Daydreamers Never Learn

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Overthinking, overanalyzing separates the body from the mind.

Abbiamo chiesto ad alcuni giovani psicologi di dare un’interpretazione al nuovo video dei Radiohead “Daydreaming”,  girato da Paul Thomas Anderson. Le parole che abbiamo ricevuto, le inoltriamo di seguito per voi. Happy Psychoanalyzing.

La Solitudine tra i Molti.

Sin dai primi fotogrammi emerge la forte discrepanza fra la stasi del brano e il continuo movimento del soggetto che comunica nell’immediato un senso di inquietudine, irrequietezza, smania e disorientamento. La fatica e lo smarrimento vengono marcate dal movimento della camera che scorta il protagonista nel suo movimento affannoso e continuo. Il video in prima persona ci permette di identificarci rapidamente con il protagonista creando un forte senso di partecipazione emotiva.

Sebbene lo scarso interessamento rispetto agli stimoli che lo circondano possa ricondurre a una rassegnazione quasi consapevole del soggetto, l’aspetto clou del video è la ricerca estrema e faticosa di un qualcosa di indefinito, intangibile e misterioso. Il continuo passaggio tra le porte non sembra rappresentare una vera e propria transizione. Lo spazio della scena cambia solo fisicamente, ma resta emotivamente stabile, immutato, piatto e inconsistente. Lo spostamento continuo e faticoso nei diversi spazi evoca un senso di solitudine permanente e di estraneità rispetto ai molti soggetti che sono presenti nella scena e che reagiscono passivamente al passaggio del protagonista. Nessuno infatti cerca un contatto con lui. Il vissuto di “solitudine tra molti” si amplifica porta dopo porta, aumentando di pari passo l’aderenza dello spettatore alla storia, che partecipa e accompagna il soggetto fino all’uscita dagli alienanti spazi chiusi.
Nel finale il protagonista riesce forse a cercare quello che stava cercando e che non è riuscito a trovare nella folla all’interno. La solitudine, l’estraneità dall’altro e lo smarrimento si trasformano, dopo le fatiche della scalata, in una capacità che permette di bastare a se stessi e vivere in solitaria un momento di stasi ed equilibrio interiore, che sembra aver scacciato la perenne inquietudine iniziale. L’elemento primordiale, naturale e ancestrale del focolare interrompe la ricerca incessante dell’altro: la natura accudisce il soggetto, che recupera finalmente uno spazio di sicurezza. Lo spazio aperto, tendenzialmente e tradizionalmente più pericoloso, offre un contenimento e un’accoglienza maggiore rispetto alla moltitudine indifferente incontrata nelle stanze chiuse che costituiscono lo sfondo delle scene precedenti. La solitudine sofferta viene neutralizzata, lasciata alle spalle, tramutata nella consapevolezza della condizione solitaria, permettendo il ricongiungimento tra la staticità del brano con il vissuto del personaggio.

Michele Giannotti, Serena Fenucci ed Emilio Giannotti

La coscienza di Thom


Una continua lotta tra il sogno e la realtà che appare inafferrabile a un sognatore, che ad ogni porta racconta dei compromessi, parla della quotidianità.
La continua ricerca di un ideale, di sogni, di una costruzione apparentemente perfetta delle cose, una rappresentazione della gioia e dell’amore che non trova spazio nel concreto. Il dolore di una ricerca che porta ad un continuo andare, senza trovare mai.
Rifuggire l’idea di una vita reale piena e soddisfacente sembra un bisogno estenuante che allontana dagli altri, che non trova pace. Ogni possibilità che si apre riporta maledettamente ad un quotidiano, ad un compromesso.
La ricerca della libertà sembra diventare la condanna di un insoddisfazione perenne, di una solitudine costante, una gabbia, o forse una grotta, in cui ci si può finalmente lasciare andare. È difficile sapere quale parte di amore e di felicità abbia avuto la sua importanza, se quella reale o quella immaginata. Una libertà che non rappresenta una scelta consapevole bensì un istinto che non si può fermare, che tormenta e intrappola.
L’impossibilita di fare una scelta, fermarsi in una stanza, negando qualcosa di sé forse, ma permettendo a questa realtà circostante di diventare vera e farne parte. Le cose reali si possono sempre perdere e ciò porta con se una paura folle nell’abbandonare l’immaginato ed una pace più alta, garantita dalla natura e dalla sua protezione.
Il desiderio della solitudine, sempre presente nel video e alla fine raggiunta rimane un concetto ambivalente; da una parte la propensione alla conoscenza profonda e intima di se sembra allontanare dagli altri, impedendo di essere visto e vivere il qui ed ora, una continua estraneità dalla propria esperienza presente. Dall’altra, come ben descrive François Jullien: “Scopro che non posso essere intimo in me stesso, che non posso essere intimo da solo. Sono necessariamente intimo con: posso essere “intimo” soltanto attraverso un “tu” – è indispensabile un plurale (duale), il richiamo di un Fuori”.
La visione di un uomo che nasce alla ricerca dell’altro come estensione di sé e come soggetto che garantisce la sopravvivenza, altrimenti impossibile, ha lasciato il posto ad un immagine più ampia in cui la ricerca dell’altro è di per sé una motivazione che spinge l’uomo ed un’interazione che lo forma, in un continuo scambio con l’altro. Un compromesso tra sogno e realtà più o meno facile, che per il sognatore diventa un contatto impossibile con un mondo che non può entrare, ma da cui lui solo può uscire.

Paola Elena Cesari