Get Up Punk! Non si può abbandonare il rock

Arriva per tutti, chi prima chi dopo, il momento in cui si perde interesse per la musica. Le occasioni per sparare un CD a tutto volume – magari dall’inizio alla fine – diminuiscono di colpo, l’apatia prende il sopravvento assieme alla fatica nello stare dietro a tutte le nuove uscite, e quel poco tempo che ci si ritaglia per ascoltare un disco in santa pace, senza le interruzioni delle patton-mike-509d21f1500f41notifiche  dei social media, di Whatsapp o delle e-mail di lavoro che se ti va bene ti perseguitano anche nel sonno, lo lasci alle voci e ai suoni a te familiari, a quegli artisti che ti riportano indietro nel tempo, a quando avevi tempo.

Proprio il tempo accusi come primo colpevole, il bene di lusso che non ti puoi permettere, il motivo per cui ti ritrovi nella comfort zone assieme agli idoli della tua discoteca, ovvero i tuoi migliori amici. Ma sai che non è solo questo. Ti senti troppo cresciuto per cantare, suonare, organizzarti per fare i km veri per andare ai concerti, vivere rock’n’roll, vestire con la maglietta dei Fugazi o presentarti alle 9:30 di mattina al negozio il giorno che esce l’album solista di Damon Albarn e incazzarti con chi dovrebbe averlo ordinato e non l’ha fatto, perché non sa chi è Damon Albarn.

Eppure, nonostante l’apparente sconfitta dell’ideale, qualcosa ti scatta ancora dentro quando rimetti su un CD che prendeva la polvere da troppo tempo, e finisci per urlare senza vergogna “The Gentle Art of Making Enemies” mentre guidi coi finestrini abbassati. E godi come un tifoso, non più come un fan appassionato, quando il tuo vecchio idolo di post-adolescenza che tutti davano per finito se ne esce con un nuovo disco di tutto rispetto, che aggiorna la sua vicenda, e quindi anche la tua.

In fondo, se hai avuto un rapporto così profondo con la musica, di quelli che vanno ben oltre l’apparenza, il look, il mero stile di vita, proprio non ti puoi permettere di darci un taglio netto. Ci sarà pure meno roba nuova che ti può interessare, non baratterai il tuo decennio preferito con quello presente, ma non potrai tradire te stesso di fronte all’opportunità di parlarne, condividerne la passione, i ricordi, e perché no, i nuovi ascolti. Tutto sta nell’avere l’occasione. O nel crearsela. Anche in un ambiente apparentemente ostile a simili frivolezze, potrebbe rivelartisi di fronte il momento di essere te stesso, finalmente. Qualcuno che ti somiglia, da qualche parte c’è.

I am certain, I have no doubt, that life is for playing.

Magari stiamo dando per scontato che uno che ha speso anni di vita e soldi inseguendo sogni di rock n roll (perdonate la citazione di Ligabue) abbia avuto un percorso diverso da quello di chi non ha mai acquistato un disco o un libro o un DVD e nel frattempo campava di ben altri valori. Non è un’equazione perfetta, ci mancherebbe (purtroppo), ma vogliamo credere che chi ha in casa Kid A, Lateralus e Funeral – e li ha sviscerati – abbia avuto sufficiente fortuna e sensibilità per non finire in una catena di montaggio di pezzi di ricambio per autocingolati, ma ecco, occupi una posizione in cui la comunicazione e lo scambio di informazioni sia in qualche modo possibile se non fondamentale. Poi di questi tempi tutti i lavori che danno uno stipendio decente sono nobili, ma se per voi che avete un trascorso importante con il rock, l’elettronica, perfino il metal se quello serio, dovesse essere come dicevamo, allora non potete fare altro che allargare in ogni occasione possibile questa benedetta comfort zone e buttarci dentro altra gente, altre passioni, altra musica. E viverla. Perché è là dentro che camperete bene, più che in giro là fuori. You might surprise yourself.