Il Metodo Benham

un’osservazione di Messer Dino Compagni

Moneyball_2011_Movie_Wallpapers_10_vwolf_2120X1192L’articolo è un po’ vecchio ma introduce all’argomento. È difficile, dalle news in rete, farsi un’idea del metodo Benham, milionario, ex giocatore di poker ed ex scommettitore (così ha fatto i soldi), che si è comprato il club danese Midtijlland Fc. Aggiornando l’articolo si vede come il Midtijlland ce l’abbia fatta: mancano tre turni alla fine del campionato danese ed è già campione con + 10 di vantaggio. Probabilmente i numeri della Superliga danese non sono così probanti, ma le statistiche parlano chiaro: in 30 partite, 60 gol fatti e 29 subiti. La seconda in classifica, l’FC Conpenhagen, ne ha segnati 36 anche se ne ha presi di meno. Probabilmente poiché il valore statistico di un campionato dove le squadre segnano poco più di un gol a partita (per dire: Messi ha esultato più volte del Brondby, terzo) ha convinto Matthew Benham in una nuova avventura con nuovi dati a disposizione e un campionato, quello inglese, che rappresenta una nuova sfida analitica. Il money(foot)ball sbarca nella Championship (la serie b d’albione) e Benham acquista quote del Brentford Fc con l’intenzione di introdurre il suo modello analitico.

Vi ricorderete senz’altro il film con Brad Pitt sugli Oakland Athletic’s dove Pitt, gm della squadra di baseball californiana, per primo utilizzò un metodo statistico per la scelta dei giocatori che si basava su algoritmi e calcoli matematici in base ai ruoli, riutilizzando scarti della grandi squadre. Qui il concetto è pressapoco lo stesso. Ma il baseball, da quando è nato, rappresenta una fucina impressionante di dati statistici piuttosto concreti. Nel calcio le statistiche si sono tenute solo per certe cose che, spesso, erano legate allo scopo del gioco e al risultato. Ora il modello americano sta diventando una moda di analisi anche nei salotti Sky e le statistiche si stanno aggiornando a dati che, ruolo per ruolo, iniziano a dare dei concreti riferimenti per creare rose competitive a basso budget. Probabilmente il metodo Benham, che se non è precursore è sicuramente a una stadio avanzato di test sul campo, non è ancora perfetto, ma è certamente riuscito a trovare delle chiavi di lettura giuste, interessanti, potenzialmente rivoluzionarie. L’evoluzione del calcio passerà anche attraverso le opportunità offerte dall’analisi dei dati, anche se, in questo gioco non solo la statistica deve essere fatta oggetto di scienza. In futuro, chissà, vedremo le rose che scendono in campo in campionato completamente diverse da quelle 74benhambee0805ache fanno le coppe; più spazio per la crescita di giovani in un turnover razionale; una più disciplinata selezione delle tattiche di gioco (se non sbaglio Benham per ora ci ha provato solo col 4-4-2); sarà meno importante anche il fattore economico e si potrebbe avere un nuovo Verona o un altro Cagliari campione d’Italia. Lo scudetto negli ultimi 25 anni lo hanno vinto in 5, di cui Roma e Lazio una volta ciascuno. Quindi possiamo tranquillamente ridurre a tre. E’ difficile dire quali siano le statistiche che Benham ha scelto come decisive nella formazione della sua rosa: da quelle atletiche a quelle tecnico-tattiche, dalla velocità alla resistenza passando per la quantità\qualità di passaggi, in che direzioni, capacità di dribbling, ma tutto a monte dipende da come imposti la squadra. Oltre all’eccezionale resa su calcio piazzato: la squadra danese e seconda in europa per realizzazioni su calcio da fermo. Per chi si addentra nei blog specializzati, da un paio d’anni gira il metodo Sics per l’analisi dei dati sportivi nel calcio che si basa su un fantomatico indice di pericolosità. Ho tentato invano di informarmi su quali siano gli ingredienti della ricetta, ma vige un assoluto riserbo in materia (e chissà quanto può valere un metodo del genere in tempi di calcioscommesse). L’unica cosa che è sicuramente evidente è che l’equilibrio in campo viene filtrato attraverso l’indice di pericolosità che si fonda sulla quantità, qualità e varietà delle palle gol che una squadra crea. Quindi, per esempio, il Real ha creato molto di più e paradossalmente doveva e poteva vincere ma la Juve ha attaccato meglio ed è riuscita vincitrice in quanto l’indice di pericolosità è migliore. Interessante. Il Brentford Fc è arrivato 5° in Championship, al terzo anno di Benham. Si è qualificato per i playoff ma è stato eliminato dal ‘Boro in semifinale. Il dato statistico più interessante è che il Brentford è 5° con il 5° miglior attacco e che ha raggiunto un numero di vittorie (23) quasi pari alla prima classificata ma perdendone molte di più, segno che rispetto alla Danimarca qualcosa è cambiato nei dati. Innanzitutto non più un campione di 33 partite ma 46 (la championship ha 24 squadre); più partite significa più infortuni, squalifiche etc. ma significa anche più dispendio di energie e meno tempo per recuperare (fra turni infrasettimanali e coppe nazionali giocano tutto l’anno ogni tre giorni, in pratica). Se ricordate bene la favola di (Brad Pitt) Billy Beane (che ora è pure consulente dell’Az Alkmar) -che non è una favola- finì con gli A’s che si qualificarono ai playoffs ma persero, inanellando tuttavia la più lunga striscia di vittorie durante la regular season: è molto probabile che anche il Brentford soffra della stessa sindrome. D’altra parte il dato statistico ha senso nel momento in cui la statistica ti permette un approccio coerente. Una partita secca o andata e ritorno ha troppe incognite e non è campione attendibile. Il ‘Boro si è imposto 3-0 in casa e 1-2 in casa Brentford. Vedremo il prossimo anno. Ricorda al contrario la commedia americana Major League-la squadra più scassata della lega. Lì gli Indians di Cleveland erano stati assemblati rimestando tra scarti e vecchie glorie con il preciso intento di perdere. E proprio per questo fattore casuale, vinsero. Con Benham e i suoi cloni assisteremo all’esatto opposto: la squadra più scassata della lega diventerà di moda. Andremo incontro a un romanticismo razionale? Alla fine vincerà ancora il più forte? Non so voi ma sono curioso.