La potenza è nulla senza cervello

Felipe-Massa-laments-over-tyre-failures-in-Silverstone-Formula-1-news-217236Eh sì, quella roba noiosa e inguardabile della formula 1. Macchine stupide guidate da idioti che girano in tondo come deficienti per due ore, schiacciando pulsanti a caso e senza sorpassare nessuno. Non è neanche degna di essere chiamata sport. Come si faccia a guardare ma soprattutto a divertirsi con spazzatura del genere…

Ok, basta con l’ironia. Premettendo che mi piace ribaltare i ragionamenti e pensare che a volte le persone sparano stronzate talmente apocalittiche che non sono neanche degne di una risposta… aggiungo che, sì, io mi diverto con la formula 1. O meglio… mi divertivo. Perchè ultimamente le cose stanno andando… di merda. Il punto più basso e ridicolo mai raggiunto dall’intero business.

Lo sconforto nasce dalla constatazione del fatto che mai come in questo periodo la Formula 1 si è svuotata di ogni dignità, ogni valore ed ogni principio: in stato permanente di svendita totale, ha perso sé stessa e la sua via. Oh non preoccupatevi, i soldi ci sono eccome. Adesso pagano gli sceicchi e i papponi tailandesi. Gente da posti con i cessi smaltati d’oro e a pochi chilometri di distanza le folle in miseria o che protestano per la democrazia.

Parlo di un tipo diverso di svendita. Quella a 90 gradi nei confronti del sacro e divino showbiz, come se degli atleti che mettono a rischio la loro vita in nome delle emozioni regalate dalla velocità potessero essere comparati ad un telefilm comico.

Non è questione che la Formula 1 è uno sport serio che deve essere gestito da gente seria (basta vedere Raikkonen). Il punto è che quando vai a 300 all’ora, non puoi fare cazzate. E devi essere perfettamente cosciente di cosa diavolo stai facendo. Non c’è niente di comico in Vettel che pur di passare il suo compagno di squadra, va quasi a schiantarsi contro il muretto dei box a piena velocità. O in Schumacher che, per non far passare il suo ex compagno di squadra, rischia di farlo spiaccicare in maniera orrenda.

Ma se la controversia si fermasse a questo tipo di gesti, il tutto rientrerebbe ad ogni modo in un livello di normalità ancora accettabile, quello della competizione portata agli estremi. E ci si potrebbe sfogare dando addosso alla neanche tanto fantomatica… idiozia dei piloti professionisti. Il problema è che ultimamente la Formula 1 sta prendendo gusto nell’addentrarsi sempre di più in un lato oscuro, che comincia ad apparire inquietante e mina ulteriormente la sua già fragile credibilità: qualcuno dovrà pur dire ai dirigenti che una gomma volante che colpisce un cameraman nella corsia dei box in diretta mondiale è una figura di merda incommensurabile. O che il festival degli pneumatici esplosi a Silverstone è quanto di più scandaloso e antisportivo si sia mai visto nelle corse a 4 ruote (tralasciando poi il discorso che quando ti riduci a censurare uno di quegli episodi, vuol dire che sei messo molto male). Ma nonostante tutto questo mancava ancora la ciliegina sulla torta e così, per completare il capolavoro, si realizza quella che è una delle scene più vecchie e buffe dell’automobilismo: la macchina lasciata in discesa senza freno a mano. Che taglia tranquilla di traverso un rettilineo in cui 21 altre monoposto sfrecciano a velocità massima. E mentre lo vedevo, facevo fatica a credere ai miei occhi. Roba che neanche Fantozzi. Senna sarebbe veramente orgoglioso.

La cosa che mi fa più incazzare è che non siamo nel 1600, ma nel 2013. Quando tu gestisci qualcosa e fai un lavoro da schifo, oggi la gente inevitabilmente lo viene a sapere e quasi sempre sa con chi prendersela. E sbattersene in modo così arrogante di valori sacrosanti come la sicurezza e il buon senso e dell’opinione di milioni di appassionati è ciò che sta facendo quel fenomeno di Ecclestone. Un pessimo esempio per tutto il mondo (e non per niente ora sta rischiando la galera). Ma ovviamente, augurare il peggio a quel pessimo personaggio non serve a nulla. Perché anche se quello si fa le seghe sognando un mondiale senza Monza, Spa e Suzuka e con circuiti nuovi in Uzbekistan e nel Laos, non ci dobbiamo dimenticare che noi possiamo sempre ricorrere alle nostre armi: l’indignazione (a cui comunque ha già fatto ricorso chi di dovere riguardo gli attentati omicidi nei confronti dei tracciati storici) e il telecomando. E difatti, allo scoppio dello pneumatico di Vergne a Silverstone, avevo deciso che ne avevo avuto abbastanza per quel giorno.

Ma momenti del genere ti mettono di fronte a un bivio, un dilemma. Fino a quanti centimetri sei disposto a prenderlo in quel posto in nome di qualcosa che ami incondizionatamente, una passione che al suo nucleo è quanto di più innocente si possa pensare? Velocità, sorpasso, vittoria. Finora ho sopportato tanti elementi negativi: una gestione mafiosa della FIA che ha tentato più volte di mettere i bastoni fra le ruote della Ferrari e lascia sempre fare di tutto e di più agli inglesi (ma non ditelo in giro o vi cercheranno per lapidarvi); delle regie TV scandalose, che ogni volta ci fanno capire che in realtà delle gare in sè non gliene frega niente; regole assurde; alcuni nuovi circuiti semplicemente atroci; sistemi di sorpasso che neanche Dick Dastardly e Muttley delle Wacky Races; gomme da sciopero dei piloti; e infine, il più grave di tutti, la sicurezza buttata nel cesso per una competizione di cui si comincia a non vedere più il senso.

L’unica convinzione che in me non crollerà mai è che prima o poi qualunque situazione tesa va incontro a un punto di rottura. Sono comunque fiducioso che questo sport ritroverà in futuro il suo prestigio. E che prima o poi… anche per Ecclestone arriverà la sua ora.