Io tifo per il Record Store

amoeba-music-hollywood11Recentemente sono tornato a privilegiare i negozi fisici all’acquisto online, in maniera netta.

Quando passo davanti alle vetrine dei negozi di musica non ce la faccio proprio a rimanere indifferente, specie se si tratta di quelli più alternativi, indie, veramente di qualità. Non posso fare a meno di pensare che quelli siano luoghi dove si respira aria buona, e che per questo vadano sostenuti, esattamente come vanno sostenute le sale cinematografiche storiche, a scapito dei sempre più ingombranti e dozzinali multisala. 

Non nascondo di aver ceduto anch’io alla logica del prezzo per lungo tempo: su play.com ho acquistato parecchio, cogliendo offerte pazzesche, capolavori a meno di 5 euro; andando a infoltire velocemente una collezione che non sarebbe la stessa se non fosse stato per i prezzi stracciati di internet. Ogniqualvolta torno a spulciare fra i cd o i vinili esposti nei pochi negozi ancora in vita, però, mi sento quasi in colpa per aver sminuito così la musica, perché comprare un capolavoro della madonna a 3 euro (escluse spese di spedizione) su amazon in fondo significa sminuirlo, almeno un po’. 

In realtà c’è anche un altro aspetto meramente pratico che mi fa propendere per i negozi dietro casa: mi scoccia aspettare quelle tre/quattro settimane per un cd che parte dall’America, deve fare il giro del mondo, e magari mi arriva pure danneggiato dal trasporto. Mi è capitato più di una volta e ho bestemmiato, perché è vero che la custodia puoi sempre sostituirla – peggio invece quando i danni interessano anche ciò che c’è all’interno – ma se hai acquistato a 5 euro su internet e ti arriva la custodia tutta rotta, tanto valeva comprare un cd integro a 10-12 euro dal negoziante di fiducia. Certo non potevi saperlo prima, ma dopo due domande te le fai eccome.

rise_coverPoi c’è il valore aggiunto dell’incontrarsi ancora in questi negozi che piacciono tanto a noi. Un piacere romantico che a quanto pare non sono in pochi a ricercare, visto l’affascinante successo dei Rough Trade stores. Certo, là parliamo di Londra, New York, … ma, per dire, nella mia città – Torino – i negozi di dischi esistono ancora; sono almeno due quelli più alternativi, e sono sicuro ci entrereste volentieri anche voi. Diventano quattro o cinque abbassando la qualità dell’offerta, o spostandosi verso ibridazioni del tipo dischi+strumenti musicali o music shop in senso più ampio. Les Yper Sound, uno dei due più validi, è recentemente diventato il mio punto di riferimento per gli acquisti. Si trova in centro città, a tre minuti a piedi dalla Mole Antonelliana, ed è una piccolissima superficie divisa a metà tra dischi e vinili. L’altro giorno, uscito dal lavoro, camminavo per il centro e passando là davanti ho notato che c’era una sorta di piccolo aperitivo in corso; chissà cosa si festeggiava tra l’altro. L’atmosfera comunque era ottima, non da negozio di dischi lasciato andare al suo destino, tutto il contrario! Sta di fatto che quasi senza accorgermene mi sono ritrovato con “Slanted and Enchanted” tra le mani, palesando la gravità di non possedere ancora i Pavement in originale, peraltro; cose che purtroppo capitano, nonostante gli ascolti appassionati. In ogni caso, 10.90 € era il prezzo proposto, mica male! A quel punto volevo anche “Crooked Rain”, che uno dei titolari (due ragazzi credo sui 35-40 anni) mi ha ordinato in versione deluxe, doppio cd a 13.90 €. Ecco, acquistare lì dentro è un’altra cosa rispetto alla solitudine di internet: è questo che voglio dire. E non è certo una questione di mera nostalgia: non è questo il caso di un quarantenne che si guarda indietro rimpiangendo gli anni in cui i cd si compravano solo nei negozi o al massimo si masterizzavano a casa dell’amico che ne capiva più di tutti! All’epoca del boom di Napster, nel ’99, io avevo 12 anni. Frequentavo già un paio di negozi di musica vicino casa, sì, ma la vera e propria svolta l’ho fatta col file-sharing. Sono un figlio di internet insomma,perciò qui la nostalgia c’entra veramente poco.

A Torino c’è Les Yper Sound, ma ci sono anche Rock&Folk, Materiale Resistente e qualcun altro: a Milano, Roma, Bologna, Firenze, Napoli, … ce ne sarà qualcun altro. Quale che sia il nome, queste sono realtà da sostenere con gli acquisti! Qualche euro in più per ogni cd/vinile è un sacrificio che al momento mi sento di fare, specie quando la differenza di prezzo fra internet e negoziante – magari con l’ausilio di una richiesta di sconto rivolta a quest’ultimo – non è poi così grande. Nel caso specifico, “Slanted and Enchanted” l’avrei potuto comprare a 8 € e rotti su play.comCon 10.90 € però ce l’ho già in casa. Idem per “Crooked Rain” in deluxe edition: 10.55 € su play amazon; 13 € dal negoziante. Che differenza fanno quei 3 € scarsi in più? Ma anche fossero 7-8?! Al massimo me li gioco sul vantaggio di non attendere decine di giorni l’arrivo del prodotto, oltre che sulla certezza di averlo integro. In casi meno fortunati in cui il prezzo potrà essere molto più sconveniente rispetto a internet, invece, mi ripeto: è un sacrificio che al momento mi sento di fare. A costo di comprare di meno.

di Fil Van

  • FireOFtheMind

    Ci sta se uno vive in una grande città o comunque in prossimità di posti forniti, ma se vivi in zone periferiche o servite alla meno peggio è difficile trovare quello che vuoi a prezzi abbordabili (non differenze di 2/3 euro). E allora Internet ti salva. Anche a me piaceva girare in mezzo ai dischi, ma quella fase l’ho superata da un bel po’, ora mi piace solo se si tratta di negozi o negozietti di città diverse dalla mia. Perché se sono “a casa”, ormai tutto il contorno che posso legare all’acquisto di un disco me lo sono già giocato… e allora meglio online, almeno scelgo anche con più calma e accortezza.