Swans di Michael Gira al Salon, location che nelle scorse settimane aveva già ospitato la doppia data dei Notwist, sita tra la movida di Istiklal Caddesi e i quartieri della città che affacciano sul Corno d’Oro. Riflettendoci bene, gli Swans sono il gruppo perfetto per una città dalle tante anime come questa, perché altrettante sono le evoluzioni e le anime del gruppo newyorchese in oltre trent’anni di attività. Quasi due ore e mezza di musica dal vivo, diversi inediti: più che un concerto un’opera musicale, un tappeto di suoni che ha una sua narratività nelle suggestioni che evoca in chi ascolta.

Swans Frankie M LyricsGli Swans fanno proprio questo: creano ambienti sonori, è qualcosa che va oltre la forma-canzone, con gli ultimi due album (The Seer (2012) e To Be Kind (2014)) si sono confermati sapienti artigiani di questo mestiere. Il concerto inizia proprio così, con una ouverture che sembra riepilogo e svolgimento della title track/baccanale di The Seer per poi rompere il ghiaccio e sfociare nella più rock’n’ roll ed inedita “Frankie M”, molto più vicina alle sonorità di To Be Kind, così come “A Little God in My Hands”, tratta proprio da quell’album: sul basso spettacolare di Chris Pravdica il pubblico inizia addirittura a pogare (chi se lo aspetterebbe a un concerto degli Swans?)! Il vero gioiello della serata è però l’inedita “The Cloud of Unknowing”, una sinfonia in stile Swans, con percussioni, bassi profondi, lap steel e violoncello a creare un’atmosfera suggestiva prima che Gira inizi a salmodiare: con questo brano al gruppo riesce quello che non gli era stato possibile con i “non-finiti” di cui Gira parlava a proposito dei pezzi di The Seer: “The Cloud Of Unknowing” è finita e compiuta, ed è per certi versi la sorella gemella ed oscura di “Toussaint L’Ouverture”, altro grande pezzo del gruppo che avrei voluto ascoltare dal vivo, magari subito dopo The Cloud… Gira e compagni ci hanno comunque regalato la splendida “Bring the Sun/Black Hole Man”, altro capolavoro ricorrente negli ultimi concerti del gruppo. In più di una occasione Michael Gira ringrazia il pubblico, sorride. È un pubblico abbastanza particolare, quello presente in sala: alcuni dopo la prima ora, ascoltano il concerto muniti di auricolari, forse perché non abituati al muro sonoro caratteristico del gruppo, ma comunque in estasi e totalmente rapiti dal sound, così come il ragazzo italiano che agita la mano come per dire “così così”, quando Gira gli chiede come stia, ma continua ad ascoltare dondolandosi sulle note di “I Forget”, altro inedito della serata.

Swans @ Salon (Istanbul)L’impressione che si ha ascoltando gli Swans dal vivo, è che si tratti di uno dei pochi gruppi in circolazione a poter osare di tutto, permettersi di suonare ciò che vogliono, fa parte dell’integrità artistica di un gruppo che negli anni è rimasto fedele sempre e solo alla propria musica, evolvendo disco dopo disco senza mai ripetersi: è per questo motivo che possono permettersi di ignorare chi chiede loro di suonare i brani che hanno fatto la storia del gruppo, come ad esempio “New Mind” – dal disco simbolo (invecchiato male) Children Of God – consapevoli di aver composto capolavori senza tempo (forse) proprio con gli ultimi due album. Ed è per questa stessa ragione che iniziano a suonare “Just A Little Boy (For Chester Burnett)”. Dopo due ore abbondanti, è ora dei saluti, senza bis: è stata una bella serata per tutti, per la band e per le tante nazionalità che non ti aspetti tra il pubblico (alle mie spalle si era formata una piccola “colonia” italiana, a mia insaputa).

Micheal Gira Swans Istanbul 2015Anche Michael Gira è esattamente quello che non ti aspetti dalle foto promozionali col cappellaccio da cowboy: cordiale, scherza col pubblico, felice di suonare qui ad Istanbul, racconta di esserci stato per la prima volta nel 1969 (non difficile da credere, considerando che giovanissimo girovagò per l’Europa, visse per un anno in territorio israeliano e compì sedici anni in una prigione a Gerusalemme, dove scontava una pena per spaccio di droga). Al termine del concerto, dopo aver introdotto al pubblico la band, si presenta come “Mr Potato”. Subito dopo autografa dischi e t-shirt, aspetta i fan per salutarli, cordiale e generoso, altra cosa che non ti aspetteresti dal Gira descritto dalla stampa musicale. Ovviamente, non ho avuto il coraggio di presentarmi per saluti e autografi: ci penserò, forse, se un giorno decideranno di portare in tour nei teatri il solo The Seer: a quel punto, potrei sfidare qualsiasi timidezza. Dopotutto, ogni fan ha le sue prerogative ;).