Modern Vampires of the Middle Class

vampire-weekend-saab-900-convertible-torchedSe hai in casa libri, cd, dischi e dvd in abbondanza, e memorabilia dagli spettacoli a cui hai partecipato negli anni, saprai certamente che in Italia la cultura è tassata come un bene di lusso. Ovvero come qualcosa che la lower class in teoria non potrebbe permettersi. D’accordo che dalle nostre parti in molti si sono fatti una controcultura musicale alternativa a quella radiofonica e di MTV grazie al download illegale e selvaggio dei gloriosi primi mesi di banda larga, ma anche quella, così come lo smartphone, il tablet abilitato a navigare, l’iPod, il MacBook… cos’è se non un altro degli strumenti che possiede solo qualcuno che tutto sommato non è proprio l’ultimo della scala sociale? Per non parlare della TV via cavo o anche a pagamento su digitale terrestre. Gli stipendi sono sempre quelli di 10-15 anni fa, eppure la società ti spinge verso beni che una volta non solo non erano primari, ma anzi, proprio non esistevano. È il concetto di peer pressure che induce all’obsolescenza indotta del precedente modello di telefonino, per spingerti a sostituirlo prima possibile. E ti dici pure “basta, stavolta non mi aggiorno”, ma alla fine cedi perché se tiri la cinghia almeno allo smartphone di ultima generazione ci puoi arrivare. Figuriamoci all’ultimo album del miglior gruppo che ti può capitare di beccare in radio. Sono i newyorkesi Vampire Weekend ovviamente, niente a che vedere con la banalità patetica di Coldplay e Cesare Cremonini (perché citati assieme? Ascoltateli uno dopo l’altro: la lagna è la stessa). Costano solo 12-15 euro i loro album, proprio come quelli di artisti ben più proletari (almeno a parole), oppure come 3 birre al bar. Niente di nuovo insomma, esattamente come tutti gli altri CD che puoi comprare. Insomma, il limite tra strumento pop e mero accessorio di lusso è davvero confuso. Cos’è un disco, se non almeno i contenuti che porta con sé? E questi come si valutano?

A tanti il messaggio di Ezra e soci è sembrato antipatico e snob, come se parlasse di e da un mondo così distante da non potercisi immedesimare. Immagini, quelle delle canzoni e della poetica della band, che apparentemente parlano di un mondo ricco e pieno di edonismo. Champagne sui tetti del grattacielo, campus universitari che in America si sa, costano come comprarsi casa in Italia, la pubblicità di Tommy Hilfiger, Louis Vitton, Pro Evolution Soccer e la Saab 900 data alle fiamme quasi per sfregio. Cultura ebraica. Manhattan. Brooklyn. E quella maledetta Polo Ralph Lauren che in America in realtà è molto più pop di quel che si pensi e che un momento, quella se ti ricordi ce l’hai anche tu! E se non ce l’hai, magari hai una Lacoste (più cara!) o una Fred Perry, entrambe provenienti dal signorile mondo del tennis.

bea04283E sei davvero certo che ciò non ti riguardi, che questa sia solo una poetica per l’irraggiungibile high class, e che invece non nasconda tante piccole tracce di voglia di normalità, o che non sia tutta una visione dall’inside out, dal di fuori verso l’interno, dal buco della serratura, dalla fantasticheria di un contra che ama spargere nomi, cose, città, firme solo perché suonano bene e lasciano partire la mente per la tangente, e non per lanciare chissà quale messaggio superiore? Qui non sei su Beautiful o Dynasty. Semmai sei stato invitato a partecipare a una delle feste del Grande Gatsby vecchio mio, e vi hai incontrato i Vampire Weekend che si servivano da soli dello champagne Krug di ottima annata.

W H A T Y O U O N A B O U T ?

D’accordo, non è rock con tematiche principalmente per adolescenti come quello degli Arctic Monkeys (l’altro miglior gruppo che si può incrociare in radio), ma nelle canzoni di Ezra non c’è mai puro senso compiuto, e proprio per questo ci si affanna a capirne il vero significato socio-musicale, visti anche i continui riferimenti alla vita di tanti, anche di noi comuni mortali che non siamo iscritti al circolo del golf. Sprazzi di una cultura moderna e quindi di un profilo culturale meno rocknrolla rispetto ad Alex Turner, ma forse più realmente vicino a come siamo veramente. La festa universitaria in maschera raccontata in tutti i suoi problematici sviluppi nell’omonimo, la crescita, la vita da adulto finalmente, le relazioni che finiscono per colpa della lontananza, le vacanze estive in Europa, i comportamenti che ti viene di rielaborare per cercare di capire cosa non ha funzionato di Contra (2010), i dubbi filosofico-esistenziali, la difesa delle amicizie in una società che stenta ad accettare l’ormai inevitabile multiculturalità, la ragazza che si è fatta mettere un walkman dentro la tomba e tutte le altre normali stranezze raccontate in Modern Vampires of the City (2013)…. forse che ci sei anche tu in tutto questo?

Ora che è cresciuto o hai tolto il dente del giudizio, forse puoi realizzare che spesso anche tu sei uno dei Vampire Weekend. Un vero Modern Vampire of the Middle Class.