Grimes Unleashed @ Circolo Magnolia Segrate (07/07/2016)

IMG_20160708_WA0009Dolce Grimes, insopportabile Grimes, esuberante, irritante, vera, falsa. Con la dirompente forza della natura figlia della creatività di Claire Boucher non ci sono mezze misure: si ama o si odia. Si odia quando ti fa attendere l’inizio del concerto, nonostante gli spazi del circolo Magnolia già pieni e gli orari del Festival Moderno da rispettare; ma una volta che corre sul palco si dimentica tutto e bla bla bla, lo sapete, ma voi (probabilmente) non c’eravate e quindi non sapete, in realtà. Perchè quando il personaggio spartiacque incontra la parte positiva, il legame diventa speciale: a metà spettacolo dopo “Genesis”, la sua intro ipnotica e il boato più forte del pubblico, la selvaggia ragazza canadese cede e si ritrova senza parole di fronte agli applausi e all’affetto scandito dal coro di “we love you”. Alla fine, una riesce a pronunciarla: “grazie”. Alcuni di voi vomiteranno, altri si esalteranno, qualcuno come me invece sorriderà e basta, perchè fa sempre piacere vedere un po’ di autenticità.
Timida Grimes, aggressiva Grimes: la scaletta è attacco puro. Partenza coi singoloni “REALiTi” e “Flesh Without Blood”, affondo con “Venus Fly”, tanto che il sottoscritto (che comincia a non essere più un combattente da prima fila alla transenna) si chiede chi glielo fa fare di lottare invano; la zona mixer appare molto attraente, per cui au revoir fieri soldati, sgomitatevi fra di voi. Riposo? IMG_20160708_WA0008Macchè, ora tocca a “Go”, prima della quale la donzella protagonista si difende con un opportuno “I know some of you don’t like this one, but…” …but vaffanculo, stasera comandiamo noi. Spirito contagioso a quanto sembra, dato che qualcuno al mixer dietro di me finalmente trova il pulsante dei bassi e ora sì che ragioniamo: tempismo stranamente perfetto.Umile Grimes, testarda Grimes, fa tutto a modo suo: scrittura, produzione, scenografia, canto, performance e ballo. Non è una classica esibizione rock e le sue inseparabili aiutanti (le ballerine e il braccio destro Hana) sono lì a dimostrarlo: sciocchezze insignificanti per alcuni, dettagli vitali per chi ci crede, in una visione più personale e perchè no, più femminile della musica pop d’assalto. L’uso dei nastri da ginnastica ritmica non conferma proprio la mia virilità ma i puntatori laser mi aggradano di più, grazie.La seconda parte dello show è forse quella dalle emozioni più viscerali e quando ti giochi la bomba “Scream” hai già un certo vantaggio, meglio ancora se la ricrei fedelmente con il contributo di Aristophanes, presente anch’ella al festival. Se prima Claire giocava con la sua voce, ora tira fuori l’istinto brutale ed è normale sentirsi disorientati quando percepisci urla death metal da un’icona della moda mondiale: non sai più chi o cosa stai ascoltando. E la signorina ha pure la faccia tosta di proseguire, dopo essersi rotolata sul palco, con un’improbabile cover techno pop della celeberrima “Ave Maria” di Schubert… no, scusate, ho detto improbabile? Ma de che, non l’abbiamo ancora capito in che mondo siamo stasera?Non vorremmo, sul serio, ma dobbiamo pensare a come chiudere: intanto buttiamo “Oblivion” nella mischia e visto che deve succedere di tutto anche l’errore dal vivo, il sample sbagliato all’inizio della prima strofa, con tanto di colorito “oh fuck, sorry”; accidentale, dite voi? Io dico spontaneo e per qualche folle ragione perfettamente sensato nel contesto della serata. Il colpo di grazia arriva poi inesorabile, con “World Princess Pt. II” che ciao, non vi spiego neanche l’esperienza trascendentale, e l’attesissima e devastante “Kill V. Maim”, ufficialmente classificabile in una situazione del genere come tentato omicidio. E in men che non si dica… è finito tutto.
Sì, finito, game over, a casa. Così, all’improvviso. L’orologio dice un’ora circa o poco più. …incazzati? Ma neanche per sogno: ad averne di ore singole così fottutamente intense. Nessuno si è risparmiato, né l’artista, né le performer, né la folla. Grimes potrà non piacervi o starvi antipatica, ma l’uragano di sensazioni reali che sfodera nel suo elemento ha davvero pochissimi rivali nell’ambiente.

foto di Thomas Borgogni