Michael, Come Back Where You Belong!

Proprio non me lo riesco a immaginare disimpegnato, anche se ormai ha 53 anni e certamente può campare di rendita nel suo appartamento di New Yorkmichael stipe. La musica è stata la sua vita fin dal 1982, quando ne aveva ventidue, e il prossimo 21 settembre ricorre il secondo anniversario dallo scioglimento della sua band, GLI R.E.M. Insomma, da quando ho iniziato a seguire il rock, lui c’è sempre stato, nella buona e nella cattiva sorte, e sapere che non dovrei più aspettarmi un suo ritorno, prima o poi, mi fa uno strano effetto. Mi sento quasi disorientato. Soprattutto visto che verso la fine mi ero tremendamente riavvicinato, arrivando a commuovermi per gli ultimi due album, dopo aver rielaborato l’intera discografia ed averlo sentito più vicino a me che mai prima. Ancora oggi sono convinto che il Michael di Murmur e Reckoning (soprattutto) sia uno dei miei migliori amici. Ora, dagli U2 non mi aspetto nulla di coinvolgente, ma so che da qualche parte stanno complottando e hanno ancora intenzione di aggiungere qualcosa a quanto mi hanno detto finora. Una ventina d’anni fa raccoglievo le monete sparse per casa (e rimaste nei cappotti) per presentarmi puntuale, una volta ogni due settimane, a comprare cd e cassette degli unici idoli vivi che conoscevo. Oggi, anche in mancanza dei (de)caduti protagonisti della mia seconda metà degli anni Novanta, e in perenne dormiveglia qualora Maynard voglia indicarmi la nuova via da seguire – o semplicemente dirmi addio – mi sono reso conto di aver perso i riferimenti che mi hanno fatto compagnia dall’adolescenza ai campus e progetti universitari. Quelli che non si sono ritirati, sono quasi tutti scoppiati: Corgan, Reznor (altrochè, chi non se n’è accorto, evidentemente prima non c’era), i presunti antieroi del grunge, Bono, Noel e Liam, Robert Smith, Morrissey, forse perfino Thom Yorke e Damon Albarn, che pure si dannano ancora l’anima. Per fortuna i 2000 sono stati gli anni della musica pop rock indipendente, quella che ti è arrivata se approfondivi e meritavi di riceverla, e allora ho fatto moltissime nuove amicizie. Eppure, quanto ci starebbe ancora bene un ultimo statement, un ultimo goodbye ben cantato da chi ti ha cresciuto e a cui devi tanto, e che deve qualcosa anche a te che lo hai seguito per tanto tempo. Se non un invito alle armi, basterebbe anche un mansuetissimo “andate in pace”, non trovate? Gli altri facessero quel che credono, ma Michael, tu non puoi perdere tempo sitting still. Scegli tu la forma, ma torna almeno un’ultima volta, perché ci appartieni.