Non Album Trax: Weezer – Songs from the Black Hole

SongsfromtheBlackHole

Quando mi approcciai per la prima voltai ai Weezer correva l’anno 2008 (credo), e ascoltando Pork And Beans su un’emittente satellitare locale, mai avrei immaginato che un gruppo pop rock del genere potesse contare un seguito di fan dalla passione ardente, quasi quella che ti aspetteresti da cultisti di band ben più esotiche come Tool o Nine Inch Nails. Ascoltati poi Blue Album e Pinkerton, e constatata la loro grandezza, l’interesse e la curiosità non poterono che crescere, anche in virtù delle misteriosamente deboli uscite successive. Quando poi più recentemente sono entrato pienamente nel meccanismo, a seguito di numerose incursioni nello storico forum dedicato, e infinite traversate nella fornitissima wiki, ho avuto modo di approfondire ancora di più la passionalità con cui i vecchi fan seguono questo controverso gruppo, e soprattutto il fitto e sconfinato catalogo di demo, versioni alternative e materiale che c’è in giro. Se sto scrivendo questo post è proprio perché una tra le tante curiosità scoperte indagando sui quattro mi ha particolarmente colpito, e cioè che la tanto acclamata seconda uscita rischiava di essere tutta un’altra cosa. Senza indugiare troppo sulla questione biografica vi basti sapere che a cavallo tra ’94 e ’95, finito il tour del premiatissimo Blue Album, il prodigio Rivers così scriveva sui suoi diari (oggi reperibili nel volumetto The Pinkerton Years) “I never planned on being a rock star and, sadly, now that I am one, all that I want to do is go back to school. [..] The worst part about being a rock star is that my emotional life has been put completely on hold”. Insomma in balia del successo inaspettato, il cantante decise di staccare momentaneamente dalla scena per rifuggiarsi a Harvard, dove affrontò un periodo non troppo luminoso, tra blocchi creativi e relazioni sentimentali non proprio salutari. In questo clima un’idea fulminò il frontman (e se c’è bisogno ribadirlo, compositore unico della musica dei Weezer), una rock opera a tema space, in cui mettere a nudo i propri patimenti, il cui protagonista Jonas si trova al centro di un triangolo amoroso con la bella e maledetta Maria (Joan Wasser), e la “brava ragazza” Laurel (Rachel Waden). Gli altri membri della band avrebbero interpretato gli assistenti di bordo Juan e Dondo. Nasceva così Songs From The Black Hole, senza luogotenente Pinkerton e senza Cio-Cio-San. L’opera che probabilmente sarebbe dovuta essere in tre atti si svolge a bordo di una navetta spaziale in cui i protagonisti e le vicende fungono da pretesto per mettere a nudo un ritratto autobiografico del cantante. Purtroppo tutto ciò che ci è arrivato del disco è sotto forma di appunti trascritti dal diario di Cuomo, che non danno la possibilità di farsi un’idea completa del tutto. Abbiamo due tracklist ufficiali ma non finali, entrambe carenti e non coese come ci si aspetterebbe da un lavoro del genere, sicuramente lontane da ciò che sarebbe dovuto essere.Alone_III_The_Pinkerton_Years E’ qui che però entra in scena il fanatismo di cui sopra: nel corso degli anni infatti gli ascoltatori si sono impegnati più volte per cercare di ricostruire versioni più o meno ascoltabili del disco, riempendo i buchi ad intuito (seguendo testi e le date di registrazioni di alcune demo) e scegliendo le versioni dei brani più adatte. Dopo aver ascoltato una manciata di queste interpretazioni personali non mi sento di consigliarne una in particolare, ognuna ha soluzioni interessanti ed ognuna ha le sue carenze e imprecisioni, segnalo però due tra le più ascoltabili, quella dell’utente Soniclovenoize  e quella di nishe. Il materiale proviene tutto dalle Raccolte di demo Alone 1,2,3 e dalla (stupenda) edizione deluxe di Pinkerton, le tracce che invece finirono nel lavoro finale le ignoreremo. Tutte le scalette iniziano con l’esplosivo “Blast Off!” che provvisto o meno dell’intro “Countdown” non fatichiamo ad immaginare avrebbe sconvolto tutti gli ascoltatori che all’epoca