Remember That Yerself Is Steam

blue-jasmin_38Qualche settimana fa sono riuscito a vedere Blue Jasmine di Woody Allen dal mio laptop. Qualità audio e video modestissima, per un film che chiaramente non è neanche alla lontana paragonabile ai migliori del genio di New York, e che nonostante la presenza di Louie CK, sono riuscito a terminare solo grazie alla massiccia dose di caffeina ancora in circolo nel mio sangue alle 10 di sera. Credevo mi avesse lasciato assolutamente nulla, se non che qualche giorno dopo un articolo trovato nella rivista High Life che accompagna i voli di British Airways me lo ha fatto tornare in mente, arrivando a scavare a discreta profondità nel mio ego. L’articolo-editoriale citava Stuffocation, ovvero un libro sul post-consumismo di James Wallman, e Status Anxiety, in cui l’autore Alain de Botton riflette sull’infelicità del dover sempre rincorrere qualcosa – spesso materiale – per raggiungere un livello superiore, che poi superiore in termini di felicità non si rivela mai. Essere pieni zeppi di cose, seguire e anche poter vivere modelli di vita in cui non sei cresciuto ma in cui ti sei magari ritrovato per via del lavoro o comunque della compagnia che frequenti, non solo non porta alla serenità, ma può finire per esaurirti come Cate Blanchett nel film di Woody. Che poi gli oggetti – e anche le esperienze che fai e che puoi rivendere a chi è intorno a te che non può capire – siano pure ricordi e quindi parte di te, è sacrosanto e spesso può saziare chi non ha molto tempo per guardarsi dentro quando ha di fronte uno specchio. Eravamo d’accordo che non si esce vivi dal peer-pressured consumerism, ma quello che inquieta è il non riuscire a vedere più in là, fra qualche anno, quando avremo ormai stravissuto quello che stiamo vivendo e sarà difficile trovare alternative, o solo avere la possibilità di scelta. Saremo vuoti? Ho recentemente acquistato un intero kit di prodotti Dior Fahrenheit… profumi etc., ovvero l’effemiro per eccellenza. What have I become?

Non credo sia chiaro – e non deve esserlo – quanto detto in questo polpettone, ma il riassunto è che a un certo punto arriva il momento in cui la purificazione spirituale diventa l’unica via per mantenere il controllo di te stesso, o perlomeno di quello che credi di essere. Altrimenti, ritrovandoti a lungo in un contesto higher di quello che avevi immaginato e soprattutto vissuto fino a quando non vi eri entrato, finisci per essere esattamente come non volevi essere, e di trasformare te stesso in plastica. Il senso di vuoto, l’incapacità di confrontarti al di fuori dal cerchio con qualcuno che possa capire, i riflessi sulla vita di prima… ce n’è abbastanza per rinunciare ad essere al timone. E per prendere decisioni drastiche.

Quando ti trovi di fronte a questi dubbi, probabilmente sei già entrato nel mondo del lavoro da almeno un paio d’anni. E ti ci trovi anche benone, non ne vuoi mica uscire. Ma vuoi mantenere il controllo, e sai ancora distinguere gli eccessi dal sano quotidiano. L’essenziale necessario dal contingente, manco fossi discendente di Parmenide. E sai riconoscere la differenza d’intensità di un assolo di Kurt Cobain rispetto a uno qualsiasi di John Petrucci (speriamo). Hai allora tre soluzioni di fronte a te, tre diverse vie per affrontare il nuovo te stesso, quello che sei diventato o stai diventando:

01. Perseguire comunque gli obiettivi materiali (incluse le esperienze, inclusi i viaggi e i miraggi) che la vita ti pone di volta in volta, e che raramente di permette di fermarti ad apprezzare, perché in fondo la vita è un gioco che va vissuto cercando di divertirsi il più possibile, provandole tutte, senza farsi troppi esami di coscienza. C’è il rischio di doverne uscire come accade alla protagonista di Blue Jasmine, e allora sono dolori, ma questo non deve e non può succedere proprio a te che sai cosa vuoi. Continuerai a collezionare, a seguire le mode, a spingere più in alto, a puntare al meglio (vedi anche donne, motori, abiti e gioielli), soprattutto per poi poter dire di averlo già provato. Vivrai, se te lo saprai garantire, in bilico tra l’edonismo sfrenato e la solitudine dell’ego che porta alla depressione, a parlare da solo, a preferire la compagnia dell’animale domestico a quella di chi è là fuori;

02. Radicale opposizione, ritiro a vita antitetica a quella che offre o verso cui ti spinge la società e il contesto in cui ti sei cacciato. O  lontano da dove non vuoi finire. Abbiamo già usato l’esempio del tipo di Into the Wild che va a fare la sua brutta fine in Alaska, stavolta ricacciamo fuori Mario, il narratore di Due di Due di Andrea De Carlo, che prova con ingegno a rendersi indipendente dal resto del mondo dopo aver viaggiato e convissuto a lungo nel sentimento di antipatia nei confronti della borghesia. Ecco, se uno è duro e puro abbastanza, può provare a ritirarsi dove i suoi sogni biodinamici trovano la piena realizzazione. Lontano dalle macchine cattive, dai robot che vivono nei grattacieli, dove non corrono neanche il rischio di incontrare una Mercedes. Insomma, se ci si vuole estraniare, che si faccia fino in fondo, o non vale. Anzi, si è patetici. Insomma, occorre liberarsi di tutte le cose superflue che si hanno intorno, alla San Francesco d’Assisi, e tornare back to basics per poter ricominciare di nuovo daccapo e riapprezzare tutto nuovamente, senza bisogno di finire in puerili spirali anarchico-luddiste;

03. Seguire la terza via, quella alternativa, quella che vogliamo chiamare indie, che ti vede vivere in società senza rinnegare i tuoi valori, anzi, potendo accordare tutto il tuo vissuto, il tuo storico nel quotidiano, anche laddove non può essere compreso. Perle ai porci, prese in giro costanti, double-meaning, e personalità da vendere, che poi è un po’ la vera lezione in “Carrots” di Panda Bear, dal super-classico Person Pitch (non un disco, ma un trattato filosofico-spirituale), e volendo anche quella dei più scazzati Pavement, che pur inseriti, hanno sempre vissuto il loro status proattivamente se ci pensate, e forse anche riconoscendo il disegno sottostante il caos. Un oceano di possibilità e di esperienze da vivere con personalissimo spirito freak intellettuale, anche quando sembrano situazioni in cui vorresti sparire. Vivere in funzione del proprio percorso culturale, se si osa un minimo di creatività, è ancora possibile, anche nel mondo degli adulti. C’è molto altro da dire a riguardo, ed è qui che continueremo a parlarne. Siamo qui soprattutto per questo, ormai che le abbiamo ascoltate tutte… D’altronde è la via più facile e sana da seguire.