Just For a Day: Slowdive live in Padova

Evento doveva essere ed evento è stato. Per la prima volta in Italia, arrivati da leggende dello shoegaze e degli anni ’90 tutti, gli Slowdive sono stati quello che speravamo e molto di più, perchè l’atteso e temuto concerto è stato di un’intensità disarmante: più andavano avanti più il loro suono si faceva denso, più noi ne venivamo rapiti più Neil Halstead apriva spazi enormi con la sua chitarra. Mai un momento in cui qualcosa è sfuggito, mai un’incertezza neanche per le canzoni di Pygmalion, quelle più attese alla prova del nove, che sono state rinforzate, rese ancora più avvolgenti.

L’accoppiata deflagrante “Souvlaki Space Station” – “When The Sun Hits” però è storia a sè. Te le aspetti, sono state probabilmente il tuo primo contatto col gruppo e gli occhi sbarrati che ti ritrovi sembrano quasi scontati. Quando però esplodono, con le chitarre a raggiungere altezze assurde e il basso a far tremare la terra sotto i piedi, l’urlo di meraviglia è niente rispetto al ricordo che lasceranno quella decina di minuti: è il momento nel quale capisci di essere davvero davanti agli Slowdive, che quelle cose le hanno inventate loro e una manciata di altre persone e dal vivo, in uno spazio aperto, sono pericolosi, liberi da ogni costrizione e al massimo del potenziale.

Anche sul palco, soprattutto, le sensazioni erano positive: Rachel non ha mai smesso di sorridere, gli applausi e i “We love you!” si sono sprecati insieme alla disapprovazione generale all’annuncio della falsa ultima canzone. Il bis arriverà con “40 Days”, attaccata in maniera brusca, decisa, tanto da far girare meravigliata proprio la cantate, ancora dotata di una voce celestiale e felicissima di vedere, anche quella sera, migliaia di persone che aspettavano solo lei il suo leggendario gruppo. Il ritorno al mondo, stamattina, è stato strano: ieri sera eravamo davvero altrove.

Prima: Brothers in Law, Be Forest e Soviet Soviet, alternati tra main stage e palco B. Il sottoscritto è riuscito a vedere solo i primi due, prima di dover riprendere le forze (causa centinaia di chilometri di viaggio in prima mattinata) sulla collinetta poco distante dal palco principale. Si rinforza l’opinione già creatasi all’ascolto su disco, condivisa per altro dalle recensioni dedicate a entrambi su questo stesso sito: sono i gruppi più promettenti che abbiamo, movimentati e vivaci i Brothers in Law, più imponenti e atmosferici i Be Forest. Abbiamo ormai superato la fase del “teniamoli d’occhio”: il prossimo album è già molto atteso.
Nota positiva anche per l’organizzazione dello Sherwood/Radar Festival: ambiente accogliente, prezzi umani, vasta scelta per bere e mangiare. Il più classico dei “torneremo”, difficilmente però sarà un evento di portata pari alla prima calata degli Slowdive, dei padri dello shoegaze, in terra italiana.
Per dirla con le parole di “Morningrise”, una rarità presenza fissa delle nuove scalette: “You seem more beautiful than yesterday”.