L’indie rock è mio e me lo gestico io

tumblr_lekpfjgPGJ1qdh7boLa sera del 4 luglio sono stato a un buffet organizzato da alcuni amici americani che hanno voluto celebrare il loro giorno dell’indipendenza assieme a noi poveri sfigati italiani, offrendo hamburger, hot dog, cocktail, marshmallow da squaiare sulla brace e fuochi d’artificio a bordo piscina. Una serata che poteva essere divertente e informativa, ma che non lo è stata per via del pubblico, troppo impreparato culturalmente per recepire le smart tips sparse qua e là da chi ha messo in piedi l’evento. Ma questo si sa, in Italia può capitare facilmente, soprattutto quando chi partecipa non lo puoi scegliere tu!

È in questo genere di serate che non vedi l’ora di tornare a casa per assistere almeno ai tempi supplementari della partita, e non ti aspetti alcuna epifania o ricordo particolare che… “beh, anche stasera alla fine ho imparato qualcosa”.

Non fosse che mentre ero in coda per farmi preparare un Manhattan Antica Formula mi sono trovato ad ascoltare i consigli che un esperto di musica indie stava sua bontà donando a due suoi coetanei innocenti, che tuttavia lo veneravano estasiati, come se fosse appurata la sua grande cultura rock. Non ho capito a chi si riferisse, ma “suonano la chitarra fino all’ultimo tasto come i Coldplay, eppure la voce e la sensazione è come nei Neutral Milk Hotel, una figata, devi provarli! … Non sono al livello di Chris Martin come songwriting, ma ci possono arrivare. Fanno roba alla Radiohead quando ci si mettono, hai presente Like Spinning Plates? Ecco”. C’è qualcosa che non torna non trovate? E che indispettisce, perché al di là della confusione, e oltre il discorso dei gusti che no, entro certi parametri non sono per niente soggettivi, mi sono destato perché in mezzo al discorso sono finiti i miei Neutral Milk Hotel, che non possono finire in una frase che include anche la parola Coldplay. Non li capisci, non li ascoltare, lasciali in pace. Perché se adori Chris Martin, tu i Neutral Milk Hotel non li puoi aver capiti, mi dispiace. Non ci provare, o ti sputtano.

Non è il desiderio di ricevere solo per se stessi, che si presenta quando proviamo fastidio se qualcuno che non stimiamo – ma che magari neanche conosciamo così a fondo – si compra lo stesso paio di scarpe, la stessa auto, o parla con entusiasmo dello stesso disco, seppure ciò almeno apparentemente non sminuisca in alcun modo ciò che noi già possediamo e abbiamo ascoltato. Non è che vorremmo diritti esclusivi per un disco o un libro che sappiamo essere solitamente prodotto in centinaia di migliaia di copie, anche perché non è che gli artisti poi facciano concerti o letture solo per noi e il nostro gatto, però siamo più contenti se certe canzoni non finiscono nelle stupide playlist del primo finto intenditore e se quindi certa cultura non finisce nelle mani sbagliate: siamo alternativi sensibili, noi. E vogliamo stare per conto nostro, porco giuda. Cosa nostra non si tocca.

Ci sono fenomeni di Facebook che dispensano playlist e consigli musicali non richiesti a suon di link a YouTube e Spotify, passando come niente fosse dalle lodi a Bon Iver a quelle per Paolo Nutini [Madonna! (la Santa Vergine, ndr)], ricevendo comunque “mi piace” e commenti di apprezzamento. Senza filtro, basta postare e darsi un tono, che qualcuno già ci casca. E a te che invece Paolo Nutini e Chris Martin fanno schifo perché SAI che in realtà fanno schifo, non riesce proprio di intrometterti nella discussione. Al massimo, disgustato, ti volti verso la tua collezione di CD o giri un po’ nell’Hard Disk per ascoltare qualcosa che immagini a quell’elemento non sia ancora arrivato, per fortuna. Già perché egoisticamente la facile reperibilità di musica un tempo non a disposizione del primo coglione edonista che vuole fare l’intenditore nei social media per 15 minuti di popolarità spesso quotidiana tra i suoi amici ha portato a situazioni in cui lo stesso che oggi propone un pezzo di Elliott Smith e azzecca anche il titolo del post, il giorno dopo ti piazza un bel Vasco Rossi d’annata sottolineando come fosse stato a suo modo un grande ai suoi tempi, con tono paternale da musicologo navigato e che ormai le ha ascoltate tutte. Possa tu fare le fiamme, dico io.

Non c’è soluzione a tutto questo, soprattutto se non ci si vuole mettere sullo stesso livello e accettare la competizione. L’unica cosa che si può fare è cercare di fare comunella con chi è più simile a te. E facilmente lo trovi nei forum delle webzine, più che nei social network. Puoi fare e discutere di tutte le playlist che vuoi. D’altronde, è per questo che sei qui ancora oggi: non hai bisogno di una guida, ma di qualcuno che condivida la fiamma. Sennò eri su Facebook a consigliare l’ovvio e il banale, misto all’indie e al tendenziale.

  • Marco

    Credo che questo articolo sia molto superficiale e arrogante; a volte sembrate troppo altezzosi, vi credete i migliori ascoltatori di musica in questo mondo. Non credo sia il caso di arrivare a questi bassi livelli, rilassatevi e ascoltate la musica che più ci/vi piace.

    • Daniele

      Ho letto l’articolo, e sinceramente penso che il punto qui non sia giudicare gli altri o dimostrare di saperne più di tutti. ma semplicemente si sottolinea l’importanza di parlare di musica, sapendo quello che si dice.
      Alla fine, anche se ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni, certa musica (come la letteratura, il miglior teatro o altro) è da considerarsi una vera e propria forma d’arte, e come tale è normale che chi l’apprezza spesso rimanga infastidito nel vederla sminuita in questo modo.