Crush with AutoRadio

crash-1996-12David Cronenberg è uno dei miei registi preferiti. Negli anni dell’università, quando ascoltavo musica depressa e introspettiva a tutti i costi e i miei idoli erano Trent Reznor e i Tool, mi sono fatto una gran scorpacciata di tutti i suoi film. Dai superclassici Videodrome e Naked Lunch, ai più recenti Spider ed Existenz, fino ai lontani esordi, che faticai non poco a rintracciare in Rete e nelle varie videoteche che ancora esistevano. Una vera e propria ossessione. Per un paio d’anni per me non c’erano altri che David & David. Cronenberg e Lynch. (E Bowie, quello sempre).

51UgGE+bw8LNon per fare quello alternativo a tutti i costi, ma il lungometraggio che mi è rimasto più dentro non è stato uno dei suoi più celebrati, piuttosto uno di quelli spesso considerati minori. Parlo di Crash (1996), che oltre alla vicenda della coppia protagonista, racconta di un gruppo di feticisti ossessionati dalla mitologia degli incidenti stradali, che cercano di riprodurre fedelmente anche a costo di rimetterci le penne e causare la morte di altre persone innocenti. Un’organizzazione malata che evidentemente non contempla o meglio non si cura del fatto che la vita sia unica, sacra e irripetibile, e che vive la strada come un campo da gioco mortale, una roulette russa in cui l’automobile è la biglia impazzita in cui puoi finire incastrato per l’eternità.

È pericoloso guidare, soprattutto quando all’interno dell’abitacolo ti senti comodo e al sicuro, magari finalmente libero di sfogare la mente, e spesso stimolato dalla tua musica. L’ambiente che si crea è uno spazio sì confortevole, ma in cui sei tremendamente vulnerabile, come quando sei sotto la doccia e qualcuno entra nel bagno senza preavviso, o come quando canti ad alta voce pensando di essere solo, e invece scopri di colpo di non esserlo. E ti senti ridicolo, colto in flagrante senza la tua maschera da persona tragica.

Troppo preso dalla musica e dai pensieri, due volte ho causato incidenti in cui ho sfasciato la macchina, e altre volte sono andato a tanto così dal finire all’altro mondo.

La prima volta nel Gennaio 2008 nel centro storico di Perugia, alla guida di un’adorabile Alfa 145 Twin Spark 1.4 benzina, tornavo da una cena in cui la protagonista era stata la vodka Zubrowka. Ore 4 e 15, imbocco una stradina in discesa che percorrevo ogni giorno a tutta velocità, che però quella notte era ghiacciata. L’autoradio suonava a tutto volume “There Is a Light That Never Goes Out” degli Smiths, invero una delle canzoni più belle di tutti i tempi, oggettivamente parlando. Dopo quello schianto contro il muro e il successivo doppio testa coda, non ho più ascoltato quel pezzo. Me lo sono un po’ proibito per punirmi di quanto accaduto, o non ho avuto il coraggio di ritornare a quel ricordo.

Poche settimane fa, incazzato per una discussione avuta con un collega il giorno prima, ho scelto la virulenza post hardcore di Slip dei Quicksand come (sotto)fondo del tragitto casa-lavoro. Alle 9:30 passate non ho avuto la prontezza di riflessi per una frenata in rettilineo che altrimenti sarebbe stata comodissima visto che andavo al massimo a 60 all’ora. Sono andato a tamponare con violenza contro una Renault piena zeppa di cani nel portabagagli, la cui proprietaria – che per altro lavora per la concorrenza – non aveva con sé la patente. Sembrava un danno da poco per me e per lei, invece… ho lavorato due mesi gratis. Anche in questo caso, con me i Quicksand hanno chiuso.

Comprendo benissimo che è solo colpa mia e che basterebbe essere meno sicuro di me e della strada che conosco a memoria, ma soprattutto oggi che ho meno tempo per me stesso di quanto ne avevo prima di entrare nel mondo del lavoro, non posso farci proprio niente e non posso restare concentrato al 100% sulla realtà anche quei soli 20-30 minuti di percorso casa-lavoro-casa. L’unico svago per la mia testa durante la settimana, e ormai l’unico ambiente in cui riesco ad ascoltare la musica ad alto volume senza l’uso delle cuffie (che comunque potrebbero essere perfino più pericolose visto che ti isolano completamente dai rumori esterni).

Non voglio fare la fine di Vaughan nel film di Cronenberg, per carità. Voglio campare fino a 105 anni minimo. Anzi, l’anno prossimo mi vorrei comprare la nuova Audi A3 con cambio automatico e pacchetto ambiente se esce il restyling – ammesso che abbia il coraggio di spendere certe cifre che farei meglio a investire sulla pensione che non avrò – ma qualora mi trovassi in un incidente mortale, negli ultimissimi istanti sarò a pensare “… e così questa è l’ultima canzone che ho ascoltato nella mia vita… “. E anche se in meno di mezzo secondo, sono sicuro che avrò in mente la recensione o almeno un commento per un un post nel forum.