Rumore, Mucchio e una proposta

stvincent

Partiamo con una cosa: in casa ho un numero di Mojo del 2009 con in copertina Dave Grohl, e uno di NME di 2 anni dopo in cui lo intervistano. Ebbene, i due articoli dicono le stesse identiche, ripeto identiche, cose. Dave sui primi passi nella musica, sui gruppi hardcore dell’epoca, sulle droghe, sui concerti, su Kurt: stesse righe, stesse battute, ma messe in ordine diverso. Da quel giorno addio NME: già ti compravo a (larghi) intervalli regolari perché qui costi 4 Euro, se poi mi devi anche prendere in giro non ci siamo proprio. Mezzo numero dedicato a robette come Vaccines, Palma Violets, Tribes, Biffy Clyro e altra gente che i tour veri li fa solo in Inghilterra e ci sarà un motivo, seguito dal dubbio che l’intervista a Grohl, l’articolo sul ritorno dei Pavement, lo speciale sui Blur sia solo uno spietato copia-incolla.

Siamo circondati da cose e azioni non genuine che ormai non vale neanche la pena scandalizzarsi, staremmo qui intere giornate. La vicenda della copertina uguale di Rumore e Mucchio di questo mese non so neanche dire cosa mi stia lasciando: da vorace lettore di riviste musicali, almeno fino a poco tempo fa, sono un misto tra il divertito e l’amareggiato ma non mi sembra il caso di farla troppo lunga: sono arrivate le spiegazioni e si può scorgere un barlume di scuse. D’altronde, c’è sempre un modo non dico per uscirne ma per dire tutto e cercare di chiudere la  questione, prendiamo il capolavoro di David Letterman, o dei suoi autori, all’indomani dello scandalo sessuale e relativo tentativo di estorsione ai danni del conduttore.

Comprendo la situazione difficile del settore: gli spazi nelle edicole si fanno sempre più comodi per le riviste sopravvissute e mi è capitato di vedere ben due pubblicazioni che leggevo regolarmente chiudere. Da cliente abbastanza casual quale sono diventato, probabilmente tornerò a comprare qualche numero delle due protagoniste di questi giorni  ma la verità è che ormai ci spendo molto poco. Negli anni universitari era diverso perché durante viaggi in treno avevo spesso un nuovo numero da leggere, ora mi incuriosisco solo con gli speciali, o con un “My Bloody Valentine” stampato in bella mostra. Dispiace anche vedere lo stato di quella che a 15 anni era la mia lettura di riferimento cioè PSM, videogiochi: già dalla copertina ti accorgi che molto è cambiato, all’insegna di sobrietà e minor costo.
La mia opinione non conta molto, ma mi chiedo: non sarebbe il caso di provare un cambiamento nella “carta”? Il formato interviste-recensioni sembra in grave difficoltà contro i non più nuovi mezzi in tempo reale. Siamo cambiati, soprattutto, in un’era in cui le persone vanno su Internet per esprimere la loro opinione, vedere chi ha avuto il coraggio di contraddirle e scannarsi, subito, con quella strana sensazione di divertimento nel farlo. Leggiamo sì qualche sito di riferimento, ma poi ce la si gioca tra di noi: due anni fa Suck It and See Magsdegli Arctic Monkeys non mi convinse pienamente e iniziai a prendere sassate virtuali da più fronti per settimane. Si crea il circolo, sono loro le nuove persone che vuoi convincere delle tue opinioni, possibile che una rivista non riesca a trovare il modo di sfruttare questa cosa? Inizia a dedicare una sezione a questo: i forum musicali costantemente attivi e popolati sono pochi, crea una “scena”, crea dei personaggi. Le discussioni vengono rilette, sempre, e se ogni mese mi trovassi stampate le opinioni più significative e meglio argomentate sui dischi più attesi sarei ben contento di tenermi in casa un’istantanea, un racconto di Febbraio 2014 quando uscirono St.Vincent, Beck e Temples. Magari ci finisco dentro anch’io, sai quanto sarebbe bello? Tutti avremmo l’occasione di essere davvero seguiti, di avere fan e gente che non ci può sopportare per quello che scriviamo. Seguiremo nei forum la situazione in tempo reale e spereremo che il parere di quell’idiota non finisca su Rumore il mese prossimo perché, oggettivamente, una persona del genere dalla musica dovrebbe stare lontana, dai, come si fa.

Edonismo, individualismo, personalizzazione. Dicono essere le tendenze della società di oggi. Sfruttiamole.