Ho stretto la mano a Kurt Vile

kurt vile milano

Ieri sera a Milano non sembrava di essere in Italia ma lo eravamo eccome e sarebbe valsa la pena esserci stati anche da un centinaio di chilometri di distanza. al Biko.

Solita location sperduta, solito fedelissimo motorino, solito amico di fiducia, 3 birre sotto sella e via.

“Orario ore 21, si rammenda puntualità” così diceva la mail degli organizzatori e noi alle 21 eravamo lì.
Appena arrivati incontriamo due ragazzi australiani del nostro corso con cui condividere l’attesa per l’ingresso tutt’altro che puntuale e per fortuna grazie ai loro racconti sulle cose più paradossali e incredibili del nostro paese dal loro punto di vista e alle birre l’ora passata davanti all’ingresso fermi non è stata poi così male, fortuna che non ha piovuto.
Entriamo, ci piazziamo in prima fila, rincariamo la dose di birra (d’obbligo con australiani), due sorsi e parola a Pall Jenkins, cantautore di una certa età, sinceramente a me sconosciuto fino ad ora.
Bravo, insolito, folk, da applausi, approfondiremo ma non eravamo là per lui ieri sera.

Eravamo la per il ragazzo capellone che ha preso il palco subito dopo.
Chitarra, voce e basta. Non gli serviva altro.
Atmosfera incredibile.
Non credo fossimo più di un centinaio nella stanzetta. Il classico caciarone italiano era rimasto a casa. Eravamo tutti in silenzio e seduti in terra per buona parte del concerto, vedevamo tutti così. Pubblico da 10.
Non ho neanche idea di quanto tempo abbia suonato, trasporto emotivo totale, canzoni su canzoni su canzoni, tutte fantastiche. Cantautore d’altri tempi. Sincerità cristallina.

In Italia le ambasciate di civiltà ci sono basta trovarle e meritarsele, anche ieri non eravamo in molti. Peggio per voi.

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