I My Bloody Valentine non buttano giù l’Estragon, ma ci vanno vicini

La scelta di suonare all’Estragon era stata accolta con qualche riserva da chi per anni (da 1 a 22, dipende) ne aveva atteso l’occasione, vista l’ormai storica diatriba sull’acustica del locale. Ma possiamo subito dire che non è venuto giù come si temeva. Pubblico molto eterogeneo, si va dai classici

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universitari ai 40enni con figlio a fianco, passando per i fan dei Sonic Youth e dei Tool. Entro le 22 il locale è già quasi pieno e poco dopo, ad uno a uno, fanno il loro ingresso i membri del gruppo, acclamati a gran voce. Fin dalla prima canzone si intuisce che le voci sono parecchio basse, soprattutto quella di Shields, a tratti davvero impercettibile. In ogni caso l’impatto sonoro è pazzesco e in generale come ce lo si aspettava… Ottima anche la tracklist, bilanciata tra brani dei tre album del gruppo e qualche estratto dagli EP periodo pre-Loveless. L’uno-due iniziale è da applausi (“I Only Said” e “When You Sleep”), poi spazio a “New You” direttamente dal nuovo MBV.
È parso evidente come i pezzi dall’ultimo album funzionino bene, ma meno di quelli del periodo ’88-’91, già noti ai presenti e dotati di un sound più istintivo.
Da applausi “You Never Should” e “Come in Alone”, nella quale Bilinda Butcher è la vera protagonista. Il fascino della chitarrista-cantante è innegabile e c’è addirittura chi sale sul palco per abbracciarla (beato lui), snobbando il povero Shields, il quale al massimo si becca qualche urlo “Casaleggio!!!” dal pubblico. In effetti la somiglianza fisica c’è tutta. Una volta nessuno l’avrebbe detto.
Il momento clou della serata rimane la strepitosa “You Made Me Realise”, con la famigerata sezione denominata “Holocaust”, della durata di quasi 20 minuti, nella quale il rumore viene spinto al massimo in maniera incredibile. La sensazione è quella che può dare la partenza di un jet a pochi metri di distanza (si vocifera il raggiungimento di ben 130 decibel). C’era chi seguiva il tutto con i tappi nelle orecchie, perdendosi a mio avviso un’esperienza unica e travolgente (ma almeno salva l’udito!), quasi impossibile da descrivere accuratamente. Da applausi a scena aperta anche il passaggio da questa sezione al brano originale. A chiudere l’evento l’ottima “Wonder 2″, forse il brano migliore di MBV, lasciando al pubblico bolognese una performance strepitosa di un gruppo che in molti fino a qualche mese fa non pensavano di poter più vedere dal vivo. Non hanno buttato giù l’Estragon. Ma ci sono andati vicini.

  • Thomas Borgogni

    Un’ esperienza paranormale vederli in carne ossa, mostri sopra al palco e persone squisite tra i comuni mortali.

  • Giovanni Arena

    Imperdonabile l’assenza di quella che probabilmente è una delle tracce più belle del rock tutto, Sometimes. In ogni caso quando si parla di volumi alti non si scherza e non si esagera. Concerto della vita, stop.