Indie Spirituality

Inizio questo post senza sapere bene da dove cominciare, e forse neanche dove voglio arrivare, nonostante mi sia promesso di scriverlo da diversi mesi. Lo 72 Nomi di Diofaccio soprattutto per me, e pretenziosamente, anche per ricompensare chi mi ha ascoltato e aiutato in modo diretto e tangibile quando ho chiamato. D’altronde se predico di buona musica rock verso migliaia di lettori ogni settimana, magari trovo qualcuno che può essere aperto alle mie stesse esperienze in campo spirituale, di cui, mentre scrivo, spero di riuscire a dire qualcosa senza auto-inibizione.

Prima di provare a raccontare il mio caotico misticismo, tengo a precisare che non amo il Vaticano, Bertone, Sodano, l’Opus Dei, i mormoni, i testimoni di Geova, i neo-catecumeni (ovvero i ciancaleoni della fede, per chi ormai conosce il termine), e tutti quelli che usano la religione per fare carriera, che in Italia sono tanti. Chiaramente non tollero manco i fanatici e gli ottusi di altri credo, e provo pietà per chi vive sotto dittatura musulmana. Al massimo ammiro e sono affascinato dalle sacre scritture (in particolare il Bardo Todol, il Talmud, e sì dai, anche la Bibbia) e dai personaggi che raccontano storie di regressione a vite precedenti come Brian Weiss. Last but not least, ho amato la Claudia Koll anni ’90.

Mi danno fastidio anche i falsi intellettuali che magari tengono in bella vista un oleoso idolo pagano in posa buddista, comprato al mercatino della domenica più per l’immaginario che dovrebbe evocare che non per convinzione religiosa. Non è nemmeno ricerca spirituale, ma solo il bisogno di poter mostrare (finta) cultura a chi ne sa ancor meno di loro. Vale il poster di Jim Morrison in camera senza avere manco un cd originale dei Doors o conoscere a memoria almeno il testo di una canzone, o uno scacciaspiriti made in Taiwan.

sufjan stevens sevenE concludendo la premessa che serve a pararmi il culo, mi ha davvero disgustato la corsa di certi ignorantissimi papa-boys che alla morte di Lou Reed hanno postato blog che testimoniavano la sua conversione al Cattolicesimo, come a volersi appropriare di un’icona del rock maledetto: “quel satanasso alla fine s’era pentito!”. Mica vero per altro, Lou è nato ebreo ed era diventato un tipo molto zen, affascinato dalla spiritualità in tutte le sue forme. Ecco, è qui che voglio arrivare.

L’intro di “Third Eye” dei Tool (quella di Salival) ha segnato anche me, ma ora sono più in fase “Reflection”, diciamo così. Vale a dire: ho provato a credere, e ci sono riuscito. Come? Grazie a una serie di letture e ascolti che sono andati tutti nella stessa direzione, che poi è quella della spiritualità matura che cerchiamo nelle cose che ci appassionano di più, come il rock o il cinema o i libri. In particolare ho approfondito le singole canzoni di Sufjan Stevens e sono rimasto impressionato da quanta devozione e profondità riescono ad evocare. E quando si parla di religione, si spera, si parla di buoni sentimenti, e ci sono di mezzo storie forti, commoventi, a volte anche violente, ma che possono elevarti e darti qualche speranza che tutto questo non sia solo per caso. Prendete “For the Widows in Paradise, for the Fatherless in Ypsilanti”, in cui forse è Gesù in prima persona a parlare: provate a immedesimarvi cantandola. Elementi e sfumature di contenuti cristiani che troviamo palesi anche nell’album Seven Swans, in molte canzoni degli altri LP, per non parlare dei due box natalizi. Roba serissima, mica stiamo parlando dei Creed o dei P.O.D.! E non è neanche l’ingenuo Christian post punk degli U2 di October. Con Sufjan si va a fondo, e si trova quella spiritualità che cerchiamo e di cui siamo affascinati, soprattutto quando si fa esoterica, visionaria, illuminante. È una diversa e significativa via di e per credere, lontana dall’Azione Cattolica che salva il giovane dallo stress. Ed è un bisogno che più vai avanti con gli anni, più finisci di dover soddisfare per trovare risposte, comprendere il disegno sottostante il caos, avere una visione a lungo termine, trovare la forza per continuare a porti obiettivi quando hai capito che quelli che potevi raggiungere li hai raggiunti, e quelli che sognavi da piccolo ma non hai raggiunto… non li raggiungerai mai in questa vita, mi dispiace. Più che di una ricerca della Verità suprema, si tratta di una via alternativa – di questi tempi sì, è alternativa – per vivere nel mondo senza farsi schiacciare dopo un’infanzia e un’adolescenza più o meno felici, ma che non ci hanno abituato a combattere per la serenità. O forse è sia un modo di porsi nei confronti di sé stessi, sia la Verità superiore, se ci hai preso senza volerlo.

Ora, so benissimo quanto inverosimile possa suonare a chi vive laicamente la sua esistenza, ma vi assicuro che se ci credi e ti sforzi un pochino nel memorizzare dentro di te le varie combinazioni delle lettere ebraiche presenti nei 3 versetti del libro dell’Esodo, i 72 nomi di Dio funzionano. Non sono tarocchi. Li ho provati io, e li ho usati per piccole grandi questioni della vita quotidiana, e ci sono rimasto di merda quando le cose che desideravo si avveravano. E quando non si sono risolte fino in fondo, ho quantomeno avuto un segnale di possibilità: “insisti perché ce la puoi fare”. Vorrei impararli a memoria tutti per poterli usare nel momento opportuno a seconda della situazione. Lasciando perdere i vari siti di cabalisti che ne hanno fatto un business, c’è un libro di Yehuda Berg che dovete ordinare, edito dalla TEA. Si chiama La Kabbalah e i 72 Nomi di Dio, e ha un formato bellissimo. L’ho comprato durante il periodo universitario in una mini-libreria esoterica di Perugia chiamata Il Bafometto (un nome un programma), e solo dopo qualche anno ho scoperto quanto potente fosse questa tecnologia. Magari ero predisposto visto il mio percorso sul quale ora non mi sembra il caso di tediarvi, ma vi garantisco che grazie a Sufjan Stevens, alla religiosità che emana la musica di Panda Bear, al silenzio in cui a volte riesco ancora a ritrovarmi, ho riscoperto la mia spiritualità. It’s calling me. Provate a vedere se chiama anche voi.

Una delle ultime volte in cui ho usato Lamed Kaph Beth ero in una situazione critica in cui mi ero cacciato da solo: “se funziona anche stavolta, prometto che scriverò un post per farlo sapere anche agli altri”. Ed eccomi qua.