Sei come sei perché lo hai voluto

Se il giorno dopo non si lavora, al baretto del paese è possibile ritrovare i coetanei con cui non ti vedi ormai da anni. Quelli del BO_0LVSCQAEamQTliceo, delle feste “a casa di”, e i compagni di gite e concerti che poi hanno preso una strada diversa dalla tua. O più probabilmente il contrario. Ecco allora che birra in mano inizia il momento del confronto sulla vita e sul come domarla, in base alle esperienze che si è vissuto o si stanno vivendo più recentemente. La tua strada, in pochi minuti, subito sotto l’apoftegma della comunità di cui non fai (più) parte. Per cui occhio a non esporti troppo. 

Una volta però facevi lo snob che se la tirava, oggi non ha più senso neanche quello, “tanto non capiscono”. Sono così arretrati che non puoi neanche citare le serie TV più popolari, quelle con milioni di seguaci nelle pagine dei social media, perché non ne hanno neanche sentito parlare. Sono rimasti alle discussioni sull’etica e il suono del grunge, e ai viaggi interrail in giro per l’Europa, ai valori che avevano a 18-20 anni, tanto che in pochi minuti perdi l’entusiasmo nel raccontare le ultime scoperte e renderli partecipi di cosa hai vissuto, e perdi interesse nell’ascoltare le loro. In un post precedente dicevamo con amarezza di come continuare a leggere, ascoltare, crescere culturalmente in realtà portasse alla solitudine, all’essere intolleranti verso chi non potrà mai capire.

20140327174139_lapresa_cover_webSu un altro livello di riflessione, è il “come” sei arrivato a questo punto, più che il “cosa” sei diventato – che comunque varia e va fuori fuoco a seconda della giornata e delle persone che hai avuto attorno – a cui è difficile dare una sola risposta. Come ti sei ritrovato a immergerti nella cupezza malata e metafisica di un album degli Swans, o come hai divinizzato David Eugene Edwards e provato ad accordarti alla spiritualità dei suoi canti blues: non è roba che ti aiuterà ad entrare in società dalla porta principale, meglio tenerla nascosta se vuoi fare carriera e non essere considerato uno stranger. Per non parlare delle letture. Sei pure hai tempo per leggere, difficilmente puoi condividere la fiamma, se non ritrovandoti con blogger e forumisti inossidabili – Facebook ci sta togliendo anche questo – a cui per esempio consigliare l’ultima pubblicazione della Iperborea, label specializzata in scrittori nord-europei come l’olandese Stephan Enter, autore di La Presa, un romanzo che insinua questi e altri dubbi amletici.

Perché è accaduto a te poi, è ancor più fuori dalle logiche razionali, per cui non vale neanche la pena provare a fare questi discorsi con qualcuno che non può e in fondo non deve neanche capirti, altrimenti non saresti qui a pensarci. Perché in verità te lo sei voluto e te lo sei potuto permettere, prolungando l’adolescenza ben oltre il limite, ben protetto com’eri dalla famiglia, dagli studi, dalla lontananza dalla necessità di stare in riga. Te lo sei cercato.

Where is the ripcord, the trapdoor, the key? Where is the cartoon escape-hatch for me? In una simultanea contrapposizione fra passato e presente, e fra sogni e ambizioni, provi a rimettere insieme il puzzle delle scelte che ti hanno portato a domandarti come sei arrivato dove sei. C’era un’altra soluzione? Hai rischiato abbastanza, o magari non hai visto il passaggio verso una soluzione migliore quando ti si è presentato davanti?

L’unica è rilassarsi, affidarsi agli amici migliori che hai, che poi sono gli stessi autori e artisti che ti allontanano dagli altri, bevendo una tisana depurativa, un long drink o un buon bicchiere di vino e provando ad accettare, a lasciar andare, per riuscire ad osservare il disegno sottostante il caos. Il quadro generale. Finalmente se stessi, per se stessi. E andare avanti.

Continua, in qualche modo.

  • FireOFtheMind

    Qualche giorno fa pensavo a una cosa simile relativamente agli Swans e anche ai Coil. La differenza è che da questo punto di vista la pace dei sensi l’ho raggiunta. Semplicemente, non mi importa che altri capiscano perché recandomi stamattina verso il luogo di lavoro (martedì post festività pasquali) l’unica cosa ascoltabile, da un lettore portatile pieno di roba, era The Seer. Non devo dar conto a nessuno di questo come di altre cose per cui la società mi dice di non avere più l’età. Finché ce lo si può permettere in termini di tempo, voglia e passione, bisogna farlo senza porsi troppe domande. L’indipendenza sta anche in questo. Di roba a cui sottostare già ce n’è troppa, almeno questo deve resistere. Barabba e Michael Gira liberi.

  • daniele sassi

    Hai ragione. Tuttavia continuo a pensare che non valga la pena spiegare a chi tanto non può capire. Perché ormai è tardi per capire. È finito il tempo delle cassette, dei cd di mp3, delle liste di libri e film consigliati da vedere. Meglio tenersele riservate le proprie passioni, aspettando di conoscere di persona, non solo nei forum che comunque ti permettono di condividere, qualcuno con cui parlarne.

  • Maturana

    E’ bene tenersi le passioni per le studentesse in erasmus placement immagino. Che discorsi.