Dialogo semiserio con Thom Yorke

thom yorke 2

(Toc Toc)

Thom Yorke: Sì, chi è?

Cristiano: Ciao Thom, sono Cristiano.

T: Oh ciao Cristiano, come in!

C: Posso disturbarti un secondo, eri indaffarato?

T: Oh no, tranquillo, stavo solo compilando la playlist da mettere sul Deadairspace, così che i nostri fan potranno scoprire gruppi e musicisti nuovi, all’avanguardia, sperimentatori insomma!

C: Ehm… Thom… non vorrei sembrarti scortese, ma vorrei farti notare che la gente che metti in quelle playlist ha già un gran bel seguito, ed è praticamente lo stesso dei Radiohead… insomma, non è che siano ‘ste rivelazioni alla “terzo segreto della Madonna del mainstream”…

T: Oh, really?

C: Sì, decisamente.

T: Ok, grazie del consiglio allora. Cercherò di ricordarmene, e magari potrei citare autori di nicchie più inusuali al grande pubblico che secondo me meritano maggior visibilità, che ne so, i Sepalcure?

C: Coff Coff… Thom…

T: Ok, ricevuto. Basta playlist. Quindi, come posso esserti utile?

C: Mah, niente, volevo solo dirti che ieri sera mentre correvo ti ho pensato. C’era un tramonto bestiale sopra i colli che circondano Perugia. Un cielo carico di luce mostruosamente bella, confortevole, tenue, viva di rosso e arancione, pacificante. E mentre stavo sgambettando allegro con questo spettacolo negli occhi, il random dell’ipod (sempre lui), tira fuori un pezzo dei Radiohead che mi costringe quasi alle lacrime per una sorta attacco di simil-sindrome di Stendhal dovuta alla congiunzione fra i fattori “cielo clamoroso + battito cardiaco accelerato + canzone epocale dei Radiohead”.

T: Wow… e che pezzo era?

C: Era Lucky.

T: Eheh… sì, capisco cosa intendi. Quel pezzo è stato forse un po’ sottovalutato nella nostra discografia, nonostante sia amato da molti.

C: Cristo! Thom! È da strapparsi i capelli per l’intensità e la perfetta commistione fra armonia, melodia e lirica! È roba che smuove le viscere, che commuove, esalta, dispera. Mi sono trovato a correre urlando come uno scemo:
“Kill me Sarah,
Kill me again with love,
It’s gonna be a glorious day”.

Ma ti pare normale???

T: Oh.. beh, non saprei! (ridacchia un po’ imbarazzato, nota del trascrittore).

C: Ora però, non sono venuto solo per raccontarti le mie visioni in stile crocifissione in sala mensa, ma anche per le logiche conclusioni rivelatesi da quel momento estatico, ed anche per chiederti, detto da fan ad artista… vogliamo le chitareeeeee! Non se ne può più di atomi pacifici, improbabili derivazioni dubstep e cervellotiche cavalcate sintetiche! Questa roba l’avete già fatta bene, anzi, benissimo in Kid A, che era un capolavoro proprio perché non pretendeva di essere un disco di elettronica, e portò nel rock una ventata di novità che inaugurò un millennio difficile. Ora però, nel mondo, nonostante tutto, c’è ancora voglia di rock… Servono le canzoni! Servono le melodie! Penso ad In Rainbows, che disco perfetto era! Non è un capolavoro, ma d’altronde quelli li avevate già scritti negli anni ’90. Nessuno ve lo chiedeva, ed uscì un disco della madonna benedètta incoronèta! In Rainbows è un disco che è rimasto nella memoria di tutti, anche i detrattori della prima ora si sono ricreduti, pieno di canzoni bellissime, un delicato equilibrio fra melodie rock e suoni moderni. Un disco dei Radiohead, come iddio comanda.
Pensateci prima di tirare fuori un The King of Limbs part II, perché in parecchi vi farebbero “ciao ciao” con la manina, io ve lo dico. Il mondo è piccolo, la gente mormora. Molti, anche fra quelli che vi seguono da sempre (presenti compresi…), non vi sosterrebbero di fronte a un altro disco che, a conti fatti, lascia poco più che un singolo discreto.
Da voi non ci aspettiamo più la rivoluzione copernicana della musica indipendente, quella c’è già stata.

T: Oh… beh, ok Cristiano. Ti ringrazio del consiglio. Ne parlerò con gli altri, esporrò loro il tuo pensiero in uno dei nostri periodici brainstorming e vedremo cosa ne salterà fuori…Ora, ti va se andiamo a berci una bella e sana centrifuga di pomodoro Tamarillo delle Ande?

C: Mmmm, grazie Thom, ma mi aspettano per una serata, piuttosto potrei scaldare le budella con un Long Island.