avevano osannato i brani più easy del precedente LP. Il tono più deviato che malinconico è già tutto lì, nelle lyrics e nei cambi di ritmo improvvisi e isterici; basta fare un passo avanti con “Who You Callin Bitch” e “You Won’t Get With Me Tonight”, per farsi subito un’idea del suono caratterizzante: chitarre distorte dal suono grezzo e compresso unito a sintetizzatori dai toni spaziali. Dopo il decollo della navicella, il ritmo rallenta e la trama prosegue con Jonas e Maria coinvolti in un tira e molla a tratti un melenso, “Oh Jonas” e “Maria’s Theme”, tracce minori che tradiscono un po’ di ingenuità da parte dell’allora giovane cantante. Segue “This Is Not For Me”, monologo del disperato attore che sentendosi in colpa e soffocato dalla situazione tenta di liberarsi dalla presa dell’amante. In “Superfriend” il protagonista decide di rifugiarsi dall’altra donna, Laurel, in una ballad rock gradevolissima nel quale ritornello tuona placidamente il verso “Pain pain go away”. “Waiting On You” presente in alcuni versioni è li a testimoniare le sue grandi di doti di songwriter e la naturalezza con cui scrive melodie tanto semplici quanto belle, uno spreco averla scartata. “She’s Had A Girl” è il lamento di Jonas alla scoperta che Maria è incinta, uno dei pochi pezzi in cui la presenza di un motivo musicale reiterato (“Now I Finally See”) fa ricordare effettivamente di trovarci in un concept. Non si può non segnalare “I Just Threw out The Love Of My Dreams”, se non per la gran qualità del brano, per il fatto di essere l’unica traccia dell’intero lascito ad aver ricevuto il trattamento studio completo, e quindi unico esempio tangibile di come avrebbe dovuto suonare realmente, tra tempi dinamici e i cori femminili. Dopo il rifiuto di Laurel, in “Devotion” la riappacificazione tra Jonas e Maria avviene a cavallo dei suoni già discussi e di uno struggente assolo di chitarra. Nel finale si fa però strada l’amarezza dopo una scoperta che lascia Jonas nello sconforto più totale “What is this I find…? Under your behind? Extra huge, and it’s used I wonder which two of us best of friends opened and used it?”Rivers_Cuomo_-_Harvard_Beard
“Longtime Sunshine” conclude l’atto 3 con il suo pianoforte malinconico e lascia il protagonista ormai disilluso e probabilmente conscio degli errori commessi, pronto ad ammettere che l’escapismo sentimentale non paga. Il dubbio sul perché il disco sia poi stato abbandonato in favore di quello a noi arrivato è lecito ma non troppo; tra i motivi, pare ci fosse la dipartita dello scontento bassista Matt Sharp e della fondazione dei Rentals, anche li con una voce maschile e due femminili. Se però possiamo azzardare un’ipotesi, ci verrebbe da pensare che, saggiamente, Cuomo si sia reso conto dello scarto tra la qualità generale dell’opera e dell’ambizione prefissata in fase di progettazione. Ribadendo quanto il materiale a noi arrivato sia troppo poco e troppo fragile per poter ponderare un giudizio completo, possiamo semplicemente notare quanto il ritmo generale sia incostante, il focus poco centrato e la trama semplicemente insignificante. Un’opera del genere avrebbe probabilmente necessitato di maggiore esperienza, e con il rischio di presentare un polpettone indigeribile, specie arrivando dopo i singoli bomba come Buddy Holly e Undone, possiamo ben comprendere del perché sia stato accantonato. Il resto della storia la conoscete, il disco uscì nelle 10 famose tracce rivelandosi in un primo momento un flop per la critica, facendo cadere il cantante in uno sconforto tale da fargli produrre una lunga serie di dischi pessimi alla ricerca del successo facile. Al netto delle produzioni meglio sia andata così, eppure non possiamo fare a meno di fantasticare sull’eventuale universo alternativo in cui nel buco nero ci sia finito il nostro Pinkerton.

PS: Che cosa dolorosa pensare che b-side di quel periodo scartate e dimenticate come “Tragic Girl” o “Getting Up And Leaving”  siano più belle di praticamente tutto il catalogo post Pinkerton, è dura essere fan dei Weezer.